LAVORO: LE BUSTE PAGA SALGONO PIU’ DEI PREZZI

22 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

Buste paga più veloci dei prezzi nel 2004: lo scorso anno le retribuzioni lorde sono infatti salite del 2,9% contro il +2,2% segnato dell’inflazione. Un incremento, questo, di 0,7 punti percentuali che comunque non basta – afferma l’Istat – a compensare quanto perso dagli stipendi negli ultimi due anni.

Il Governo si dichiara, tramite il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, soddisfatto degli “inequivocabili dati”, mentre i sindacati, non limitandosi ad un’analisi dei dati relativi esclusivamente agli ultimi 12 mesi, sono scettici perché convinti che le rilevazioni siano decisamente lontane dalla realtà.

In base ai dati Istat, a trainare la crescita delle retribuzioni, che nel 2004 hanno segnato il maggior incremento del 2001 (che si era chiuso con un +3%) è stata l’industria, dove gli stipendi sono saliti del 3,1% a fronte del +2% registrato nei servizi. Ma questo non è stato sufficiente a consentire alle retribuzioni di recuperare quanto perso nel biennio precedente: nel 2003, infatti, le retribuzioni lorde hanno subito “una caduta enorme” crescendo – spiegano i tecnici dell’Istat – dell’1,8% contro il +2,7% dell’inflazione.

L’anno precedente, invece, il divario è risultato più limitato, con stipendi in salita del 2,4% a fronte del +2,5% dei prezzi. A correre più delle retribuzioni, comunque, lo scorso anno sono stati gli oneri sociali e il costo del lavoro, che hanno registrato gli incrementi maggiori dal 1997, crescendo rispettivamente del 4,3% e del 3,3%. Nel solo quarto trimestre, le retribuzioni lorde hanno segnato un incremento del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2003, e dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti.

La variazione tendenziale è la risultante del +3,1% registrato nell’industria e del +1,5% nei servizi. Il dato dell’ultimo trimestre – precisa l’Istat – mostra un rallentamento della crescita delle retribuzioni rispetto ai primi tre trimestri. Nel periodo gennaio-marzo 2004, infatti, le retribuzioni erano salite su base annua del 3,2%, nel trimestre successivo avevano segnato un +3%, mentre nel terzo trimestre l’incremento è risultato pari al 3,1%.

Il Governo è soddisfatto quanto rilevato dall’Istat: i dati “sono inequivocabili: le retribuzioni sono cresciute nettamente al di sopra dell’inflazione”. Il sottosegretario al Welfare mette comunque l’accento sul fatto che a crescere è “anche il costo del lavoro per unità di prodotto, perché non si sta realizzando, nelle sedi della contrattazione di vario livello, un adeguato scambio tra salari e innovazione organizzativa a partire dalla flessibilità dell’orario”.

Le affermazioni di Sacconi hanno innescato immediatamente una polemica, con la Cgil che lo ha accusato di “raccontare balle. La perdita del potere d’acquisto dei dipendenti del settore privato continua ad essere considerevole e i dati del quarto trimestre 2004 dimostrano che la tendenza ad un graduale recupero si è pericolosamente arrestata – afferma il segretario confederale, Beniamino Lapadula – Attribuire, come fa Sacconi, la responsabilità del calo della produttività alla contrattazione sindacale è poi una vera provocazione”.

Per la Cisl i “dati Istat nascondono qualche problema perché sono troppo distanti dalla realtà”, mentre per la Uil l’andamento delle retribuzioni e dei prezzi negli ultimi tre anni non fa altro che confermare “le nostre preoccupazioni. Noi comunque continuiamo a ritenere che la perdita del potere d’acquisto sia maggiore di quanto ci dicono i numeri”.