LA PROVA DEI TASSI SI AVVICINA
PER TRICHET

7 Novembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Per Jean Claude Trichet alla presidenza della Banca centrale europea, si prepara un periodo di scelte difficili e pressioni costanti. Con l’olandese Wim Duisenberg l’Eurotower era stata accusata di un’ossessiva attenzione all’inflazione, figlia di una concezione della politica monetaria tutta tedesca, ed ora l’evoluzione economica mondiale rischia di pretendere dal suo successore il pagamento di tutti gli errori e i tentennamenti degli anni precedenti.

L’economia americana è in pieno decollo, dopo la crescita mostruosa del pil nel terzo trimestre (+7,2%), anche i dati sulla disoccupazione – i sussidi di disoccupazione sono scesi al livello del gennaio 2001 – si stanno intonando con il roseo scenario dipinto dagli altri indicatori economici: la produttività nel terzo trimestre è cresciuta di un altro 8% e gli utili aziendali delle società quotate sono saliti del 23%.

E già si scommette sul momento in cui il segnale più evidente del nuovo ciclo economico, la risalita generale dei tassi, comincerà a manifestarsi. La banca australiana si è già mossa e la Bank of England ha aumentato i tassi di un quarto di punto, a 3,75% – anche se sono decisioni determinate per lo più da fattori interni.

Ciò non toglie che siano già evidenti i problemi che dovrà affrontare Trichet: per vedere i segni di ripresa in Europa bisogna esser dotati di un buon microscopio e per gli interessi europei l’ondata di rialzo dovrebbe avvenire il più tardi possibile almeno tra un anno. Per fortuna, Alan Greenspan mostra di non aver fretta nel riportare il costo del denaro americano lontano dagli attuali minimi (1%), ma è solo una questione di mesi.

Già ieri la Bank of England ha alzato i tassi di un quarto di punto. Quando accadrà, Trichet e tutto il direttivo si troverà a dover scegliere: ragionare come faceva Duisenberg e seguire gli Usa per evitare la caduta dell’euro e il rischio d’inflazione o lasciare i rubinetti della moneta aperti nella speranza di non soffocare – per allora si spera si sia avviata – la nascente ripresa europea. Solo in quel momento capiremo se a Francoforte c’è stata una vera successione. E qualunque strada sarà intrapresa susciterà critiche e pressioni.

La speranza è che il navigato banchiere francese, dopo aver rischiato di non arrivare mai al vertice dell’Eurotower, non abbia paura di osare e smentisca con i fatti la retorica sulla continuità di gestione e la necessità di una moneta forte. Insomma che non accetti di essere un «altro tedesco».

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