La tecnologia semi sconosciuta in cui Intel sta investendo miliardi

31 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Intel sta investendo miliardi di dollari in una nuova tecnologia mezza sconosciuta che non si sa ancora se funzionerà. Questo perché le potenzialità dei microchip come li conosciamo ora stanno raggiungendo la soglia limite.

E l’amministratore delegato del gruppo Usa, Brian Krzanich, è convinto che la litografia avanzata a ultravioletti estremi (EVUL) sia la risposta.

Più transistor ci sono in un chip e più potente questo diventa, senza utilizzzare spazio o energia ulteriore. È la ragione per la quale i computer sono diventati esponenzialmente più veloci e piccoli negli ultimi decenni.

Ma a meno che non si trovi una nuove soluzione tecnologica innovativa, che prenda un’altra direzione, il mondo hi-tech sta raggiungendo il limite scientifico della legge di Moore

Intel sta per produrre transistor così microscopici che la loro performance sarà influenzata dalla meccanica quantistica. Ma il gruppo sta pensando al futuro.

Come diceva la stella del’hockey su ghiaccio, Wayne Gretzky, “non vado nella direzione dove il disco è stato, ma dove sarà”. La citazione è talmente illuminante da avere ispirato nientepopodimenoche Steve Jobs.

La tecnologia EVUL dovrebbe consentire a Intel di trovarsi preparata nel posto giusto dove ha previsto che l’industria dei microchip è diretta. Se la tecnologia funzionerà, l’azienda potrà continuare a produrre semiconduttori più piccoli, più veloci e più efficienti.

Ma prima bisogna scoprire come lavorare su scala commerciale. È più facile a dirsi che a farsi.

In teoria la litografia avanzata a ultravioletti estremi consente alle aziende come Intel di usare lunghezze d’onda di luce per aumentare la definizione e raggiungere un prodotto molto più piccolo di quello che l’occhio umano è in grado di vedere.

La lunghezza d’onda è infatti molto più corta di quella della luce visibile. Questo consente alla litografia avanzata a ultravioletti estremi di produrre chip il cui circuito ha caratteristiche molto più piccole, consentendo capacità di memoria di vari ordini di grandezza maggiore delle attuali velocità operative, molto maggiori di quelle dei dispositivi elettronici odierni.

Più piccola è la lunghezza d’onda utilizzata e più piccola e esatta l’incisione sarà. La tecnologia è nel radar di Intel dal 1997 e sono in tanti a ritenere che sia il prossimo passo per superare la legge di Moore e permettere al settore dei semiconduttori di continuare a crescere.

In realtà è dagli inizi degli anni 2000 che il Center for X-Ray Optics (CXRO) del Berkeley Lab della celebre università californiana collabora con società di semiconduttori per sviluppare le infrastrutture necessarie per la ricerca leader mondiale e per lo sviluppo nel campo della EUVL. L’obiettivo dei ricercatori è creare l’attrezzatura MET5, uno strumento unico con il doppio della risoluzione effettiva dei migliori strumenti attualmente in commercio, a esposizione di microcampo.

Nel 2009 l’azienda olandese ASML ha presentato una fonte di luce che poteva produrre una lunghezza d’onda di luce appriopriata con una certa affidabilità. Tuttavia da allora i progressi sono stati pochi e questo è uno dei motivi per cui Intel ha deciso di investire 4 miliardi e 100 milioni in ASML la scorsa estate.