LE DIECI PROFEZIE DEL GURU

16 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Sarà un altro anno Toro a Wall Street, con guadagni minimi dell’8%. Ma, chissà, magari si arriva fino al 12%. E andrà bene, probabilmente meglio, anche sulle piazze finanziarie del resto del mondo, con la Borsa di Tokio in corsa per ottenere il miglior rialzo.

Vede rosa Bob Doll, responsabile globale degli investimenti azionari di BlackRock , colosso del risparmio gestito con oltre mille miliardi di dollari amministrati dopo la fusione con i fondi di Merrill Lynch. Le sue dieci previsioni di 12 mesi fa avevano peccato di pessimismo nell’aspettarsi una crescita dei profitti delle aziende Usa minore di quella reale, avevano anticipato troppo il trend delle azioni growth che avrebbero battuto quelle value e delle large cap che avrebbero superato le small cap («Sta succedendo davvero, ma più lentamente») e sbagliato nel vedere il partito Repubblicano ancora in controllo del Congresso dopo le elezioni di novembre.

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Inoltre Doll aveva azzeccato solo a metà l’andamento dei tassi: si è infatti verificata l’inversione della curva dei rendimenti, ma il T-bond decennale ha superato il 5%, contrariamente a quello che pensava Doll un anno fa. Voto per il 2006: sei e mezzo.

E l’anno prossimo? Ecco le dieci nuove profezie di Doll.

1) L’economia Usa rallenterà al 2-2,5%, mentre il resto del mondo continuerà a crescere in modo piuttosto robusto.

2) Dopo cinque anni di aumenti record, ben sopra la media storica, per la prima volta dal 2001 i profitti delle aziende Usa saranno più deboli.

3) La curva dei rendimenti dei titoli del Tesoro americani tornerà normale, grazie alla discesa dei tassi a breve e alla risalita di quelli a lungo termine, perché l’inflazione resta benigna. A un certo punto la Fed (banca centrale Usa) potrà tagliare il costo del denaro dall’attuale 5,25% fino al 4,5% entro l’anno. Ma se anche i T-bond decennali arriveranno a rendere il 5,25% (ora sono sotto il 5%), continueranno ad essere un investimento non attraente.

4) Continuerà la seconda fase della corsa del Toro a Wall Street, iniziata la scorsa estate. Se la prima è stata alimentata dalla crescita dei profitti superiore alle aspettative, adesso è la volta dell’aumento dei prezzi che gli investitori sono disposti a pagare per le azioni. A favorire il rialzo, può esserci anche la circostanza che di solito l’anno che precede le elezioni presidenziali è positivo per la Borsa americana: l’indice S&P500 ha guadagnato in media il 18,6% negli anni pre-elettorali dal 1950 ad oggi. Doll non esclude neppure che Wall Street possa tornare a far meglio delle altre Borse, offrendo titoli relativamente più sicuri e meno volatili.

5) Se finora il mercato ha premiato con un rapporto p/u (prezzo/utili) più alto le azioni di rating finanziario inferiore, ora la situazione dovrebbe ribaltarsi. Secondo Doll sono anche da preferire le azioni con alto potenziale di crescita, meno care del normale.

6) I settori che faranno meglio della media sono quello dell’energia (forte domanda globale di petrolio e gas; bassi p/u dei titoli), della salute (motivi demografici), della tecnologia (le aziende devono spendere molto in high-tech).

7) Il dollaro continuerà ad essere debole scivolando verso i minimi degli ultimi dieci anni. Meglio quindi diversificare gli investimenti valutari, puntare sulle multinazionali e in generale sulle società con una buona fetta di fatturato non-Usa.

8) L’economia e la Borsa giapponese vivranno un boom.

9) Dopo quattro anni di incredibilmente bassa volatilità e bassi spread nella remunerazione dei rischi d’investimento, i mercati torneranno a ballare su e giù, magari per qualche sorpresa geopolitica o crisi finanziaria.

10) Con i Democratici padroni del Congresso, negli Usa tornano di moda politiche populiste. Per esempio quasi certamente sarà alzata la paga oraria minima e saranno introdotti nuovi limiti ai compensi dei top manager.

I consigli conclusivi di Doll agli investitori: preferire le azioni alle obbligazioni; pensare globale, sovrappesando la Borsa giapponese e, fra i Paesi emergenti, quelle latinoamericane e in particolare la brasiliana. E per chi accetta una certa dose di rischio, continuare a diversificare sulle materie prime.

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