La nuova normalita’ dei mercati

2 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – I mercati finanziari internazionali stanno perdendo la testa, perche’ le fondamenta dei loro fattori di influenza si erodono. L’economia mondiale e’ appesantita da un debito colossale, un calo strutturale della crescita e una riduzione delle prospettive per le imprese.

L’incremento del debito pubblico, secondo Mathias Jenzer, direttore di investimenti (CIO) della sociéta’ Quilvest Switzerland, ha inoltre delle conseguenze nefaste sul sistema bancario, non solo sui mercati finanziari.

Tale situazione, si legge in un’analisi pubblicata sul quotidiano Le Temps, e’ dannosa per gli investitori che alternano cicli relativamente brevi di euforia a periodi di ripiegamento.

In futuro gran parte dei mercati azionari rischiano di somigliare all’indice Nikkei 225 del 1993: ovvero quando la data dello scoppio della crisi giapponese era gia’ passata da quattro anni.

La crisi attuale e’ infatti iniziata esattamente quattro anni fa, quando il crack dei mutui subprime ha messo in ginocchio per primi gli Stati Uniti, prima di contagiare il resto del mondo. La curva dell’indice rivela l’estrema volatilita’ e la tendenza al ribasso di tale evoluzione.

Per gli operatori di borsa una strategia di acquisto e di conservazione dei titoli (“Buy and Hold” in inglese) presenta dei grossi rischi di subire perdite.

Anche se non si tratta di un ribasso tendenziale della borsa, ma piuttosto di oscillazione all’interno di una forchetta prestabilita (vedi grafico allegato), una strategia di questo tipo non offre rendimenti alti.

L’investitore esposto alle borse e in cerca di rendimenti dovrebbe adottare un approccio diverso, molto piu’ reattivo, che si adatti alle oscillazioni di prezzo costanti.

Ecco che si puo’ tracciare allora un parallelismo con il Giappone, dove stagnazione, tendenze deflazioniste e politiche di tassi di interesse vicini allo zero hanno caratterizzato gli anni post crisi.

L’esempio nipponico permette di prevedere cosa succedera’ nei mercati americani ed europei, nel cui caso specifico potrebbe vedere un’ampiezza meno elevata degli sbalzi.

Inoltre il periodo in cui si detiene a lungo un titolo azionario si ripercuote sui rendimenti prevedibili dell’investimento. Esempio: sull’insieme delle azioni dell’indice Nikkei 225 sull’arco di cinque anni, il 20% hanno registrato un calo del 34-44% dal 1993 a oggi.

Nel contesto indicato e’ chiaro che piu’ il periodo di detenzione di un titolo e’ lungo e piu’ rischia di rivelarsi un fallimento. Qual e’ allora la durata ottimale di un singolo investimento? I dati statistici parlano chiaro: sei mesi.

Piu’ il periodo e’ breve e piu’ alta e’ la probabilita’ che il rendimento si collochi nell’area di comfort piscologico. In un’ottica di analisi psicologica del mercato, la strategia di investimento sull’arco di sei mesi consente di ridurre al minimo il rischio di subire perdite ingenti.