LE BANCHE DOPO TREMONTI

24 Luglio 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, intervistato da Repubblica, ha ammesso che gli equilibri nel mondo dell’alta finanza, con Tremonti, erano saltati, in parte per colpa di qualche mossa azzardata dei banchieri, in parte per la linea seguita dal ministro. E che l’uscita di Tremonti ha pesato, tanto che “adesso c’è la restaurazione”. Per essere ancora più chiaro, Palenzona ha usato una espressione inequivocabile: siamo al Congresso di Vienna.

Dunque, su Tremonti non c’è stata solo una questione di rigore dei conti anziché di taglio delle tasse, di sgravi alla famiglia piuttosto che ai redditi alti, come sembrava dal dibattito coi centristi cattolici in veste di tutori del bilancio e delle famiglie numerose, specie monoreddito. La vera famiglia che occorreva tutelare dal ministro metà reaganiano e metà colbertista, era quella bancaria.

Anche l’urgenza, che il presidente della Camera ha posto, di una grande riforma del risparmio, probabilmente rientra fra i temi del nuovo Congresso di Vienna. Tremonti voleva che Bankitalia fosse obbligata a trasmettere al Comitato interministeriale del credito e del risparmio (Cicr) le sue informazioni riservate sulle banche, ove il ministro presidente del Cicr lo chiedesse. Le banche s’oppongono, in nome di un’autonomia che ha consentito di tenere il Cicr all’oscuro della situazione di pre dissesto di Cirio e Parmalat, mentre i loro bond venivano venduti ai risparmiatori come buoni.

C’è poi la questione del mandato a termine del governatore della Banca d’Italia, che i congressisti di Vienna considerano come il loro feld maresciallo. Ora Tremonti non è più ministro. Non si sa che posizione prenderà il successore, suo ex aiutante di campo, a cui Palenzona ha voluto far sapere che la restaurazione si è aperta.

Se l’idea è che le banche debbano prendersi la Cassa depositi e prestiti per poco e mantenersi in regime di privilegio, allora non ci può essere la pace di Vienna. Se il banchiere dice che la guerra fra banche e governo non fa bene a nessuno, ha ragione. Ma intanto dice anche che la grande alleanza unitaria tra banche non c’è più. Che Unicredit, Intesa e Capitalia la pensano diversamente. E questo farà bene al mercato.

Copyright © Il Foglio per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved