LADY ASL
E IL MISTERO
DEI 50 MILIONI

26 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – «La Dottoressa» – come la chiamano con riguardo all’hotel Sheraton – veste quasi sempre di nero, ma non è questo l’unico suo vezzo. L’hotel Sheraton dell’Eur «da oltre un anno» è la sua casa. Mica male come appartamento: ha preso per sé la suite presidenziale e trasformato in uffici altre due stanze comunicanti. Il sesto piano è il suo: «Club Floor», l’ultimo, il più esclusivo.

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Sotto, nella hall, continuano intanto ad arrivare congressisti da tutt’Italia: decine di taxi in fila scaricano davanti alle palme dell’hotel gente di Confindustria, venditori Milupa e Mellin, l’atmosfera è quella tipica dei grandi raduni o delle gite scolastiche. Felice, eccitata. Ma su, al sesto piano, regna solo il silenzio. La quiete ovattata del potere. Le luci sono soffuse, i colori tenui, i passi felpati. La signorina del «Club Lounge» offre cortese qualcosa da bere al visitatore, in sottofondo una musica dolce invita al riposo e alla meditazione. Insomma, c’è quasi aria di chiesa: sarà per questo che è nata la leggenda di qualcuno che una volta quassù vide arrivare, in muta processione dalla Dottoressa, alti prelati e ministri di Dio…

Impossibile, però, chiederlo a Lei. La signora non c’è e non risponde nemmeno ai suoi tanti telefoni. «Non è nell’appartamento e non è nei suoi uffici», si scusa gentile la signorina del «Club Lounge». Prova e riprova i numeri interni, niente. Svanita come per magìa («Prima c’era, non so…», s’arrende la signorina).
In effetti, ci dev’essere anche qualcosa di magico, in tutto questo. Qualcosa d’imponderabile. Per far risultare conveniente a Lady Asl l’affittare – da un anno a questa parte – una suite e due stanze (da 420 euro l’una, «letti extralusso e superconfortevoli» come da brochure ) al sesto piano dell’hotel Sheraton di viale del Pattinaggio, anziché comprarsi direttamente una villa sull’Appia antica o un palazzetto in Prati.

Qualcosa che sfugge. Ma questi sono i calcoli venali dell’uomo della strada: certe cose, una donna manager le vede diversamente e sa di sicuro quel che è giusto fare. Intanto, i venditori della Mellin, là sotto, sono arrivati quasi tutti dalle varie città d’Italia e si apprestano a vivere tre giorni indimenticabili di convegno a Roma. I taxi davanti alle palme continuano a scaricare trolley e ventiquattròre. Della Dottoressa, però, nessuna traccia.

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di Lavinia Di Gianvito

Sequestrati dagli investigatori due conti correnti dove era depositato il denaro. Caccia ai destinatari dei fondi distratti dalle casse pubbliche. Le inchieste sui buchi nella sanità ruotano attorno a una manager dalle importanti amicizie.

Così ricca da aver affittato un appartamento allo Sheraton, così potente da ricevere anche qualche prelato, così abile da aver intrecciato le relazioni «giuste» per farsi strada nella sanità. Ha 50 anni Anna Giuseppina Iannuzzi, la signora delle Asl il cui nome è spuntato nelle inchieste sui falsi mandati di pagamento alla Rm B e alla Rm C, condotte dal Nucleo di polizia valutaria e dal Nucleo operativo dei carabinieri e dirette dai pm Alberto Caperna, Giancarlo Capaldo e Giovanni Bombardieri. Il 15 gennaio i militari hanno sequestrato 50 milioni depositati sui conti correnti di due società, la «Medicom» e la «Ims». Le srl, secondo la procura, sarebbero riconducibili alla Iannuzzi, anche se lei non ne possiede neppure una quota.

L’imprenditrice, invece, è socia di altre cinque aziende: «C.E.D. Centro europeo diagnostico», «Sant’Antonio Analisi e fiosioterapia», «F.K. Terapia», «I.K.T.» e «Vega».

Gli investigatori hanno individuato la signora delle Asl, assistita dall’avvocato Franco Coppi, attraverso la documentazione sequestrata. Ma pochi giorni dopo Paolo Ippopotami, il funzionario arrestato a metà novembre, ha deciso di rivelare particolari inediti. Il 17 gennaio, interrogato alla presenza dei suoi difensori Marco Zaccaria ed Eugenio Maria Zini, ha confessato di essere «in affari» con Mario Celotto, il direttore amministrativo considerato la mente della truffa (anch’egli in carcere), dal 1995. Prima alla Asl Rm B, poi alla C. «Nel 2003 – ha raccontato il funzionario – mi sono accorto che le società della signora Iannuzzi, a differenza di altre, erano pagate puntualmente.

Dai tre ai cinque milioni di euro al mese. Sono andato da Celotto e gli ho chiesto: “Si può mangiare?”. E lui: “Stiamo già mangiando”». Poi, riferendosi all’imprenditrice, Celotto avrebbe spiegato al suo braccio destro: «Siamo qui grazie a lei, che probabilmente ci farà fare il salto a direttore generale».

Ma dove finivano i soldi sottratti alle aziende sanitarie? I 70 milioni spariti? È il mistero su cui sta indagando il Nucleo di polizia valutaria, diretto dal colonnello Bruno Buratti. Le Fiamme gialle hanno individuato una pista «tedesca». Alcune somme sarebbero state girate a un imprenditore, Roberto Ceccarelli, legato a Massimiliano Berardi (l’ex genero di Ippopotami, anch’egli rinchiuso a Regina Coeli).

Attraverso due società intestate alla moglie, Orietta Ferrari, e a una prestanome (disoccupata, separata e con lavori precari), Sandra Cafarotti, Ceccarelli avrebbe investito il denaro delle Asl acquistando automobili in Germania. Il venditore, si ipotizza, era il siriano Salah Aldin Seto, residente a Francoforte. Oltre a loro, in questa tranche dell’inchiesta sarebbe indagata anche Tamara Varricchio, la seconda moglie di Berardi.
Sulla vicenda i deputati Luigi Zanda e Sandro Battisti (Margherita), Esterino Montino (Ds)e Loredana De Petris hanno presentato un’interrogazione alla presidenza del Consiglio e ai ministri dell’Economia, della Giustizia, dell’Interno e della Salute. Vogliono che «il governo faccia luce sulla gestione della sanità pubblica nel Lazio negli anni della giunta di centrodestra». E per oggi il pm Caperna ha convocato gli assessori regionali alla Sanità che si sono succeduti dal 2000 in poi: Augusto Battaglia, in carica, Vincenzo Saraceni e Marco Verzaschi. Che, stupito, sostiene di non aver «ricevuto nulla».

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