Le borse europee restano sostenute

21 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Le borse europee si confermano in denaro al giro di boa, in una giornata caratterizzata da un grande fermento sui mercati finanziari mondiali, per effetto dell’apertura della Cina ad un mercato dei cambi più flessibile. La Peoples Bank of China ha annunciato nel week-end che rivaluterà progressivamente lo yuan, in un certo arco temporale. Una mossa quasi obbligata in vista dell’imminente vertice del G20 a Toronto ed alla luce delle richieste formulate dal Presidente USA, Barack Obama, ai leaders che converranno nella capitale canadese. Grande impatto hanno avuto questi eventi sui mercati mondiali, producendo come naturale conseguenza un apprezzamento dello yuan cinese, che si colloca sui massimi dal luglio del 2005 a 6,7974 USD. Anche l’euro è balzato oltre gli 1,24 dollari, toccando un massimi di 1,247 USD. In caduta i Treasuries. In tensione le commodities, che traggono spunto dalle buone notizie giunte dall’estremo Oriente, mentre gli investitori già scommettono in una più rapida ripresa dell’economia mondiale. Corrono i metalli, incluso l’oro che ha aggiornato i record storici stamattina. Balza anche il petrolio sopra i 78 dollari al barile. Fra le borse europee la migliore è Madrid che guadagna oltre il 2,2%, mentre Amsterdam sale dell’1,7% e Parigi dell’1,6%. Bene anche Francoforte con un vantaggio dell’1,4%, mentre Bruxelles e Zurigo crescono dell’1,2%. Ben impostate Londra e Lisbona con incrementi di circa un punto. Fra i settori più brillanti vi sono quelli più legati alle sorti dell’economia cinese e degli scambi internazionali, come i minerari +4,35% e le auto +3,15%. Su anche gli industriali dell’1,8%. Restano opachi i farmaceutici per la loro natura tipicamente difensiva. Fra i temi di giornata va segnalata la Basf, che mantiene una buona intonazione sui rumors che parlano dell’acquisto di Cognis. Q-cells e Thomas Cook vengono galvanizzate da un upgrade. Resta dimessa invece la BP che cede quasi il 4%, dopo aver annunciato che i costi legati alla perdita di greggio nel Golfo del Messico, inclusi i risarcimenti, sono arrivati a 2 mld di dollari.