LA STRETTOIA DI UN PICCOLO CROLLO

29 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Il boom di Borsa continua e imperversa. Sembra sordo a qualsiasi avviso di prudenza e di cautela. Basta guardare l´andamento degli indici nel corso degli ultimi tre anni per vedere che le mani forti e quelle deboli sono unite verso un unico obiettivo: quotazioni ancora più alte, senza sosta e con un certo sprezzo del pericolo.

Da qualche settimana, però, si notano crisi di coscienza che da New York arrivano fino alla Vecchia Europa. Dopo una prima parte della settimana scoppiettante, come al solito, nelle ultime sedute improvvisamente gli indici virano sul rosso e scendono. Non di tantissimo, ma scendono. E questo, al di là dei risultati settimanali, che sono sempre positivi, è un segnale che qualche dubbio sta affiorando. Di che cosa si tratta? Di dubbi, come si diceva prima.

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Oggi i mercati, per essere chiari, non hanno perplessità sull´andamento complessivo dell´economia mondiale. Negli Stati Uniti, che erano la zona più debole, i tanti crack annunciati non si sono verificati e tutto sembra andare come di consueto. Anzi, se fino a qualche settimana fa si pensava che nel 2007 ci sarebbe stata una modesta crescita del 2 per cento, adesso si comincia a credere (o a sperare) che si possa andare al 2,5 per cento e forse addirittura al 3 per cento. Insomma, bene.

Benissimo, soprattutto se si ricorda che ancora fino a qualche mese fa si temeva un avvio di recessione o, peggio ancora, un hard-landing, cioè un atterraggio duro, da schiantarsi le ossa sulla pista (evento che avrebbe avuto ripercussioni pesantissime sul resto dell´economia mondiale).

L´Asia rallenta un po´, ma questo era nei voti di tutti per evitare un incendio di proporzioni devastanti. Ma anche dopo le frenate l´Asia continua a andare avanti a ritmi (dal 6 al 10 per cento, a seconda dei paesi) più che sufficienti per fare da stimolo all´economia mondiale. Su quel fronte, quindi e almeno per ora, nessun problema.

L´Europa, in questo breve scenario, rappresenta la novità positiva, nel senso che la bella addormentata un po´ si sta svegliando. Per ora non girano cifre da capogiro (la crescita 2007 è vista fra il 2 e il 2,5 per cento), ma è fuori di dubbio che siamo davanti a un risveglio. La Germania, che molti avevano dato per assopita per sempre, adesso si è svegliata, è forte, e corre molto. Anzi, qualche studioso comincia a dire che nei prossimi anni l´Europa potrebbe essere un´area economica più brillante degli Stati Uniti.

Questo spiega perché le mani forti e le mani deboli dei mercati rimangono sostanzialmente ottimiste. Il 2007 è visto come un altro anno positivo. Come un altro anno in cui le aziende faranno buoni affari e si presenteranno con utili più che interessanti (mediamente). E´ questa sensazione di un´annata che non presenta pericoli a tenere vivo l´ottimismo degli operatori grandi e piccoli.

Ma allora perché quasi regolarmente a metà settimana si spaventano e cominciano a vendere, sia pure un po´ di soppiatto e nascondendo la mano? Perché questo ondeggiamenti, queste variazioni d´umore a cadenza settimanale? La spiegazione c´è e è molto semplice. Anzi, ce ne sono due. La prima è che tutti quelli che stanno comprando e vendendo in Borsa sanno che le quotazioni sono già un po´ troppo alte e che “devono” scendere di un 5- 10 per cento. Tutti sanno che questa “limatura” è dentro i mercati e sanno che prima o poi arriverà. Ma cercano di rinviarla il più tardi possibile. Quindi al giovedì vendono, ma poi, temendo di innescare un effetto valanga, al lunedì ricominciano a comprare per ristabilire l´equilibrio ex-ante.

Inoltre, hanno capito (anche se non da molto) che dalle banche centrali non arriverà a loro nessun aiuto. Fino a non molto tempo fa erano convinti che nel giro di qualche mese la Federal Riserve avrebbe tagliato i tassi americani, rilanciando un´economia (supposta in crisi), ma anche Wall Street. E Wall Street si sarebbe trascinata dietro tutte le altre Borse, in una nuova piccola orgia rialzista. Ma nel giro di qualche settimana tutto è cambiato. L´America va bene, e quindi la Fed non taglierà proprio niente: starà ferma.

In Europa, invece, la Bce continuerà a alzare (il primo appuntamento è all´8 di marzo). In sostanza, i mercati sanno che si sono spinti un po´ troppo in avanti (forse sperando proprio che arrivasse una mano dalle banche centrali). E adesso sanno che non arriverà nessun aiuto dai signori che governano la moneta sulle due sponde dell´Atlantico. E quindi, pur essendo evidente che il 2007 quasi certamente sarà un buon anno di Borsa, sanno che prima devono passare attraverso la strettoia di un piccolo crollo.

Crollo che molti aspettavano per inizio gennaio e che invece è stato rinviato. Ormai siamo alla fine di gennaio e ancora non si è visto niente.
Se non quei piccoli segnali di nervosismo sul finire della settimana, quando i più avvertiti si liberano di un po´ di titoli, giusto per saggiare gli umori del mercato, salvo spaventarsi poi durante il week-end, e tornare compratori il lunedì.
Insomma, si sa che la spada di Damocle deve cadere, ma si spera che sia la settimana prossima. O il mese prossimo.

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