La Silicon Valley del futuro

14 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Nuova Zelanda. E’ questa la nuova frontiera d’investimento, probabilmente utopistica, del miliardario Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, tra i primi investitori in Facebook.

Cosa si nasconde dietro le sue mosse in un paese da 4 milioni di abitanti e la cui economia e’ basata pressoche’ su turismo e agricoltura? I piu’ smaliziani credono voglia trasformare il paese nella nuova Silicon Valley.
In pochi mesi l’attivita’ Thiel e’ riuscito a mettere all’attivo due iniziative imprenditoriali dal valore degno di nota. A ottobre ha investito $3 milioni nella societa’ Internet Xero, quotata e avente sede in Nuova Zelanda. A cio’ ha fatto seguito un’operazione da $4 milioni in Pacific Fiber, societa’ che punta a costruire un cavo in fibra ottica che dall’Australia alla Nuova Zelanda si spinga poi fino agli Usa.

Se si prende quest’ultimo caso per cercare di capire quali siano le intenzioni di quello che e’ considerato da sempre un investitore sui generis, spesso contrarian, si capisce bene che ci deve essere dell’altro: puntare su un cavo sottomarino e’ genericamente considerato un tipo di investimento sicuro e con bassi ritorni. Non proprio il genere di scommesse che Thiel e’ abituato a fare. Portare pero’ Internet ad alta velocita’ in tutta la Nuova Zelanda potrebbe essere il primo passo per farne davvero la nuova Silicon Valley.

Se poi si considera che il paese e’ tra i piu’ liberi al mondo in termini di mercato, che ci sono ancora potenzialita inespresse in un paese che ha solo 160 anni di storia, che il governo e’ efficiente e aperto al business tanto che gli imprenditori esteri vengono messi in contatto con potenziali investitori…si capisce bene perche’ Thiel snobbi gli Usa a favore di una terra utopica.

Il miliardario gia’ nel luglio 2009 ha aperto una societa’ di venture capital, la Valar Ventures, il cui nome trae spunto da personaggi della saga di J.R.R. Tolkien “Il signore degli anelli”. La citazione lascia intendere la passione per una storia il cui film e’ stato girato – guarda caso – in Nuova Zelanda.