Lavoro, Ichino: art. 18 non e’ l’unica tutela. Altre proposte

4 Gennaio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Per Ichino l’articolo 18 puo’ essere superato. Il senatore del Partito Democratico ha spiegato di guardare all’esempio scandinavo: “Esistono tecniche di protezione diverse, penso in particolare a quelle sperimentate nei paesi scandinavi, che garantiscono la liberta’, la sicurezza e la dignita’ dei lavoratori dipendenti molto meglio dell’Articolo 18. E che, soprattutto, non generano dualismo di tutele nel tessuto produttivo, come invece lo genera l’Articolo 18”.

Lo ha dichiarato nell’intervista al Futurista, il settimanale di area finiana diretto da Filippo Rossi. In un numero dedicato alla ‘guerra di liberazione contro tutte le corporazioni’, il senatore Pd spiega di prendere a modello quelle “tecniche di protezione che puntano a fare del mercato del lavoro la fonte principale della forza contrattuale e della sicurezza economica della persona che lavora”.

Le proposte che potrebbero essere presentate sono almeno tre. Quella del contratto unico di Ichino e’ gia’ stata bocciata dalla Cigl. Il suo compagno di partito Cesare Damiano, contrario alla cancellazione dell’articolo 18, si augura che la legge a tutela dei lavoratori (che impedisce i licenziamenti per motivi economici) non sia l’argomento fondamentale. L’argomento di cui discutere dovrebbe invece essere quello degli ammortizzatori sociali, “per garantire un cuscinetto alle persone che perdono o hanno perso un lavoro”, come ha spiegato ai microfoni di Rainews24.

Damiano, cosi’ come una nutrita schiera di docenti di diritto del lavoro, sostiene che non e’ dimostrato che eliminando l’articolo si potrebbe aumentare l’occupazione. Se lo si vuole fare, secondo Damiano, bisogna invece “mettere risorse per gli investimenti, lo sviluppo e la crescita”.

In un dossier sulla precarieta’ e i contratti unici pubblicato su La Voce Andrea Ricci, Mirella Damiani e Fabrizio Pompei arrivano alla conclusione che “il ricorso al lavoro temporaneo per ridurre il costo del lavoro rischia di ritardare gli investimenti in innovazione e in competenze, frenando le potenzialità di crescita produttiva”.

Il mercato del lavoro e’ la questione piu’ urgente che va affrontata nella fase due delle riforme del governo tecnico guidato da Monti. Come verra’ fatto non e’ ancora chiaro, ma pare che l’articolo 18 non sia piu’ tabu’. Il capo del dicastero del Welfare Elsa Fornero ha assicurato che verranno ascoltate tutte le parti sociali, ma i sindacati hanno gia’ fatto sapere di non voler fare concessioni su questo fronte.

Oltre a quella di Ichino in stile flexy security alla danese, tra le proposte spicca quella di Damiano, che a Rainews24 ha chiarito come intende mettere mano al mercato del lavoro e come vorrebbe che venissero modificati gli ammortizzatori sociali.

“Anziche’ avere 40 forme di contratti, riduciamoli alle 4-5 essenziali”, osserva Damiano, che dice si a contratti a termine e lavoro interinale. Ma spingendo le imprese ad assumere a tempo indeterminato i giovani, offrendo vantaggi fiscali. Inoltre “va introdotta una tutela per quelle donne che rimangono incinte, in modo da impedire le dimissioni in bianco”.

Per tentare di ridurre i livelli di precariato l’idea e’ in sintesi quella di continuare sulla strada gia’ intraprese dal governo attuale di scontare il lavoro quando diventa stabile, per incentivare le aziende ad assumere i giovani dopo averli sottoposti a un periodo di prova.