LE BELLE ADDORMENTATE
DI PIAZZA AFFARI

14 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Sono le belle addormentate di Piazza Affari: cinque small e una big cap. Titoli quasi dimenticati dagli investitori, talvolta in mezzo al guado, che nel corso degli ultimi 12 mesi non hanno beneficiato del rialzo dei mercati, ma che potrebbero dare soddisfazioni nel prossimo futuro.

Scegliere di posizionarsi su queste azioni non è mai facile. Può risultare preferibile inseguire i titoli che stanno già dando buona prova (privilegiando così gli aspetti di momentum e forza relativa), piuttosto che assumere l’atteggiamento prediletto dai «contrarian», di puntare cioè su società reduci da performance negative.

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Resta però una terza possibilità, sovente trascurata: i titoli rimasti al palo. In generale si tende a considerare questo tipo di azioni poco interessanti, anzi «lente e noiose», in quanto prive di direzionalità. Eppure, grazie all’ausilio buoni multipli sui fondamentali, anche la caccia ai titoli «sonnolenti» può rivelarsi una scelta azzeccata.

Vediamo dunque se Piazza Affari è in grado di offrire un portafoglio di buone occasioni, tra questi titoli che procedono piatti. I criteri di scelta sono i seguenti: 1) il titolo deve quotare in un range compreso fra il +5% e il -5% rispetto a 12 mesi fa; 2) non avere avuto un intervallo di oscillazione (fra massimo e minimo) nello stesso periodo superiore al 25%; 3) avere una capitalizzazione non superiore a 1,5 volte rispetto al patrimonio e ai ricavi.
La lista così ottenuta indica sei opzioni: cinque small (Centrale del Latte Torino, Crespi, La Doria, Maffei e Smurfit Sisa), e come unica big il titolo Edison.

Il portafoglio è inaugurato da La Doria. Il gruppo salernitano ha chiuso i primi sei mesi 2006 con 195 milioni di ricavi, sostanzialmente invariati rispetto al 2005, mentre ebitda ed ebit si sono attestati rispettivamente a 7 e 4,7 milioni, in calo rispetto all’anno precedente. La situazione però potrebbe mutare, in meglio, a partire dal 2007. Il debito netto rimane elevato e superiore al patrimonio (95 milioni), ma il calo rispetto al 2005 è stato consistente (10 milioni). Sempre nel comparto alimentare troviamo Centrale del Latte di Torino: nei primi 9 mesi il fatturato è salito del 2,6% a 72 milioni, mentre l’ebit del 10,6% a 4,3 milioni; l’indebitamento non supera i 3,4 milioni, a fronte di un patrimonio di 40. Banca Imi e Intermobiliare (che di Centrale del Latte è però specialist) hanno target price decisamente superiori alle attuali quotazioni, a 5,16 e 5,8 euro.

Da tipica «old economy» sono anche i settori in cui operano Smurfit Sisa, Crespi e Maffei. La prima fa parte del gruppo Jefferson Smurfit (leader mondiale nel packaging in cartoncino e cartone ondulato, nela carta decorativa e nel riciclo cartaceo). Ha chiuso i primi sei mesi del 2006 con 119 milioni di ricavi (113 nel 2005), mentre l’utile ante imposte si è attestato a 2,9 milioni contro l’1,7 del 2005 (non contando 6,9 milioni di una plusvalenza da cessioni).

Il caso Crespi è quello di una ristrutturazione societaria, tuttora in atto: a fronte di ricavi pari a 114,2 milioni (+2,4%), l’ebitda è salito del 60% a 7,2 milioni, mentre il risultato operativo è passato da un rosso di 452mila euro a un utile di 2,27 milioni, poco inferiore al valore dell’intero 2005. L’unica nota stonata riguarda l’indebitamento, pari a 117 milioni (21 meno dello scorso anno), mentre il patrimonio è di circa 83.

Positiva, invece, per quasi 50 milioni, la liquidità netta di Maffei, che ha chiuso i primi nove mesi con 33,9 milioni di ricavi (36,5 nel 2005) e un utile operativo di 2,15 (contro gli 1,9 dello scorso anno), mentre l’utile netto è stato di 4,4 milioni (1,2 milioni in più del 2005). In ultimo, Edison: l’utility milanese ha chiuso i primi nove mesi con 6,3 miliardi di ricavi (+32%), 1,2 di mol (+30,4%) e 694 milioni di ebit (+33%), mentre l’utile è stato di 531 milioni (+55%) e il debito finanziario netto di 4,6 miliardi, con un rapporto debt/equity pari a 0,68 (0,73 lo scorso anno).

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