LA PENTOLA BNL
E’ ENTRATA
IN PRESSIONE

11 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – La pentola Bnl è entrata in pressione. Ora tutti si domandano chi e come sarà in grado di evitare che esploda. E gli sguardi puntano in diverse direzioni: Bilbao, Siena e naturalmente Roma (e precisamente, via Nazionale). L’assoluta tranquillità del consiglio di amministrazione di ieri conferma che tutti i protagonisti (patto, contropatto e potenziali aghi della bilancia, come Mps) si trovano di fronte alla scelta se compiere l’ultimo passo verso lo scontro frontale o più probabilmente attivare le diplomazie sotterranee. L’ufficializzazione, da parte della Consob, dell’operazione con cui Vito Bonsignore è salito al 2,712% di Bnl serve solo a ribadire che ormai il patto di Bbva, Diego Della Valle e Generali, e il contropatto guidato da Francesco Gaetano Caltagirone e dagli immobiliaristi e costruttori a lui vicini (Giuseppe Statuto, Danilo Coppola, Stefano Ricucci, Ettore Lonati e Pietro Grazioli), si fronteggiano alla pari, entrambi ufficialmente poco sotto la soglia del 30%. Per quanto solletichi il mercato e i tanti raider che si stanno posizionando sul titolo (i titoli Bnl hanno chiuso con un rialzo dell’1,33% a 1,983 euro con volumi molto elevati), l’ipotesi che si arrivi a una soluzione spettacolare dei due fronti che si fronteggiano a colpi di opa rimane la meno plausibile. E’ impensabile che Banca d’Italia permetta all’istituto di finire in mano o al socio forte spagnolo del patto, o viceversa controllata dai soci non bancari del contropatto. Ciò non toglie che al momento una soluzione diversa è tutta da costruire e i tempi sono stretti, nessuna delle due parti può pensare di arrivare all’assemblea di aprile a una drammatica conta. Qualunque fosse il vincitore non assicurerebbe un consiglio di amministrazione stabile per governare la banca. Lo hanno capito persino gli spagnoli del Bbva, che ieri si sono sforzati di mandare segnali distensivi, dopo che tutti gli avevano attribuito propositi bellicosi (d’altronde avrebbero le disponibilità finanziarie per farlo), contro i contropattisti e contro persino la Banca D’Italia. Juan Perez Calot, che siede anche nell’esecutivo di Via Veneto ha negato che ci sia un tentativo di “scavalcare” i divieti nazionali attraverso la richiesta di pronuncia all’Antitrust europeo ( anche se il patto Bnl è l’unico ad essere stato a suo tempo approvato a Bruxelles) e sull’eventualità di salire oltre l’attuale quota nella Bnl, avverte che «c’è spazio per fare qualcosa prima».
Il riferimento è ovviamente alla Banca d’Italia per attivarsi verso una soluzione diversa. D’altronde, si fa notare da parti vicino al patto, che oltre al dovere di vigilare sul sistema, qualche colpa di “distrazione” nella ferrea moral suasion, via Nazionale deve ammetterla, visto che Caltagirone e soci sono ad un passo dal controllo teorico della banca pur non potendo contare sull’appoggio (necessario per legge) di altre banche. L’ipotesi diventa rimettere in campo Siena, e rilanciare la fusione naufragata tempo fa. Un accordo con l’istituto senese permetterebbe di sbloccare la situazione: patto e contropatto si diluirebbero sciogliendosi e tra i loro esponenti più interessati al progetto industriale potrebbe nascere un nuovo nucleo attorno a due soci forti (Bbva e Fondazione Mps). Certo ai problemi che fecero saltare l’accordo allora (la riduzione della quota in mano alla fondazione Mps, il ruolo degli spagnoli, la scelta del management) si aggiungerebbero i molti interessi dei nuovi soggetti (alcuni interessati a fare i banchieri, altri più alle plusvalenze immediate), ma nonostante questo non è la meno impraticabile e la più pericolosa rispetto agli altri possibili esiti. A chiedere un intervento di Bankitalia sono anche i sindacati della banca, schierati con il management e il Patto, che è «formato prevalentemente da soggetti finanziari di grande solidità e credibilità internazionale» invece, per Fiba-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca, Dircredito: «La presenza di una serie di azionisti, che vanno acquisendo quote rilevanti del capitale azionario senza finalità trasparenti, la presenza di un contropatto, che sembra interessato più a forme di speculazione finanziaria o ad assumere ruolo per conto di altri, così come anche la ridda di notizie su possibili prospettive di controllo della Bnl da parte di altri gruppi bancari, stanno di fatto operando una destabilizzazione del Gruppo Bnl e creando una situazione di incertezza, da oggi alla prossima assemblea degli azionisti di aprile 2005». In questo momento a via Veneto si cerca soprattutto di evitare un terremoto, anche a costo di rinunciare alla strategia “stand alone” perseguita negli ultimi anni.

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