LE BANCHE
NEL MIRINO
DELLA CONSOB

7 Giugno 2004, di Redazione Wall Street Italia

Più poteri e più mezzi. Per poter finalmente realizzare un controllo efficace sul sistema italiano delle società quotate. Un sistema che si dimostra ancora carente sul piano etico e debole su quello della solidità finanziaria complessiva. Tanto da indurre sempre più investitori, specie i più piccoli, a guardare verso altre forme di risparmio e investimento. Un’ulteriore dimostrazione – solo per fare un esempio – che i casi Cirio e Parlamat hanno creato una frattura profonda nella fiducia della gente.

Non ha dubbi il presidente della Consob, Lamberto Cardia, che nella sua prima relazione annuale punta il dito sulla necessità che la prossima legge sul risparmio fornisca maggiori poteri all’autorità di controllo sulle società e la Borsa.

«Non appare più differibile – sostiene Cardia – un intervento legislativo diretto a potenziare i poteri della Consob, nonchè le sue risorse, in termini di uomini e mezzi».
Per il presidente della Consob «è infatti necessario recepire urgentemente la normativa europea sugli abusi di mercato e attribuire all’Autorità di vigilanza appropriati poteri di indagine e di riflessione», poteri che «appaiono oggi limitati, specie quando è necessario accertare tempestivamente irregolarità o violazioni di norme rilevanti per la tutela del pubblico risparmio.

Anche la procedura per comminare le sanzioni, secondo Cardia, andrebbe resa «meno complessa e onerosa», concentrandola nelle mani della Consob. Inoltre, per Cardia occorrerebbe prevedere «la divulgazione da parte della Consob della sussistenza di violazioni anche nell’ipotesi in cui il procedimento sanzionatorio non giunga a conclusione a seguito di oblazione o eliminando tale possibilità, almeno nelle ipotesi di maggior gravità. Anche l’ampliamento dell’uso di sanzioni interdittive potrebbe produrre utili effetti».

BANCHE SOTTO ACCUSA – La Consob questa volta però punta l’indice non solo sulle aziende quotate, ma soprattutto sulle banche. I principali istituti di credito italiani si troverebbero infatti tutti coinvolti in indagini avviate dalla commissione nazionale sulle società e la Borsa. Cardia premette che durante l’intero 2003 sono state fatte verifiche ispettive «sui principali intermediari bancari italiani» che hanno portato alla contestazione di «specifiche responsabilità degli intermediari ispezionati».

Dunque sembrerebbero coinvolte nei procedimenti, come riportato da indiscrezioni stampa mai smentite da Consob, tutte le maggiori banche italiane. Consob imputa a questi intermediari la inidoneità delle procedure per assicurare una corretta informazione degli investitori su rischio/rendimento di quel che stavano comprando e la non corretta segnalazione delle situazioni di conflitto di interesse derivante dalla eventuale esposizione della banca nei confronti di chi emetteva il bond. Per analogia un iter simile, relativamente al 2004, potrebbe essere avviato per i bond Parmalat. «I procedimenti sanzionatori sono in corso di svolgimento e si è in attesa di ricevere le deduzioni dei soggetti interessati», conclude Cardia. Al termine del procedimento sanzionatorio, le banche interessate potrebbero essere oggetto di una multa da parte del ministero dell’Economia.

RIVEDERE NORME SU BOND – Proprio per evitare altri casi Cirio o Parmalat la «Consob sta per rivedere la disciplina dei titoli diffusi con riferimento agli emittenti obbligazionari, al fine di assoggettare gli emittenti (italiani o controllati da gruppi italiani) con obbligazioni negoziate sui sistemi di scambi organizzati a obblighi di trasparenza più stringenti». In pratica nel primo trimestre del 2004 sono stati scambiati titoli obbligazionari per circa 12,5 miliardi di euro, contro i 3,7 transitati sui mercati obbligazionari regolamentati.

I titoli obbligazionari tendono infatti ad essere negoziati sui sistemi di scambio organizzati perché non hanno sufficiente liquidità e quindi tendono ad essere collocati attraverso strumenti diversi da quello dell’offerta pubblica. Quindi il compito centrale attribuito alla Consob di vigilanza sui mercati regolamentati e sulla sollecitazione all’investimento non pare bastare a coprire questa imponente fetta di mercato, come i casi Cirio e Parmalat hanno dimostrato. E come le richieste di chiarimenti alla Consob portate avanti dai risparmiatori, enormemente aumentate nell’ultimo anno, fanno vedere.

SOCIETA’ DI CALCIO QUOTATE A RISCHIO – Anche le società quotate continuano a mancare di trasparenza nei confronti del mercato. Nel 2003, anno delle crisi Cirio, Giacomelli e Parmalat, il pressing della Consob sulle società quotate in Borsa si è intensificato e si è tradotto in quasi 500 richieste di dati e informazioni (489 per l’esattezza) contro i 211 dell’anno precedente. Un’attività di vigilanza concentrata proprio sulle aziende citate, delle quali la Commissione è arrivata anche ad impugnare i bilanci. Lo stesso è accaduto per Gandalf, società quotata anch’essa fallita.

Le quattro pecore nere dell’anno appena passato sono state inoltre oggetto di altrettante ispezioni (erano 2 nel 2002) degli uomini guidati da Luigi Spaventa prima e da Lamberto Cardia poi, che nel corso del 2003 hanno inoltre inserito nella black list delle imprese in crisi, costrette a diffondere ogni mese un aggiornamento sulla loro situazione finanziaria, ben sei società (Stayer, Finpart, la stessa Giacomelli, la Roma, Cto e Tecnodiffusione), tanto da portare a 15 a fine anno il numero totale delle vigilate speciali. Fra queste un primato negativo tocca ai club del calcio. Oltre che la Roma anche la Lazio infatti è da tempo nella lista nera della Consob.

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