La vita in città non soddisfa più, il 40% dei residenti pronto a trasferirsi

30 Luglio 2020, di Mariangela Tessa

La vita in città non soddisfa le crescenti aspettative dei cittadini nell’era digitale, tanto che il il 40% dei residenti potrebbe lasciare la propria città a causa di una serie di punti di debolezza, tra cui un sentimento di delusione legato ai mancati avanzamenti in ambito digitale, ma anche per l’inquinamento.

È quanto sottolinea il nuovo report del Capgemini Research Institute dal titolo “Street Smart: Putting the citizen at the center of smart city initiatives”, che ha censito 10mila cittadini e oltre 300 funzionari comunali di 58 città in 10 Paesi.

Lo studio evidenzia come più della metà dei cittadini (58%) ritiene che le smart city, ovvero quelle in cui le tecnologie sono usate per rendere la città più efficiente, sicura e sostenibile, assicurino una migliore qualità dei servizi (57%).

Questo spiega perché più di un terzo degli intervistati (36%) è disposto a pagare di più per ottenere una migliore esperienza urbana. Tuttavia, esistono importanti sfide all’implementazione di questi servizi digitali, in particolare in termini di dati e di finanziamenti.

La ricerca ha rilevato che solo un funzionario comunale su dieci dichiara la propria città in una fase avanzata del processo di conversione in una smart city, mentre meno di un quarto (solo il 22%) ha iniziato a mettere in pratica iniziative in ambito smart city: una sfida alquanto particolare, dato che si prevede che due terzi della popolazione mondiale vivrà in una città entro il 2050, e che il numero di megalopoli è destinato a passare dalle 33 di oggi a 43 entro il 2030.

Inoltre, a livello globale, il numero di cittadini che desidera vivere in una smart city è in forte crescita, per cui un approccio che ne acceleri l’adozione sarebbe ben accolto.

La chiave per sbloccare una vita urbana migliore

Secondo il report, chi vive in città dà sempre più valore alla sostenibilità. I cittadini ritengono che sfide come inquinamento (42%) e mancanza di iniziative di sostenibilità (36%) siano tra le principali preoccupazioni che potrebbero spingerli a trasferirsi altrove.

Tuttavia, il 42% dei funzionari comunali afferma che l’implementazione delle iniziative di sostenibilità ha subito ritardi negli ultimi tre anni, mentre il 41% sostiene che le loro città non saranno più sostenibili entro i prossimi 5-10 anni a causa della mancata adozione della tecnologia digitale.

Se da un lato le iniziative in ambito smart city possono portare a miglioramenti nei servizi urbani, il report rileva che la percezione è un elemento fondamentale e che i benefici non sono limitati solamente a risultati tangibili.

I cittadini che utilizzano servizi in ambito smart city sono infatti più soddisfatti della qualità della loro vita in città, tanto che, ad esempio, il 73% dichiara di essere più soddisfatto in termini di fattori legati alla salute come la qualità dell’aria.

Tuttavia, il dato scende bruscamente al 56% tra coloro che non hanno utilizzato questo tipo di servizi. Più di un terzo dei cittadini (36%) è disposto a pagare di più per vivere in una città “intelligente”, cifra che aumenta tra gli intervistati più giovani e più abbienti: il 44% per i millennial, il 41% per gli appartenenti alla Generazione Z[4] e il 43% per quelli con un reddito annuo superiore a 80.000 dollari.

Fondi necessari per superare le sfide

Sebbene le smart city possano risolvere alcune delle tradizionali problematiche delle città, come trasporto pubblico e sicurezza, esistono sfide rilevanti alla loro implementazione.

I dati sono fondamentali per l’ottimizzazione delle smart city, eppure il 63% dei cittadini di tutto il mondo afferma che la privacy dei propri dati personali sia più importante di una maggiore qualità dei servizi.

Al contempo, quasi il 70% dei funzionari comunali dichiara che la raccolta di finanziamenti per la transizione verso le smart city rappresenta una delle sfide più difficili da superare, con il 68% che afferma di incontrare delle difficoltà ad accedere e a costruire le piattaforme digitali necessarie per sviluppare iniziative in ambito smart city. Dal punto di vista dei cittadini, il 54% pensa che le BigTech offrirebbero servizi urbani migliori di quelli attualmente esistenti.

Matthias Wieckmann, Head of Digital Strategy, Città di Amburgo, ha affermato:

“Quando si prende in considerazione un’iniziativa in ambito smart city, è meglio iniziare con casi d’uso di piccole dimensioni che possono essere testati prima dell’implementazione su larga scala, garantendo visibilità e fattibilità ai finanziamenti. Le soluzioni più piccole aiuteranno i funzionari comunali che hanno intrapreso da poco un percorso di smart city a innovare più velocemente e, di conseguenza, vanno preferite a soluzioni più grandi e articolate. In questo modo diventa anche più facile ottenere l’approvazione, il sostegno e il finanziamento dei progetti”.

Le smart city aiutano a gestire la crisi da COVID-19

Le smart city possono aiutare ad affrontare una pandemia: dal report si evince infatti che mentre il mondo affronta il COVID-19, i funzionari comunali stanno usando la tecnologia per gestire alcune delle sfide legate al virus.

Il 68% dei funzionari comunali ha appurato che iniziative digitali come app che collegano le persone alle strutture sanitarie o permettono di monitorare i pazienti da remoto sono di supporto nella gestione della crisi. La città di Bangalore, in India, ha convertito il suo command center in una “war room” per seguire i pazienti ed elaborare piani di contenimento utilizzando le heat map. A Roma, il personale dell’aeroporto sta utilizzando caschi intelligenti con realtà aumentata e scanner termici per effettuare i controlli su più passeggeri contemporaneamente, mantenendo al contempo la distanza di sicurezza.