La nuova capitale del petrolio? In un paese senza stato né confini

29 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Non ci sono checkpoint presidiati da soldati in assetto di guerra ma vigili urbani disarmati che dirigono un traffico di auto giapponesi nuove di zecca. E non vedi palazzi sventrati dalle autobombe né cumuli di immondizie, bensì aggraziate villette postmoderne sovrastate da grattacieli degni di un emirato arabo.

Quando da Bagdad atterri a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, hai l’impressione di sbarcare in una California mesopotamica, dove perfino i nomi degli eleganti quartieri appena edificati, quali Dream city o Empire city ,lasciano presupporre benessere e potenza.

A essere attratte dal Kurdistan iracheno sono soprattutto le compagnie petrolifere, con cui Erbil, in rappresaglia alla mancata o comunque monca erogazione da parte di Bagdad del 17% del budget iracheno, continua a stipulare accordi senza passare per il potente ministro del Petrolio della capitale. Tra queste compagnie si contano anche alcuno “giganti” quali ExxonMobil, Chevron e Total.

Come altra misura di ritorsione, Erbil vende il petrolio estratto sul suo territorio direttamente ad Ankara, esportandolo a bordo di camion attraverso la sua frontiera settentrionale.

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