La rivolta dei sindaci contro l’Imu. Monti: “Chi non paga e’ un evasore”

3 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – L’Imu continua a creare tensioni e contrasti: tra i sindaci, ma soprattutto tra i primi cittadini e il Governo. Oggi l’Anci ha lanciato una mobilitazione, che si concludera’ il 24 maggio a Venezia, per chiedere all’Esecutivo di modificare quella che considera ”una imposta statale, non municipale, che rende i cittadini piu’ tassati e i comuni piu’poveri”. Ma il premier Mario Monti non ha dubbi: e’ “inaccettabile” l’ipotesi che non si paghi l’Imu perché si tratta di “evasione fiscale” e per questo “meriterebbe un trattamento molto rigoroso” da parte dello Stato.

E prima ancora della presentazione dell’iniziativa dell’Anci, il titolare del Viminale, Anna Maria Cancellieri, era intervenuta sull’argomento, per ricordare ai sindaci che ”sono ufficiali di Governo, hanno funzioni istituzionali ed e’ bene che non dimentichino mai che portano la fascia tricolore e lavorano per il Paese”. Ma Roberto Maroni ha ricordato al suo successore al Viminale che “i sindaci (prima che “ufficiali di governo”) sono appunto Sindaci, eletti direttamente dai cittadini per tutelare i loro diritti e dare risposte ai loro bisogni”.

Alla Cancellieri ha risposto anche il presidente dell’Anci, Graziano Delrio: ”E’ giusto quel che dice il ministro: le istituzioni devono comportarsi da istituzioni ma vorremmo che lo Stato non si ricordasse che siamo un pezzo della Repubblica solo quando si tratta di chiederci di riscuotere le tasse e gestire l’ordine pubblico. Noi siamo istituzioni tutti i giorni dell’anno, ci comporteremo come tali, non si preoccupi il ministro, ma chiediamo rispetto”. E ancora, secondo il presidente dell’Anci, l’Imu ”non e’ un’imposta municipale ma e’ una patrimoniale. I sindaci non vogliono fare lo sceriffo che di notte prende i soldi dalle tasche dei cittadini, non vogliono essere i gabellieri dello Stato. Se lo Stato ha deciso di fare una patrimoniale lo dica chiaramente: e’ giusto pensare ad una tassazione del patrimonio ma non nascondersi dietro la facciadei comuni”.

Altrettanto duro il primo cittadino di Roma, Gianni Alemanno, il quale ha tra l’altro ricordato che su questa iniziativa tutti i sindaci dei comuni aderenti all’Anci sono compatti, senza distinzioni politiche. ”I comuni – ha sostenuto Alemanno – sono dalla parte dei cittadini e vogliono far crescere questa protesta anche perche’ non sono arrivate risposte dal Governo. Da tempo chiediamo un incontro al premier Monti, che non e’ mai arrivato. Se non arriveranno risposte dal Governo alle nostre richieste di modifica, non potremo che continuare nella nostra azione di mobilitazione”.

Quanto alla protesta fiscale annunciata dalla Lega, secondoDelrio, ”se dal punto di vista politico è legittima la proposta di Maroni, tecnicamente non sarà attuabile. La gran parte dei primi cittadini della Lega sanno che questa è la realtà. D’altraparte siamo in campagna elettorale e questo, certamente, non aiuta”. Anche il primo cittadino di Milano, Giuliano Pisapia, non appoggia la proposta leghista di ‘rivolta fiscale’, confermando l’intenzione di ”combattere ogni forma diillegalita’ fiscale perche’ il nostro compito non deve assolutamente essere quello di incentivare l’evasione, che va contrastata in ogni modo, ma quello di batterci per una veragiustizia sociale e fiscale”.

Sul tema Imu e’ intervenuto anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. ”Il peso dell’Imu – ha detto – e’ effettivamente micidiale. Per questo noi proporremo di attenuarlo e affiancare all’Imu un’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni per ridistribuire meglio il carico”. Il presidente di Sel, Nichi Vendola, ha proposto di ”abolire l’Imu sulla prima casa e sostituirla con la patrimoniale per le grandi ricchezze, intervenire anche tassando le transazioni finanziarie”, mentre per Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, ”la strada maestra per evitare che l’Imu sia l’ennesima scure che si abbatte sui piu’ deboli e’ che iC omuni applichino l’aliquota minima, quella dello 0,2% per millesulla prima casa, compensando le minori entrate aumentando,invece, l’aliquota sugli altri fabbricati”. E mentre variesponenti del Pdl continuano a dirsi ”orgogliosi per averabolito l’Ici”, Beppe Grillo, in un comizio, ha commentato:”aspettano il buco di bilancio per dire quanto dovremo pagare. Non sanno l’importo ne’ le rate, perche’ aspettano di saperequanto e’ il buco per farlo riempire da noi”.

Il contenuto di questo articolo – pubblicato da Repubblica – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

“L’Europa, sul piano della crescita, non sta facendo molto bene”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Mario Monti, nel corso di un confronto pubblico a Roma con il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, spiegando però che l’Ue sta dedicando molte energie alla costruzione delle istituzioni e non ha ancora un mercato unico come quello Usa.

“Il policy making in Europa ha due obiettivi – ha spiegato Monti -: non solo far crescere di più e meglio l’economia, che è già una sfida difficile, ma far crescere se stessa e le sue istituzioni. Questo comporta una rinuncia alla crescita, perché molti vincoli vengono destinati a quelle riforme. Ecco perché l’Europa non si lancia a briglie sciolte nella prateria della crescita”.

Da parte sua, Stiglitz, durante l’incontro organizzato dalla Fondazione ‘Italianieuropei’, ha sottolineato come una politica di austerità, da sola, “non funzionerà” a risollevare l’Europa, ma al contrario peggiorerà la situazione. “Nella storia, nessuna grande economia europea si è mai ripresa rapidamente solo con l’austerità. Deve essere chiaro che la situazione peggiorerà”.

Le rigidità d’Europa. “In Europa – ha proseguito Monti – ci sono più rigidità cristallizzate” che negli Stati Uniti, “non solo il mercato del lavoro, che pure ha fatto dei passi avanti”. Un passaggio che il premier ha dedicato alla difesa della riforma del mercato del lavoro del suo governo, criticata pochi minuti prima da Stiglitz.

“Sono abbastanza d’accordo con l’analisi di Stiglitz, ma su alcuni aspetti no, per via di alcune differenze strutturali tra Europa e Stati Uniti. L’Europa è più sclerotica, ha più bisogno di riforme strutturali”. “Ha ragione Stiglitz – ha sottolineato Monti – quando dice: ‘beh guardiamo al caso degli Stati Uniti, dove il mercato del lavoro è flessibile, eppure in certe fasi l’economia americana non è cresciuta, quindi non aspettiamoci troppo dalle riforme strutturali. Io però mi permetto di osservare che in Europa ci sono molte più rigidità consolidate e cristallizzate che negli Stati Uniti. E non c’è solo il mercato del lavoro, ma c’è soprattutto un mercato unico che non è ancora veramente unico”.

“Grazie a Germania, rispetteremo pareggio di bilancio”. Per Monti, il confronto in ambito Europeo con l’economia tedesca è soprattutto un bene. “Dobbiamo incalzare la Germania, ma anche ringraziarla – ha spiegato il presidente del Consiglio – perché senza i vincoli attuali” al bilancio “l’Italia di oggi sarebbe un Paese vagante nel vuoto ed è sempre possibile” che ciò accada. “Grazie alla Germania – ha aggiunto – è stata attivata una batteria di vincoli oggettivamente angusti e perversi senza i quali non avrebbe accettato di condividere la moneta unica”. E, aggiunge Monti, “rispetteremo l’obbligo di bilancio” sottoscritto con l’Europa “perché abbiamo preso tutte le misure per rispettarlo”.

“Negata per anni mancata crescita italiana”. Sul piano interno, “per quanto brillanti possano essere i governi”, Monti non vede vicino lo scatto in grado di far ripartire un Paese che proprio oggi registra un record nella disoccupazione giovanile, arrivata al 36%. “Non basterà poco tempo per la crescita in Italia” e non bisogna neanche “aspettarsi molto dalla riforma del mercato del lavoro”. “E’ molto importante convincerci che l’insufficiente crescita è esistita – ha aggiunto Monti -, cosa che è stata negata fino a poco tempo fa. Oggi questo mostro della mancata crescita lo vediamo a nostre spese”. “Sono molto desideroso – ha aggiunto – di sapere come, in tempi brevi, si possa rispettare l’obbligo del pareggio di bilancio nel 2013, che rispetteremo, con la graduale riduzione del rapporto debito-pil, coniugando l’esigenza anche di abbassare le tasse e aumentare la crescita”.

“Riforme difficili, Paese corporativo”. Per Monti, “la nostra scarsa crescita deriva da peculiarità culturali dell’Italia”. Come le difficoltà delle riforme strutturali. “Il Paese rimane grandemente corporativo – ha spiegato il presidente del Consiglio -, c’è un rigetto di riforme che si sono lungamente invocate e che, dal momento in cui sono coglibili, vengono rigettate perché, forse, si pensa che sia meglio avere gli alibi per non fare che avere le opportunità di fare”.

“Inaccettabile invitare a non pagare Imu”. Inevitabile, per Monti, un nuovo affondo sulle tasse. “L’Italia è un Paese che non le ama particolarmente – esordisce il premier -, ma ci sono state delle dichiarazioni che considero inaccettabili, come quella che non si paghi l’Imu”. “Noi – ha sottolineato Monti – saremo sempre più pesanti contro l’evasione fiscale: chi evade o incita all’evasione merita un trattamento molto rigoroso da parte della società civile”.

“Non ce l’avevo con Alfano”. Poi, rivolgendosi idealmente al Pdl, Monti ha precisato: “Alfano, Bersani e Casini sono stati leali sostenitori dell’azione del governo. Non ho attaccato Alfano, come è stato detto da sostenitori del suo partito che lo hanno difeso dall’ingiurioso attacco del presidente del Consiglio che non c’è mai stato”. Ma sulla proposta di Alfano, di detrarre dalle tasse i crediti maturati dalle imprese nei riguardi dello Stato, Monti è irremovibile: “Non potremmo permettere che una singola impresa decidesse di fare quella che viene chiamata la compensazione. Sarebbe anche questa disobbedienza fiscale”. Ma, aggiunge Monti, “è ovvio che un parlamentare può presentare un ddl” come quello annunciato dal segretario Pdl “e questo non ha nulla a che vedere con la disobbedienza fiscale”.

Soluzione “europea” per crediti imprese verso PA. Monti ha spiegato che il governo sta lavorando a una “soluzione europea” per risolvere il problema dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese. “Bisognerebbe – ha detto Monti – trovare una soluzione concordata sul piano europeo che permetta, prima dell’entrata in vigore del fiscal compact, di fare un’operazione trasparenza dei debiti verso le imprese: emersione, pagamento, correzione delle statistiche. Da quel momento rien ne va plus”. Questo perché, ha ricordato Monti, pagare i debiti in questo momento significa far aumentare ulteriormente il debito pubblico.

“Investimenti pubblici, non dispero di convincere Germania”. Quanto alla sollecitazione dei sindacati, per un intervento pubblico a sostegno dell’economia e dell’occupazione, il presidente del Consiglio ha detto di “non disperare” di convincere la Germania ad accettare investimenti pubblici contro la crisi. “Bisogna creare il futuro”, ha spiegato Monti, “allora gli investimenti pubblici dovrebbero avere un trattamento diverso” ma “come si fa ad aprire la mente tedesca?”. “In Germania – ha proseguito Monti – la domanda è qualcosa di cattivo, quindi noi dobbiamo cercare di tradurre l’argomento in maniera convincente. Anche Obama mi ha chiesto come possiamo persuadere i tedeschi. Ma per loro la politica è parte della filosofia morale e la crescita è il merito di un comportamento virtuoso. Può darsi che col tempo ci riusciamo, ma ci vuole una traduzione concettuale”.

“Spending review, su Bondi superficialità”. Mario Monti bolla come “superficiali” le critiche alla nomina di Enrico Bondi a Commissario alla spending review: ha competenze che non necessariamente un ministro tecnico ha e tempo per dedicarsi ad un lavoro difficile, ha argomentato il premier. “Il compito di Bondi non è quello di salvare il Paese, ma di aiutare il governo a realizzare tagli mirati, che è una cosa molto difficile da fare. Si tratta di una scelta ragionevole, la nomina di Bondi”.

“Speravo in Forza Italia…”. A Stiglitz, cui si rivolge chiamandolo “Joe”, Monti ha ricordato che “mi è stato chiesto nel novembre scorso” di fare il premier, “ma ci sono persone che pensano che io volevo farlo”. Dal presente, il premier fa un lungo salto all’indietro, ricordando le speranze riposte in Forza Italia, attese poi andate deluse. “Nonostante avesse avuto Luigi Einaudi – ha detto Monti -, in Italia una cultura liberale non c’è stata. Nel ’94 nacque un nuovo movimento politico, visto come portatore di molte istanze e fremiti, anche da parte mia. Ma non fu portatore di un’ordinata cultura da schiaciasassi verso la programmazione delle liberalizzazioni e la rimozione dei vincoli corporativi”. Tant’è vero, aggiunge Monti, che in italia si è assistito “al paradosso che ha fatto più liberalizzazioni la sinistra della destra”.

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