La prossima bolla viene dalla Cina ma non e’ immobiliare

24 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Le vendite al dettaglio sono cresciute annualmente di circa il 15% nell’ultimo quinquennio. Il Pil ha saputo passare in 12 mesi da +8% a +12%. Giganti come Apple (AAPL), Ibm (IBM) e Intel (INTC) li’ generano profitti tanto che il numero uno di quest’ultimo gruppo, Paul Otellini, ha detto “grazie a Dio” esiste questo paese.

La struttura economica della Cina sta mutando: prima pesantemente dipendente dall’export ora cerca un salutare equilibrio con i consumi interni. Le operazioni a debito si fanno sempre piu’ difficili, soprattutto nell’immobiliare, con parametri sulle riserve che le banche devono avere ben piu’ stringenti di istituti come Citigroup (C) e Bank of America (BAC). A cio’ si aggiungono anche i limiti impoti per avere accesso a un mutuo.

C’e’ chi giudica questi espedienti da parte delle autorita’ locali la mossa giusta che ben fa sperare per il futuro dell’economia di Pechino e dintorni. Ma c’e’ una mania che sembra dilagare tra molti investitori tanto da far pensare alla prossima bolla. No, non e’ quella immobiliare….

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