Lavoro Usa: report “schizofrenico” nel primo mese di Trump

3 Febbraio 2017, di Daniele Chicca

Non basta la maggiore crescita di posti di lavoro degli ultimi quattro mesi per accontentare i mercati. Nel primo mese dell’anno e anche nel primo report occupazionale da quando Donald Trump ha giurato alla Casa Bianca, gli Stati Uniti hanno creato 227 mila posti di lavoro, con il tasso di disoccupazione che è però salito al 4,8% dal 4,7% di dicembre, principalmente perché è aumentato il numero di americani alla ricerca di un impiego.

Le stime di Bloomberg erano per un risultato di +180 mila unità create a gennaio e una percentuale del 4,7% di persone senza un lavoro, lo stesso valore dei due mesi antecedenti. La quantità di offerte di lavoro negli Stati Uniti è vicina a livelli record e un numero sempre più alto di americani sta tornando a entrare a far parte della forza lavoro.

I salari, poi, sono cresciuti solo dello 0,1% a 26 dollari l’ora, contro il +0,3% atteso ed è su questo dato deludente che si stanno concentrando gli investitori, in particolare quelli attivi nel Forex. Su base annuale l’aumento è del +2,5%, meno del +2,7% previsto. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro si è attestato al 62,9% dal 62,7% del mese precedente. Le persone escluse dalla forza lavoro sono scese di 736 mila unità, un calo record.

Secondo Bill Gross di Janus Capital si tratta di un rapporto del lavoro “schizofrenico” e la reazione dei mercati riflette in un certo senso tale descrizione. Mohamed El-Erian, l’altro ex Ceo di Pimco, ritiene che ora le chance di un rialzo dei tassi della Federal Reserve a marzo scendono. Queste prospettive hanno un effetto negativo sul dollaro Usa. Una stretta monetaria tende a rafforzare il valore della divisa nazionale. Prima della pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro americano, il mercato dava tale possibilità al 25%. Il costo del denaro è stato alzato di 25 punti base a dicembre 2015, nella fascia 0,5-0,75%.

Sui mercati (segui live blog), i futures sugli indici di Borsa Usa confermano grossomodo l’andamento incerto precedente alla pubblicazione del report governativo (contratti sul Dow Jones piatti), mentre il dollaro Usa pur rimbalzando dopo una settimana negativa, si indebolisce un po’ e al momento guadagna circa lo 0,1% mentre prima del report faceva segnare un +0,25% sull’euro. Il Dollar index, misura della prova del biglietto verde rispetto a un paniere di valute concorrenti, scivola a 99,78 da 100,12. L’oro intanto riduce le perdite.

Per il nuovo presidente Usa, che ha centrato la sua campagna elettorale nella creazione di 25 milioni di posti di lavoro, una cifra astronomica, quello di oggi era un battesimo di fuoco. A conti fatti si può affermare che il test, la prima economia al mondo, l’ha superato solo a metà. Per giudicare l’operato di Trump, invece, bisognerà aspettare il 3 marzo, quando si conoscerà il report di febbraio. L’Ufficio di Statistica del Dipartimento del Lavoro conduce infatti il sondaggio nella settimana del 12 del mese (dal 9 al 13 gennaio in questo caso, prima della cerimonia di insediamento del leader Repubblicano).