LA SILENZIOSA VIRATA TEDESCA

31 Marzo 2003, di Redazione Wall Street Italia

L’invio da parte della Germania di mezzi navali leggeri di tecnologia avanzata a scorta delle navi militari alleate, che trasportano uomini e armi nel Mediterraneo, corregge sensibilmente la posizione ufficiale tedesca nella questione irachena (come ha notato Enzo Bettiza sulla Stampa).

Si tratta, in effetti, di una cooperazione in bello. Sino a ora, il cancelliere Schroeder aveva dichiarato la contrarietà della Germania alla campagna in Iraq, costruendo con i frencesi la linea dell’interdetto o del veto.

E’ probabile che su questo cambio di rotta pesino considerazioni politiche di medio termine, come i rapporti con l’Europa dell’Est, di cui la Germania è il maggior sponsor per l’ingresso nell’Unione (è la tesi di Walter Russel Meade sul Los Angeles Times di domenica). Gran parte di questi paesi sono schierati con gli Usa e una posizione tedesca antiamericana porterebbe a difficoltà nel cortile di casa.

Ma la ragione principale di questa svolta “sotto traccia” sembra essere che la Germania mantiene con gli Stati Uniti rapporti economici stretti, almeno quanto la Gran Bretagna. Lo dimostra il fatto che l’economia tedesca, sempre più chiaramente, nella sua dinamica dipende dalle esportazioni verso l’America. Quando la domanda degli Usa è bassa o l’euro si rafforza troppo rispetto al dollaro, l’industria tedesca entra in affanno.

L’intero comparto automobilistico della Germania, uno degli assi portanti della sua economia, ha come “secondo mercato”, dopo quello nazionale, non tanto il resto dell’Europa comunitaria, quanto gli Stati Uniti: dalla Daimler, che controlla la Chrysler, la terza casa automobilistica americana, alla Volkswagen, le cui autovetture, popolarissime negli Usa, vengono prodotte ormai in buona parte in Messico per il mercato nordamericano. E nel settore bancario e dei media i legami fra Germania e Usa sono sempre più stretti.

Le industrie tedesche, quindi, a differenza di quelle francesi, temono un prolungato raffreddamento nei rapporti politici e commerciali con Washington. La Germania, che non ha un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza né paesi ex coloniali amici, potrebbe trovarsi presa in uno schiaccianoci, in cui a dettare le regole sarebbero gli Stati Uniti e i loro alleati, da un lato, e la Francia dall’altro. Così Schroeder, senza clamori, inizia lentamente a distinguersi da Jacques Chirac.

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