Economista: “l’azionario è conveniente rispetto ai bond”

21 Agosto 2017, di Alberto Battaglia

Negli ultimi tempi numerosi analisti si sono interrogati sulla stabilità delle nuove vette raggiunte da Wall Street, ponendosi una domanda semplice, ma dalla risposta mai univoca: le azioni americane sono sopravvalutate? Secondo diverse opinioni, spesso ospitate su queste pagine, i principali indicatori-chiave confrontati su base storica, ci dicono che le azioni americane sono molto care. Tali metri di valutazione vanno dal price/earning ratio, al Cape, al price/book ratio.

A discostarsi dalla prospettiva secondo la quale i titoli azionari sarebbero sopravvalutati (e quindi vulnerabili a forti correzioni in virtù di tale squilibrio) è il professor Gary Smith (Pomona College); in un intervento su Marketwatch l’esperto ha indicato nei tassi d’interesse l’elemento mancante nelle analisi dei pessimisti, sostenendo che a conti fatti la valutazione delle azioni è corretta e se la si confronta su basi storiche rispetto al rendimento dei bond. “I tassi d’interesse colpiscono i prezzi delle azioni direttamente, a prescindere da cosa avviene nell’economia, nello stesso modo in cui influenzano i prezzi delle obbligazioni”.

“Supponiamo che nello stesso momento in cui i tassi di interesse sono in aumento, ci sia un boom di esportazioni o un taglio fiscale tale da mantenere il Pil in crescita e la disoccupazione stabile, in modo che non ci siano cambiamenti sui dividendi aziendali, sui redditi o su altre misure di cash flow”, spiega il professore nella sua analisi. Anche in questo scenario “gli alti tassi di interesse sarebbero negativi per i prezzi azionari, in quanto riducono il valore attuale scontato di quel flusso di cassa. Gli investitori non pagheranno tanto per un dollaro all’anno da adesso o per 10 anni da ora, se i tassi di interesse sono del 6% invece del 4%. Al contrario, gli investitori pagheranno di più per i contanti futuri se i tassi di interesse sono del 2% invece del 4%”.

Smith, procedendo a confrontare i rendimenti reali dei Treasuries decennali con i “cyclically adjusted earnings yield” delle azioni è arrivato a rintracciare un divario particolarmente favorevole per queste ultime, tale da giustificarne la convenienza, relativamente ai bond. I tassi d’interesse ultra bassi hanno contribuito a creare questo divario a favore dell’azionario. Ciò non significa, ancora una volta, che le azioni siano destinate a salire o a scendere, sottolinea l’autore: semplicemente che se fossero valutate “il 50% in meno”, come argomentano alcuni sostenitori dell’imminente crash, ciò non sarebbe più giusto (“fair”) in termini di prezzo, bensì “l’opportunità di acquisto di tutta una vita”.