Il lavoro è la nuova religione dei millennial

22 Maggio 2019, di Alessandra Caparello

Sono sempre più i giovani che si definiscono in base a ciò che fanno e per chi lavorano. Quando ci presentiamo per la prima volta, la prima cosa che diciamo è il nostro nome ma subito dopo la qualifica professionale o il datore di lavoro per cui si lavora. Una scelta che fanno soprattutto i giovani under 40 anni che rispecchiano le loro vite in base al loro lavoro.

Secondo l’indagine annuale Jobvite’s Job Seeker Nation, il 42% dei lavoratori americani si definisce in base al lavoro che svolge e/o alle aziende per cui lavorano, e questo numero sale al 45% tra gli under40 anni. Inoltre, il 42% afferma di definirsi attraverso il proprio lavoro.

“Abbiamo vite spirituali, abbiamo vite fisiche, ci piace avere stimoli intellettuali nelle nostre vite, abbiamo le nostre comunità e le nostre famiglie e amici; gli esseri umani sono complessi, e per avere un equilibrio davvero sano, richiede tutte quelle componenti. Aspettarsi che tutto questo provenga dal proprio lavoro potrebbe essere irrealistico”.

Così Rachel Bitte, direttore generale di Jobvite. Nella storia dell’uomo, il lavoro è stato generalmente considerato un peso e un mezzo per raggiungere un fine, mentre il tempo libero è stato considerato non solo la ricompensa di un lavoro, ma la base della cultura e della società. Di conseguenza, molti hanno previsto che la ricchezza individuale avrebbe portato ad un maggior tempo libero, mentre la ricchezza sociale avrebbe diminuito la durata della giornata lavorativa, fino ad eliminarla del tutto. Invece, è accaduto l’esatto opposto e oggi il lavoro è diventata la nuova religione scelta dai millennial.