LA RIPRESA E LE SUE DROGHE

12 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Un po’ da tutte le parti (ma soprattutto dall’alto, dalle autorità) si suonano le stesse trombe: la crisi è finita, è arrivata la ripresa, evviva evviva. E i numeri che escono dalle varie centrali statistiche sembrano confermare che siamo entrati in una fase ormai positiva. Ora, è noto che dentro le crisi l’ottimismo fa bene. E’ una buona medicina perché impedisce alla crisi stessa di avvitarsi su se stessa e di diventare quindi irrisolvibile. E’ comprensibile, allora, che le autorità si affannino a dire che tutto va bene e che al posto della Grande Crisi che doveva stenderci tutti adesso ci sarebbe addirittura la ripresa.

Ma a questo proposito conviene fare almeno una precisazione. Segnali di ripresa si notano (anche consistenti in qualche caso), ma vorrei anche vedere che non ci fossero. Se mai sul pianeta c’è stata un’economia drogata, piena di ogni sorta di anfetamine, è proprio quella in cui siamo immersi in questa stagione. Il denaro (per quel che conta, ma conta) è stato messo in giro di enormi quantità e a costo praticamente zero. Tutto quello che poteva essere finanziato è stato finanziato, a partire dalle auto e dalle case. Tutte le industrie (e le banche) nei guai che hanno potuto essere salvate (con iniezioni di denaro pubblico), lo sono state (soprattutto in America).

E adesso, si dice, è arrivata la ripresa, come conseguenza di tanti sforzi. Tutto vero. Ma senza dimenticare mai che, per il momento, ci stiamo muovendo dentro un’economia con la cocaina che le esce fin dalle orecchie. C’è chi ha fatto qualche conto, ad esempio, e sostiene che il 3,5 per cento di ripresa del Pil americano (nel terzo trimestre dell’anno), se viene depurato da tutti gli aiuti rovesciati su quel sistema, si riduce semplicemente a zero. Il che è sempre meglio del meno 6 per cento di inizio anno, ovviamente. Ma sempre di economia drogata si tratta.

Tutto questo per rendere chiaro che non siamo affatto in un regime di normalità. L’economia ha ripreso a muoversi, ma la sua corsa non è quella “normale”: è quella dovuta una massa impressionante di anfetamine.
Meglio questo, si dirà, della crisi. Certo. Ma il fatto che la ripresa di queste settimane sia dovuta all’uso di tanti stimolanti, ci in duce a pensare che la ripresa stessa (quella vera, quando verrà) non potrà essere veloce e rapida. E questo perché le anfetamine in questione, alla fine, altro non sono che denaro pubblico.

Quasi tutti i bilanci degli Stati sono stati sfondati nello sforzo di stimolare l’economia. E allora è ovvio che, mano a mano che si andrà davvero verso una ripresa autonoma, gli stimoli dovranno essere ritirati. Il denaro dovrà tornare a costare di più, i sussidi per le case e le automobili dovranno cessare, e, in qualche caso particolarmente disgraziato, si potranno vedere anche nuove imposte (per sistemare un po’ i bilanci pubblici).

In sostanza, siamo dentro una fase di transizione in cui da un lato l’economia sta prendendo velocità (perché le è stato saggiamente impedito di crollare), ma alla quale verrà via via tagliato il grosso del carburante in rapporto al suo progressivo miglioramento.

Da una parte, insomma, si preme sull’acceleratore e dall’altra si agisce sul freno. Tutto questo configura uno scenario in cui la crescita sarà molto bassa e molto lenta proprio perché l’opera­zione di “disintossicazione” è delicata, ma anche urgente. L’urgenza nasce dal fatto che, dentro un’economia drogata, possono maturare in fretta altri disastri, come quello rappresen­tato dai carry traders, che prendono il denaro offerto oggi a costo quasi zero per lanciarsi poi nelle speculazioni più avventate che si possono trovare sul mercato. Anche a rischio di provocare qualche nuovo crac dopodomani. Tutti capiscono, in sostanza, che vivere dentro un’economia drogata può essere molto pericoloso. Ma oggi questo c’è. Per uscirne, bisognerà ritirare la droga in fretta e accettare quindi una crescita modesta per anni e anni.

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