Lavoro italiano: più licenziamenti che assunzioni

27 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il governo non fa in tempo a gioire per la discesa dello Spread tra Btp e Bund decennali sotto i 100 punti base e per la ripresa delle vendite del mercato interno, che dal mercato del lavoro arriva una doccia fredda.

La domanda di lavoro in Italia è infatti ancora molto debole. La percentuale di imprese che hanno dichiarato di aver assunto manodopera è più contenuta di quelle che hanno espulso occupati, sia nella manifattura (rispettivamente 19 e 25,4%), sia nei servizi (9,8 e 24,8%).

Lo si legge nel “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi” dell’Istat dove si riportano i risultati di una indagine qualitativa condotta su campioni rappresentativi.

Dopo anni di “ristagno o contrazione della domanda”, l’anno scorso sono invece tornate a crescere le vendite sul mercato interno.

“Spread sotto quota 100, mille ex precari assunti a Melfi col JobsAct, via segreto bancario non solo in Svizzera, dai che è #lavoltabuona”, ha scritto su Twitter il primo ministro Matteo Renzi.

Dal “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi” a cura dell’Istat emerge una novità su tutte: il “miglioramento delle vendite sul mercato interno dopo anni di ristagno o contrazione della domanda (+0,5% la variazione mediana, dopo il -3% in ciascun anno del periodo 2010-2013)”.

Il fatturato realizzato in Italia è aumentato in 12 settori su 23, contro un solo caso nel periodo precedente.

In particolare, è tornato positivo per i beni strumentali (+0,9%), è risultato sostanzialmente stagnante – interrompendo la caduta del periodo precedente per i prodotti intermedi e di consumo non durevoli (+0,3% in entrambi i casi), ha subito una modesta riduzione nei settori dei beni di consumo durevoli (-0,9%), ha continuato a contrarsi per i prodotti energetici (-4,8%).

Pur in rallentamento, la componente estera ha continuato a presentare l’andamento più vivace della domanda manifatturiera: +1,6% la variazione mediana nel 2014, a fronte del +3,9% in ciascun anno del periodo 2010-2013. L’aumento del fatturato estero – riportano le agenzie stampa – accomuna tutti i principali raggruppamenti di industria.

(DaC)