LA PROCURA INDAGA SU LODI E CREDIEURONORD

5 Ottobre 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – La tempesta su Lodi sembra non avere fine. Dopo l´indagine sulla scalata Antonveneta, un nuovo fascicolo aperto dalla procura di Milano mette in imbarazzo la neonata Banca Popolare Italiana. I pm stanno infatti cercando di vedere chiaro nei meandri della farraginosa manovra che, alla fine del 2004, portò al salvataggio della cosiddetta «banca della Lega», la disastrata Credieuronord.

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Nei giorni scorsi, quando gli uomini del nucleo provinciale della guardia di Finanza di Milano – gli stessi che stanno conducendo l´indagine sulla scalata alla banca veneta – sono andati alla sede del gruppo di Gianpiero Fiorani, nessuno dei dirigenti lodigiani si è stupito. Di questi tempi, da quelle parti, ci sono più finanzieri che impiegati. Quando però i militari hanno tirato fuori il mandato, allora sì che si sono spalancate le bocche. La richiesta della procura era ben diversa dalle solite: esibire il contratto con cui la Banca Popolare di Lodi ha ratificato l´acquisto della Credieuronord. Anche la firma del pm in calce al documento era diversa: invece di quella della coppia Fusco-Perrotti, ormai temutissima da quelle parti, c´era il dottor Riccardo Targetti.

L´inchiesta, stando al poco che trapela dal riserbo degli inquirenti, ha avuto origine dalle ceneri dell´indagine sui cosiddetti fallimenti gonfiati alla sezione fallimentare del tribunale di Milano. Parte del provento di quei «furti» era stata riciclata attraverso la Credieuronord. E per questo la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio, tra gli altri, di Carlo Conti, ex direttore generale dell´istituto, e Alfredo Molteni, ex direttore responsabile di sala e delle segnalazioni antiriciclaggio.

La delicatezza del nuovo fascicolo aperto da Targetti è evidente, soprattutto se si considera la vicenda dal punto di vista politico: in molti hanno individuato proprio in quell´operazione il punto di saldatura tra l´asse Fazio-Fiorani e la parte politica che, nella partita con Abn Amro, l´ha sostenuto. La storia di Credieuronord è infatti un groviglio inestricabile di finanza e politica. È il racconto del fallimento leghista di costituire una banca padana. È forse la spiegazione del giro di valzer dei leghisti, che in pochi mesi da oppositori di Bankitalia e di Fazio diventano alleati fedeli di Via Nazionale e del governatore. In mezzo a tutto questo sta Gianpiero Fiorani, che decide di salvare il piccolo istituto sull´orlo del naufragio.
Credieuronord nasce nel 2000, grazie a una campagna a tappeto nelle sezioni della Lega, sollecitata con una lettera da Umberto Bossi.

Vengono raccolte 3.000 sottoscrizioni fino a 100 milioni di lire ognuna. L´obiettivo dichiarato: «Portare avanti gli ideali della Lega: la difesa del risparmio delle famiglie e della piccola e media impresa». Si parte con due sportelli: a Milano e Treviso. Ma il bilancio del 2003 si chiude con 8 milioni di euro di perdite, 12 di sofferenze su 47 di impieghi. La tecnica creditizia pare singolare: la metà delle sofferenze fanno capo a cinque soggetti, tra cui la società Bingo.net che ha tra i soci il sottosegretario Maurizio Balocchi. Lo stesso Balocchi che insieme con l´altro sottosegretario Stefano Stefani è amministratore della banca.

Ma il crollo della banca avrebbe coinvolto anche una mezza dozzina di deputati del Carroccio. Nel maggio 2003 è proprio un´ispezione di Bankitalia a far emergere il dissesto, prevedendo anche «l´irrogazione di sanzioni amministrative e pecuniarie in relazione alle gravi infrazioni». Poi la rivoluzione: arriva il soccorso di Fiorani, sollecitato, secondo i maligni, proprio dal governatore. Certo, Lodi ha rilevato molte banche popolari, resta però difficile capire quali ragioni possano aver indotto Bpl a prendere in carico un istituto con due sportelli e tanti debiti. E adesso i documenti su quell´acquisizione sono nelle mani della procura.

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