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30 Novembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Harrah’s Entertainment, il gigante americano del gioco di Las Vegas, si prepara a sbarcare in forze in Europa impiantando due grandi case da gioco, stile Las Vegas, che complessivamente costeranno 1,4 miliardi di dollari.

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L’investimento in Spagna sarà effettuato a 190 chilometri a Sud di Madrid, in una cittadina che ha il nome di Ciudad Real. Il complesso di 670 milioni di dollari prenderà il nome irrispettoso di “Regno di don Chisciotte” ed avrà un albergo di 850 camere, un centro congressi, un teatro con 3 mila posti, ma il suo fulcro saranno le case da gioco e appartamenti monolocale, col marchio Caesar. La Spagna, che ha inventato il bingo, forse viene scelta per questo centro, in quanto Harrah pensa che sia il luogo più propizio per sperimentare il trapianto in Europa della cultura americana del gambling, diversa da quella europea, in cui i giochi di sorte, dal lotto alla roulette, sono basati su sistemi di numeri scelti con la cabala e il calcolo sistematico.

Ma Harrah distribuisce il suo rischio, come amano fare, del resto, anche i giocatori d’azzardo. E pensa di comperare in Slovenia il 50 per cento di una casa da gioco attualmente posseduta al cento per cento dalla compagnia statale slovena HIT, situata a Nova Gorica, nella metà di Gorizia ex jugoslava, ora facente parte dell’Unione europea. Il chiaro intento è quello di attirare italiani, austriaci e tedeschi (oltre a cittadini dei paesi ex comunisti), desiderosi di spendere.

L’albergo, in effetti, avrà molte più stanze e il nome del Casinò non sarà Caesar, perché lo stile cercherà di rimanere un po’ asburgico. La Slovenia è un paese cattolico e ciò comporterebbe una ostilità a questo insediamento. Ma essa, pur con due soli milioni di abitanti, ha già 14 case da gioco, di varie dimensioni di cui 8 di HIT. Il regime jugoslavo e poi il frazionamento e le guerre della ex Jugoslavia hanno messo in ginocchio l’economia slovena, che ora cerca di risalire, attirando le imprese estere di ogni specie e confidando nel turismo, anche quello che si addensa attorno alle case da gioco. Resta da vedere se vincerà il modello ispanico o quello ex asburgico.

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