Lavoro nero: Calderone, criticità da affrontare celermente

16 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Il Rapporto ISTAT sul lavoro sommerso è, purtroppo, lo specchio di un mercato colpito in maniera troppo evidente dalla crisi che sta attraversando il Paese. Ad affermarlo Marina Calderone, Presidente Comitato Unitario Professioni e Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro. I Consulenti del Lavoro combattono quotidianamente contro questo fenomeno ponendosi tra aziende e lavoratori per cercare di diffondere una nuova cultura del lavoro, regolare e dignitoso. Il lavoro sommerso, purtroppo, si concentra soprattutto in settori come l’agricoltura ed i servizi (in primis quelli alla persona) dove la richiesta di manodopera è alta ed i datori di lavoro sempre più spesso tendono ad usufruire dei servizi di lavoratori stranieri, a volte anche non regolari. Il Consiglio Nazionale, nei tavoli tecnici promossi dalle Istituzioni, si fa promotore di azioni ed attività di contrasto a questo spiacevole fenomeno. Uno dei mezzi utili per ridurre il lavoro sommerso sia la riduzione della contribuzione sul costo del lavoro, che ha peraltro raggiunto un livello di gran lunga superiore alla media europea. Questo implicherebbe per i lavoratori un minor gap tra retribuzione lorda e quella netta, e per le aziende un incentivo a regolarizzare i dipendenti impiegati in modo illegale. Ovviamente, il tutto andrebbe armonizzato all’interno dell’equilibrio previdenziale ma è una riflessione necessaria da farsi per evitare il propagarsi del fenomeno. Inoltre, andrebbe sponsorizzato l’ utilizzo degli strumenti di flessibilità come il contratto part-time elastico, i voucher lavoro, i tirocini, l’apprendistato e il lavoro intermittente che oggi consentono di coniugare la tutela dei diritti e l’inserimento regolare nelle imprese con una concorrenza leale tra i datori di lavoro. Senza voler per questo dimenticare il ruolo fondamentale che hanno i servizi ispettivi per monitorare il mercato in modo puntuale. Andrebbero però coordinati i vari tipi eliminando le differenti matrici che caratterizzano l’azione dei diversi enti incaricati. In qualità di protagonisti attivi del mercato, molte volte ci imbattiamo in situazioni ingestibili solo perché non esistono linee guida condivise. Per tale motivo, è stato firmato un protocollo di intesa con la Direzione generale Attività Ispettive del Ministero del Lavoro, con incontri periodici tra i dirigenti di Categoria ed i Direttori Regionali del Lavoro. E sul tema, ci rendiamo promotori di un tavolo tecnico con tutti gli Enti preposti al contrasto del fenomeno per redigere linee guida precise e condivise, così da unire tutti gli sforzi per contrastare il lavoro nero. Per quanto riguarda le sottodichiarazioni del fatturato che influiscono negativamente del 9,8% sul PIL, i liberi professionisti, dagli ultimi dati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate sulle dichiarazioni dei redditi 2009, risultano i maggiori contribuenti, con dichiarazioni che superano mediamente i 150.000 euro pro-capite. Ma la crisi si sta facendo sentire in modo pressante anche negli studi professionali e credo che siano maturi i tempi per discutere di un nuovo modello di welfare che coinvolga anche i lavoratori autonomi. Il lavoro sommerso è un fenomeno da combattere in modo celere per dare una chiara risposta al Paese e rendere il nostro mercato virtuoso e di attrazione per gli investimenti. Servono dunque interventi strutturali perché non vi è però dubbio che una mera azione repressiva rinvia la risoluzione del problema.