Ladri al PD: Rutelli fa finta di non sapere (e intanto trema)

3 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo articolo – pubblicato da Il Fatto Quotidiano – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

“La mia onesta personale è la ragione della mia vita e io mi batterò per questo”. Si difende, Francesco Rutelli, a Otto e mezzo definendo il caso Lusi una vicenda “orribile che colpisce e ferisce in modo drammatico, noi e i 9 milioni di elettori della Margherita” che sono giustamente “avvelenati”.

Il senatore, oggi leader dell’Api, scarica le responsabilità. “Noi avevamo una fiducia piena” in Lusi. La sua è stata una gestione “ultratrasparente”. Si è rivelato un “dottor Jekyll e mister Hide”, dice. E spiega: “Le discussioni più ripetute con Lusi le ho avute quando lui si rifiutava di pagare un pony per una consegna o litigavo con deputati cui lui negava il rimborso dell’albergo. Era un rompiscatole”.

Rutelli ribadisce la volontà di voler andare a fondo della vicenda. “Mi si dice ‘come fai a non vedere’? Il fatto è che c’è una cultura di partiti in cui il capo del partito è anche quello che ha la cassa, mentre la mia è una cultura fatta di passione e così quando hai instaurato tre livelli di controllo e succedono queste cose è evidente che sei stato fregato, che siamo stati ingannati”.

Insomma Rutelli tenta di difendersi, di chiamarsi fuori da ogni responsabilità e liquida le consulenze come “evidentemente false e poi inserite in bilancio”. Quindi, ripete, “è un furto, è evidente”. E ammette di essere venuto a conoscenza dieci giorni prima dello scandalo. Sempre per la fiducia riposta in Lusi.

Quell’onestà personale e politica, sua e della Margherita, cui più volte Rutelli si richiama dagli studi de La7 è “il motivo per cui posso guardare in faccia le persone per strada”, quelli che “hanno dato il loro voto popolare, in nove milioni, alla Margherita”. Di Lusi, Rutelli ripercorre il cursus, quando “era direttore generale dgli scout, gli ho chiesto di occuparsi di un sacco di rogne, a cominciare dai nomadi, poi tesoriere del Comitato Rutelli contro Berlusconi nel 2001”.

Tutte questioni e “soldi gestiti molto bene”. “Gli avrei affidato 100mila euro per una donazione benefica”, dice ancora. “Non abbiamo creato debiti, né fatto speculazioni o acquistato immobili. Un collega ha parlato di Jeckyll e Hyde… Io dico, come è possibile che da una storia di successo si sia passati in 4 o 5 anni, lo accertera’ la societa’ di revisione di conti cui ci siamo affidati, siano stati nascosti movimenti per alcuni milioni di euro. Ci sono stati revisori, un comitato di tesoreria, un’assemblea e poi il controllo della Camera. Tutti controlli elusi. Drammatico. Devo ringraziare il quinto controllo, la magistratura che – afferma Rutelli – è arrivato a bersaglio”.

“Ho chiamato Lusi e gli ho detto subito di andare in Procura. Lui disse ‘non penso sia nulla, è un fatto per una controversia su immobili’. Ma noi non avevamo immobili. Il giallo di cui ho visto scrivere – dice a Padellaro in studio a Otto e mezzo – e’ stato risolto in una notte, quando gli ho detto di andare subito in procura e li’ ha firmato il verbale in cui si assume le responsabilità”. E, a proposito di rispetto delle regole, “non e’ bello trovarsi con ricostruzioni piene di fregnacce quando uno rispetta il riserbo richiesto dalla magistratura”.

Rutelli ha accolto la richiesta, avanzata in trasmissione dal direttore de Il Fatto Quotidiano, Antonio Padellaro, di partecipare alla nostra raccolta firme per una legge sulla responsabilità dei partiti. Poi, ha ribadito, concludendo: “Siamo stati fregati. Eravamo in buona fede e siamo stati fregati. Siamo stati traditi. Questa la mia amarezza maggiore”.
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Luigi Lusi non ha mai usufruito dello scudo fiscale per rimpatriare fondi dall’estero. Lo dice all’Ansa il suo legale, Luca Petrucci. “Il senatore Lusi – afferma Petrucci – ha detto tutto quello che c’era da dire ai magistrati. Ora corrono tante notizie che non corrispondono alla realtà, in particolare che ha usufruito della legge sullo scudo fiscale per far rientrare in Italia i soldi della Margherita”.

Il legale smentisce anche che il suo assistito “abbia mai scritto una lettera alla senatrice Finocchiaro con la quale le preannuncia che avrebbero dovuto espellere diversi altri senatori del Pd”. Lusi, tesoriere ora dimissionario della Margherita, è indagato dalla Procura di Roma per appropriazione indebita di fondi del partito e sta trattando per ottenere il patteggiamento della pena.

La Procura intende allargare l’indagine per capire se ci siano state altre appropriazioni di fondi, oltre i 13 milioni di euro finora accertati, e se altri dirigenti della Margherita fossero a conoscenza delle operazioni illecite del tesoriere.

E’ probabile che la procura decida di ascoltare, come persone informate sui fatti, alcuni parlamentari a suo tempo legati alla Margherita come Renzo Lusetti, Enzo Carra e altri colleghi che hanno firmato il ricorso al tribunale civile di Roma per impugnare la validità dei rendiconti riguardanti il periodo 2009-2010.

“Da parte di Francesco Rutelli e dei vertici della Margherita c’è il desiderio che si faccia la massima chiarezza sulla vicenda e quindi tutte le indagini che svolgerà l’autorità giudiziaria avranno sicuramente la loro massima collaborazione e troveranno la massima soddisfazione, dichiara all’AdnKronos l’avvocato Titta Madia, legale di Rutelli per il caso Lusi.

“Allo stesso tempo abbiamo l’intento di recuperare il più che sia possibile, perché possa reintegrarsi il patrimonio finanziario della Margherita che è stato depauperato da Luigi Lusi. Dunque massima collaborazione sulle indagini”. Quanto alle eventuali responsabilità di chi doveva controllare la regolarità dei conti, Madia afferma: “Questo poi si vedrà: se ci saranno altre responsabilità, saranno accertate dall’autorità giudiziaria”.

Intanto monta la rivolta all’interno dell’ex partito, sciolto nel 2007 per confluire nel Pd, mantenendo però patrimonio e organi dirigenti. Una richiesta di dimissioni del presidente Francesco Rutelli e del presidente dell’Assemblea federale Enzo Bianco è arrivata da Luciano Neri, dirigente del partito passato ai democratici.

Ma al di là del caso specifico, il caso Lusi mette in luce le crepe dell’attuale legge sul finanziamento dei partiti.

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“Dirottò rimborsi per 13 milioni sulle sue società”. Indagato ex tesoriere Margherita. Per i pm di Roma, dal 2008 al 2011 Luigi Lusi si è appropriato dei rimborsi elettorali e di alcuni finanziamenti del Pd. Il tutto senza che nessuno si sia accorto di nulla, a meno che l’accusato non stia coprendo qualcuno: su questo punto gli inquirenti vogliono vederci chiaro. E intanto Francesco Rutelli scarica l’ex responsabile delle casse margheritine e attuale senatore democratico.

L’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi Per i pm di Roma, il tesoriere dirottava su società a lui riconducibili milioni e milioni di euro di proprietà del suo partito e usava quei soldi (tredici milioni dilazionati in novanta bonifici ‘sospetti’) per scopi personali, tra cui l’acquisto di una casa nel pieno centro di Roma. Il tutto, come se nulla fosse. Transazioni finanziarie non isolate, d’altronde, per un’azione andata avanti per ben due anni e mezzo, tra il gennaio 2008 e l’estate del 2011. E nell’arco di tempo in questione, il presunto ‘gabbato’ non si accorge di nulla. Possibile? E’ quanto vogliono stabilire i magistrati della Procura capitolina, che hanno iscritto nel registro degli indagati l’ex tesoriere della Margherita-Dl, e attuale senatore del Pd, Luigi Lusi per la presunta appropriazione di somme legate a rimborsi elettorali relative al partito di centrosinistra prima che confluisse nel Pd.

La somma non è stata ufficialmente confermata, ma dovrebbe aggirarsi attorno a 13 milioni. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna e diretta dal pm Stefano Pesci. Nei giorni scorsi – da quanto si è appreso – Lusi è stato già interrogato dai magistrati inquirenti ed avrebbe fatto alcune ammissioni. Oltre a Lusi, l’unico ad avere potere di firma per il trasferimento delle somme era Francesco Rutelli, già leader della Margherita-Dl. Ma l’attuale segretario dell’Api ha deciso di scaricare Lusi: assistito dall’avvocato Titta Madia, si è costituito parte offesa nel procedimento. “Abbiamo appreso con sconcerto, alcuni giorni fa, che il senatore Lusi aveva confessato innanzi all’autorità giudiziaria di essersi appropriato di ingenti somme di denaro di proprietà della Margherita-DL”, hanno affermato affermano in una nota congiunta Francersco Rutelli, Enzo Bianco e Giampiero Bocci. “La notizia è incredibile per la personalità di Lusi, che ha goduto della massima stima e fiducia degli organi del partito, anche concorrendo a fare della Margherita un raro caso di partito con bilanci sani e in attivo. Ciò ci ha indotto a dare corso immediato a tutte le azioni giudiziarie come parte offesa e ad attivare gli accertamenti necessari per la verifica delle modalità dell’ammanco”. “Lusi ha quindi dato le sue dimissioni da tesoriere della Margherita-Dl – conclude la nota – ed ai magistrati procedenti ha manifestato la sua intenzione di restituire, in tempi brevissimi, le somme di cui si è appropriato e che sono nella sua disponibilità”.

Il diretto interessato, però, racconta una storia diversa. O, meglio, si limita a dichiarazioni che offrono il fianco a varie interpretazioni. “Ho parlato con i giudici e mi sono assunto le responsabilità di tutto e di tutti” ha detto Lusi al Corriere della Sera. Chi sono quei ‘tutti’? L’ex tesoriere della Margherita preferisce tacere, così come sull’ipotesi di patteggiare la pena per quello che ha fatto. “Le dirò solo quel che qualunque tesoriere di un partito deve dire se succede qualcosa, e cioè che mi assumo ogni responsabilità”. Lusi ha coperto qualcuno? “La cosa che più mi sta a cuore, in questo momento, è la mia famiglia”. Lui non parla, il suo ex partito lo scarica e gli inquirenti cercano di capire se dietro la presunta appropriazione indebita ci siano altre ‘dinamiche’.

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Intanto le reazioni sono di “sconcerto” come nel caso dell’ex Margherita e oggi deputato Pd, Pierluigi Castagnetti, che a ilfattoquotidiano.it dichiara anche: “Siamo parte offesa, vanno subito recuperate queste risorse, ho chiesto ad Enzo Bianco di convocare subito un’assemblea nazionale degli ex della Margherita”. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, è più cauto: “Ci sono accertamenti in corso, noi non ne sapevamo niente e ora aspettiamo chiarezza. Se emergeranno responsabilità individuali, il Pd prenderà provvedimenti applicando le sue regole”.

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