LE BORSE E LA PAURA DEL TERZO CROLLO

7 Settembre 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Se la finanza internazionale fosse una barca, si potrebbe dire che ci sarà da ballare ancora per un bel po´. Il crollo di questi giorni, con perdite che nel giro di una settimana si collocano fra il 3 e il 7 per cento, era stato previsto e annunciato.

Aveva anche una specie di nome in codice: “la seconda ondata”. Dopo i crolli iniziali, si era detto, arriverà la seconda ondata, una volta fatti un po´ di conti dentro le banche. E è esattamente quello che è successo.
Adesso, si può star sicuri che le Borse si riprenderanno, prima o poi. Di sicuro prima della fine dell´anno. E per almeno tre buone ragioni:
1- Un rimbalzo tecnico è di fatto quasi inevitabile dopo le cadute di queste giorni (e quelle che seguiranno a ruota).

2- Le grandi banche internazionali (le mani forti dei mercati, cioè) sono stufe di dover passare le giornate a spiegare ai clienti perché diventano ogni ora più poveri e perché loro, nonostante operatori molto esperti, economisti e analisti in grande quantità, non sono capaci di produrre qualche dollaro di plusvalenza.

3- Le stesse banche, infine, al 31 dicembre dovranno fare i loro bilanci. E questo è stato un anno orribile. Tutti i presidenti di banca preferirebbe dover scrivere un milione di volte “Sono un asino” sulla lavagna piuttosto che mettersi a allineare le cifre del proprio bilancio. Da qui la necessità, vitale, di dare una scrollata verso l´alto ai listini, in modo da rendere meno spaventosi i rendiconti di fine anno.

E quindi, visto che ci sono tutti questi elementi, non si sbaglia nel dire che anche dalla seconda ondata si risalirà. Non subito, ma si risalirà.
E si correrà verso listini più umani e meno terrorizzanti.

Naturalmente, per convincere il grosso pubblico a puntare qualche fiches sul mercato borsistico, si dirà (con dovizia di analisi e di expertise) che la crisi è finita, che il peggio è ormai alle spalle e che si potrà guardare al futuro con una riconquistata (e meritata) serenità. Anche perché, si dirà, ormai la ripresa economica è alle porte, Europa e America hanno finito la penitenza, e si può cominciare a puntare su economie che finalmente tornano a crescere, a espandersi e a produrre profitti.

Ma saranno tutte bugie. Semplici e colossali bugie. In realtà, dietro l´angolo si profila già la terza ondata, cioè il terzo crollo.
In termini di calendario possiamo collocarlo verso febbraio-marzo, forse anche un po´ prima. Insomma, subito dopo le feste.
E la terza ondata arriverà perché non è vero che la ripresa è vicina.

L´attuale stato di crisi (sempre che non si trasformi strada facendo in qualcosa di peggio) è destinato a aggravarsi e a durare a lungo. Oggi, di fatto abbiamo l´economia mondiale che tende alla crescita zero. L´Europa e l´America ci sono già arrivate (o sono vicinissime) e (novità) anche qualche paese emergente sta gettando la spugna. Solo la Cina sembra decisa a resistere: che gli Dei dell´economia l´assistano.

Oggi, gli ottimisti collocano la svolta (nel senso dell´avvio di una ripresa congiunturale) non prima dell´estate del 2009. Ma accanto a questa previsione si premurano di spiegare che in giro ci sono ancora molti fattori di instabilità: dalla Russia all´Iran, tanto per dirne un paio.
Inoltre, la nuova amministrazione americana non entrerà in carica prima di febbraio e avrà bisogno di almeno qualche mese prima di capire che cosa le conviene fare.

In sostanza, oggi il punto di svolta è collocato (dagli ottimisti) verso la prossima estate, ma con molte possibilità di slittare ancora in avanti. L´America, si fa notare, probabilmente va a zero adesso, e, una volta lì, bisognerà vedere quanto tempo ci metterà a tirarsene fuori. Impresa che potrebbe rivelarsi più complicata del previsto. Anche perché non è detto che una volta arrivata alla crescita zero, si fermi lì. Potrebbe anche andare più sotto.

Pensare che in un clima del genere (con l´economia mondiale a zero) le Borse possano scattare verso l´alto, e “definitivamente”, già a ottobre o novembre di quest´anno, è un sogno o, più prosaicamente, una truffa.

A tutto questo si aggiunga che la famosa crisi subprime, all´origine di tutto questo pasticcio, molto probabilmente non ha finito di emanare i suoi gas velenosi. Nel corso dell´ultimo anno ci hanno spiegato in almeno tre o quattro occasioni che tutto era venuto a galla, e che tutto era finito. Ma non era vero. Come sappiamo oggi, si trattava solo di bugie per guadagnare tempo. E anche oggi, a oltre un anno dall´inizio di quell´uragano, niente ci assicura che sia venuto tutto a galla. Inoltre, non abbiamo ancora visto il “ridisegno” della finanza internazionale, i cui perversi modi di funzionamento sono all´origine della crisi di cui stiamo parlando.

Il virus, insomma, si aggira ancora fra di noi e è esattamente lo stesso virus di un anno fa. C´è solo da sperare che, avendolo già preso una volta, nessuno abbia più voglia di ripetere l´esperimento. Ma la finanza internazionale è fatta da migliaia e migliaia di persone, e non tutte hanno la testa esattamente sul collo.
Insomma, si ballerà ancora per un po´. E è meglio essere prudenti.

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