LA SERIOSITA’
AL GOVERNO

23 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Gli analisti della Bbc parlano di un Prodi scialbo, grigio, che non può competere con un Berlusconi vitale, carismatico. Per rassicurarli, l’Unione ha tirato fuori un manifesto sulla “serietà al governo”. Un difetto di immaginazione viene ora riconosciuto e trattato come un vanto. Funzionerà? E’ possibile. E’ però anche dubbio.

Le polemiche sulla noia prossima ventura erano già cominciate da tempo, e un altro supergrigio campione della democristianità, il Marco Follini, ci aveva impartito qualche giorno fa una gentile e succosa lezioncina sulle virtù della politica noiosa e sempre molto responsabile. Bisogna ammettere, per serietà e in tutta allegria, che la stagione d’oro dell’antipolitica volge al termine o ha comunque consumato parte della sua energia vitale. Siamo nei grigiori del proporzionale, ci sarà un ritorno di parlamentarismo chiunque vinca, e il mondo gira in modo così vorticoso e turbolento da rendere meno facile allo spirito, alla finezza, alla fantasia, al senso delle sfumature, e anche all’umorismo crasso delle barzellette, di occupare il loro giusto posto nei cuori. Ma il confine tra serietà e seriosità andrebbe difeso con le unghie e con i denti, accada quel che accada.

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – E’ infatti serio attendere che altri ti definisca serio per la serietà delle tue scelte, meno seria, diremmo seriosa, la vanteria di dirsi serio. Abbiamo avuto ragione nelle settimane scorse di un’altra caccola estetica sbucata dalla seriosa mancanza d’immaginazione, il “siamo tutti perbene” pronunciato come un giuramento dai Ds, l’ostentazione di perbenismo che il quotidiano Liberazione ha censurato con la sua solita forza ideologica (un po’ seriosa). Serio sarebbe stato mettere la Tav nel programma, rimpinzarlo di numeri e scadenze, serioso scrivere duecentottanta pagine di expertise cespugliosa su tutto lo scibile umano.

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Serio sarebbe stato leggere il libro di analisi dei dati di Luca Ricolfi, dedicato al Contratto con gli italiani lanciato cinque anni fa da Berlusconi, per concludere magari che il Cav. deve andare a casa, ma per ragioni serie diverse da quelle finora addotte. E’ serioso e grigio dipingere il paese come un ospizio dei poveri e il primo governo della nostra storia durato cinque anni come un’accolita di gangster fannulloni. La serietà, come la semplicità, è difficile a farsi, e non te la puoi attribuire seriosamente e grigiamente esibirla come una bandiera che promette tedio. Tutto questo non è serio.

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