La strategia della Russia? Lasciarci “alla canna del gas”. Ma esistono alternative

26 Giugno 2022, di Leopoldo Gasbarro

I flussi russi di gas verso l’Europa sono al di sotto di 100 milioni di metri cubi/giorno:  il livello più basso di sempre, contro gli oltre 300 milioni di metri cubi/giorno all’inizio di aprile e una media di oltre 470 milioni di metri cubi/giorno nel 2019. La strategia della Russia ormai è chiara: evitare che l’Europa riempia gli stoccaggi, aumentando così la pressione in vista dei mesi invernali.

Valentina Magri | Wall Street Italia

Ma le brutte notizie non finiscono qui. Con l’inizio dei lavori di manutenzione su TurkStream, i flussi verso l’UE dovrebbero scendere al di sotto dei 100 milioni di metri cubi/giorno.

In particolare, Gazprom non ha reindirizzato alcun volume TurkStream o Nord Stream sulla rotta di transito ucraina, nonostante la capacità inutilizzata disponibile. E con l’imminente la manutenzione annuale di Nord Stream e Norwegian dietro l’angolo, la situazione potrebbe peggiorare a luglio.

L’impennata del prezzo del gas

Intanto il prezzo del gas continua a salire. Guardate cosa è successo all’andamento del gas nel 2022 sul TTF (Title Transfer Facility), un mercato virtuale per lo scambio del gas naturale con sede in Olanda, oltre che uno dei mercati di riferimento per lo scambio del gas in Europa. I dati sui prezzi del gas sul TTF in tabella sono aggiornati a maggio 2022 (i dati di giugno ancora non sono stati resi noti).

Valentina Magri | Wall Street Italia

Abbiamo alternative?

Sapete che per fornire energia a tutto il mondo, basterebbe ricoprire di pannelli fotovoltaici il 2% del deserto del Sahara (un’area pari al Portogallo)? L’irraggiamento solare del Nord Africa è infatti 3 volte superiore alla media europea, e per soddisfare il fabbisogno dell’Europa sarebbe sufficiente lo 0,3%. Una porzione relativamente piccola, se si considera che nel mondo si consumano ogni anno oltre 20 mila terawattora (un milione di milioni di wattora) di energia elettrica, di cui circa 3.200 in Europa. Cosa stiamo aspettando?