LA MINACCIA INFLAZIONE? UNA PURA INVENZIONE

12 Giugno 2009, di Redazione Wall Street Italia

Inflazione? Dimenticatevi questa parola. Con i segnali di recessione che sono ormai alle spalle e i prestiti concessi al governo che sembrano non avere piu’ fine, i falchi dell’inflazione hanno iniziato a circolare sui cieli dei mercati.

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Ma alla fine resteranno solo a guardare, stando al parere degli analisti piu’ scettici riguardo alle ipotesi che dipingono uno scenario dominato dall’inflazione.

“Penso che le paure legate all’inflazione siano completamente sproporzionate”, sostiene l’economista David Jones di DMJ Advisors. “L’inflazione restera’ su livelli piu’ bassi delle attese ancora per un po’ di tempo”, dice Ram Bhagavatula, managing director del fondo hedge Combinatorics Capital, secondo quanto riportato da sito della Cnbc.

A differenza dei precedenti periodi di ripresa economica, in questo caso l’inflazione difficilmente fara’ sentire i suoi aguzzi. Passeranno degli anni prima che torni a rappresentare una minaccia legittima per l’economia.

Perche’? Ecco la risposta degli economisti. “Penso che la debolezza della domanda sia il fattore principale nell’equazione”, dice Chris Rupkey, economista della Banca di Tokyo-Mitsubishi.

Ma Rupkey non e’ il solo a pensarla in questo modo. “La domanda restera’ debole perche’ i consumatori preferiscono risparmiare anzi che lasciarsi andare a spese folli. E’ la prima volta in 25 anni che succede”, osserva Gary Schilling, che gestisce la sua propria societa’ di consulenza.

Da mesi le spese al consumo, segnalano sempre gli economisti, sono in calo nonostante il reddito a loro disposizione stia iniziando ad aumentare, in parte grazie al piano di tagli fiscali varato dall’amministrazione Obama.

“E’ stupido preoccuparsi dell’inflazione quando siamo ancora alle prese con questioni critiche, la piu’ grave delle quali riguarda la perdita di benessere delle famiglie”, aggiunge Bhagavatula.

Anche i dati demografici giocheranno un ruolo importante, perche’, sottolinea Maria Fiorini Ramirez della societa’ di consulenza MFR, la generazione del Baby Boom sta iniziando a invecchiare. “Di solito quando le persone vanno in pensione tendono a spendere meno”.

Ma non e’ il solo fattore che continuera’ a compromettere le spese al consumo. Per la prima volta da decenni, infatti, alcune aziende hanno iniziato a tagliare gli stipendi.

“Gli stipendi rappresentano il 70% dei costi di produzione”, afferma Jones, sottolineando che questo limitera’, se non ostacolera’ completamente, un incremento dei prezzi a livello di produttori, anche se le societa’ sono spesso tentate dal non curarsi del rincaro delle materie prime.

Schilling ha inoltre segnalato un eccesso di scorte. Questo perche’ “i produttori si sono trovati impreparati” quando nell’autunno dello scorso anno l’economia ha iniziato la sua caduta libera dopo il collasso di Lehman Brothers.

Fatte tutte queste considerazioni, Schilling e’ tra quegli economisti che ritengono “molto piu’ probabile” che si verifichi una deflazione piuttosto che un’inflazione.