LA ‘NEW ECONOMY’? VA BENE AI MONOPOLI

17 Aprile 2000, di Redazione Wall Street Italia

Quasiasi cosa accada nei prossimi giorni, o settimane, o mesi, la maggior parte degli investitori privati o istituzionali, che hanno puntato sulle borse americane, dovra’ ripudiare le regole della “nuova economia”, ovvero:

1) L’unica cosa che conta sono i fatturati, se questi aumentano, sale il prezzo delle azioni, anche in modo del tutto sproporzionato;

2) Le perdite vanno lette come un indicatore di robusti investimenti e pertanto piu’ una societa’ perde, piu’ ha investito nella sua crescita futura. Pertanto se le perdite aumentano, il prezzo delle azioni, anziche’ diminuire, aumenta;

3) L’utile netto di bilancio e’ del tutto irrilevante, se non controproducente, poiche’ indica una scarsa propensione agli investimenti, o addirittura un atteggiamento da codardi. Se crescono gli utili, rallentera’ la crescita e quindi il prezzo delle azioni deve scendere, non salire.

Alan Greenspan, il presidente della Federal Reserve, da tutti considerato una sorta di ‘Master of the Universe’, eccetto che dagli investitori di Wall Street, ha preso come un’offesa personale il fatto che individui adulti, con una buona educazione alle spalle, abbiano accettato ciecamente queste regole.

I suoi sermoni sull'”irrazionale esuberanza” dei mercati non hanno avuto ascolto, nonostante le sue valutazioni fossero largamente condiviste dalla quasi totalita’ degli economisti che lavorano nel mondo accademico.

Anche i gestori dei principali fondi d’investimento sono stati dalla parte di Greenspan, sino a quando non hanno corso il rischio di essere licenziati, visto che la forbice con i guadagni di indici sempre in rialzo si allargava.

Ma naturalmente nessuno osava criticare la “nuova economia”: quando la borsa distribuisce miliardi di dollari e quando anche i guadagni dei piccoli investitori si contano in milioni, cosa possono mai valere le parole?

Tutti hanno obbedito alle regole con ortodossia, quasi si trattasse di un nuovo credo religioso: evitare a ogni costo qualsiasi societa’ consolidata che ottenga profitti, sinonimo di dinosauro della “vecchia economia” e di lenta crescita.

Sino a quando cosi’ tante persone hanno fatto cosi’ tanti soldi – almeno sulla carta – nessuno voleva sentir parlare di investimenti sbagliati, anche se il concettto sarebbe stato alla portata del piu’ modesto economista.

Questo non vuol dire che le regole della “nuova economia” siano di per se’ sbagliate, anzi sono perfettamente valide, ma solo per quelle societa’ che oltre a introdurre un alto contenuto di innovazione, sono poi in grado di sfruttarlo in esclusiva per un lungo periodo di tempo.

Xerox e’ l’esempio classico: dopo aver inventato un nuovo e piu’ efficiente sistema per copiare i documenti, attraverso la protezione garantita dai brevetti, e’ riuscita a trarne enormi profitti per anni.

Migliaia di societa’Internet stanno innovando come Xerox, attraverso l’offerta di nuovi servizi, espandendo le tecniche e le possibilita’ di vendita di un prodotto, ma nessuna ha la possibilita’ di esercitare un monopolio destinato a durare nel tempo.

Al massimo posseggono un marchio conosciuto, come Amazon.com, ma in fondo tutti possono vendere qualsiasi cosa su Internet. Lo stesso discorso vale per le societa’ di telecomunicazioni: nessuna dispone di un’esclusiva tecnologica e anche una compagnia di dieci persone che installa linee DSL puo’ far concorrenza ai giganti del settore.

Questo per dire che le regole 1), 2) e 3) della “nuova economia”, possono funzionare alla perfezione per qualsiasi societa’, basta che sia l’unica a operare nel settore.

Altrimenti fanno la fine di Xerox che, dopo aver fatto ricchi i suoi investitori, perduto il monopolio, ha iniziato anche a perdere soldi.

Il ritorno alla razionalita’ dovrebbe essere sempre benvenuto, ma c’e’ un prezzo da pagare: se la valutazione di tutti i titoli dovesse essere rivista in base ai criteri classici, e in particolare in considerazione dei profitti societari, almeno 5.000 miliardi di dollari di liquidita’ andrebbero in fumo, sparirebbero dall’economia del mondo.

Se poi i mercati europei decidessero di seguire la direzione di Wall Street, come di solito fanno, il buco sarebbe ancora piu’ grande.