LE AGENZIE
DI RATING
DECLASSANO L’ITALIA

19 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Doppia bocciatura per l’Italia da parte di due della maggiori agenzie di rating. Prima Fitch e poi S&P hanno tagliato il rating dell’Italia. Se la mossa di Fitch era attesa, quella di S&P è stata una sorpresa. Pronta la replica del premier: “si tratta di un allarme ampiamente previsto e che ci ha spinto ad approntare una Finanziaria rigorosa e impegnativa”, replica Romano Prodi. E assicura che i prossimi giudizi “vedranno registrare un segno positivo”.

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Modesta la reazione sul mercato obbligazionario. Rispetto a ieri, il Btp decennale di riferimento ha segnato un incremento dello 0,8% salendo al 4,11%. Si è così ampliato il differenziale con il Bund decennale tedesco, che al momento ha un rendimento del 3,8%.

Ma non c’è nulla di drammatico, osservano gli analisti. “Il declassamento era nell’aria e il mercato lo aveva già scontato”, spiega Antonio Cesarano, capo economista di MPS Finance, ricordando che il differenziale con il bund tedesco era stato
ben superiore in aprile, prima delle elezioni politiche italiane, e anche un anno e mezzo fa, quando la Francia bocciò al referendum la Costituzione europea.

Le conseguenze peggiori sono soprattutto in temini di immagine: il declassamento del rating significa che il nostro paese è meno affidabile e che gli investitori vigliono una remunerzione maggiore per comprare titoli di Stato italiani. Questo comporta un costo maggiore per finanziare il debito, ma in questo caso l’aggravio per le casse dello Stato è minimo, visto che minimo è stato il movimento sull’obbligazionario. Ora però gli analisti si auspicano una veloce approvazione in Parlamento per la Finanziaria, senza stravolgimenti. L’unica maniera, dicono, per riportare un po’ di fiducia sul nostro Paese e sul governo Prodi.

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Vediamo nel dettaglio le obiezioni delle due agenzie. Standard and Poor’s (S&P) ha portato il rating sul debito sovrano a lungo termine della repubblica d’Italia a ‘A+’ da ‘AA-‘ lasciando l’outlook invariato a stabile. Pesanti i giudizi dell’agenzia che titola il documento sull’Italia: “Finanziaria italiana 2007: si chiude la porta su un’altra possibilità di risanamento”. Il declassamento, commenta Moritz Kraemer, responsabile del rating sovrano della Repubblica d’Italia, “è conseguenza dell’inadeguata risposta del nuovo governo alle sfide strutturali di natura economica e di bilancio del paese”.

Concretamente, dice S&P, “è improbabile che il bilancio 2007 possa chiudersi con un deficit sotto il 3% del Pil, visto che alcune delle misure avanzate potrebbero rivelarsi ottimistiche, in particolare il previsto successo nella lotta all’evasione e i risparmi che potranno essere generati con una maggiore efficienza dell’amministrazione pubblica”.

Dubbi sulla Finanziaria arrivano anche da Fitch, che ha portato il ratig da ‘AA’ a ‘AA-‘ alzando però da negativo a stabile l’outlook sul nostro debito sovrano. Fitch riconosce l’impegno dei “leaders” del governo Prodi per un “bilancio responsabile” ma ritiene che “sarà difficile che risucirà ad attuare le forti riforme di bilancio necessarie per riportare l’avanzo primario al 3,5% del Pil nel breve o nel medio termine, come sarebbe necessario per riportare fermamente il debito pubblico su un percorso di discesa nei confronti del Pil”.

“Il deterioramento delle finanze pubbliche – spiega Brian Coulton, responsabile del Global Economics Soverein group di Fitch – e la forte riduzione dell’avanzo primario ha incrementato la vulnerabilità dell’Italia agli shock economici”. “Tuttavia – aggiunge Coulton – grazie ad un migliioramento delle prospettive macroeconomiche, l’avvio di una responsabile politica di bilancio e bassi tassi d’interesse, le dinamiche del debito pubblico non sono eccessivamente avverse e significano un Outlook stabile”.

Già questa mattina il Daily Telegraph riportava la notizia di questo possibile declassamento del nostro debito sovrano, nonostante, come spiegava al quotidiano l’analisti di Fitch per l’Italia, le “frenetiche iniziative del presidente del Consiglio, Romano Prodi, per rinviare il giorno del giudizio”.

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