La Microfinanza, strumento di lotta alla poverta’ in Italia

8 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia
*Ranieri Razzante, oltre ad essere docente di Legislazione Antiriciclaggio all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, è presidente di AIRA, l’Associazione Italiana dei Responsabili Antiriciclaggio. AIRA è un’associazione indipendente, non politica e senza fini di lucro. Il suo compito è quello di diffondere la cultura della lotta al riciclaggio di denaro sporco. Maggiori informazioni su: www.airant.it. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Secondo i dati dell’Istat, la quota di disoccupazione tra gli italiani tra i 15 e i 24 anni ha sfiorato il 30%, con un balzo di 1,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,5 punti percentuali rispetto ad aprile 2009. Si tratta del dato più elevato da quando esistono le serie storiche mensili, ovvero dal 2004. Il tasso italiano e’ nettamente superiore alla quota media dei giovani europei senza lavoro, che segna quota 20%. Due milioni e 623.000 sono le famiglie italiane in stato di povertà, corrispondenti a 7.537.000 persone, il 12,9 per cento della popolazione. Secondo l’Istat il fenomeno interessa l’11,1 per cento delle famiglie residenti. Addirittura peggiori le condizioni degli anziani: solo tra loro, infatti, l’incidenza della povertà è aumentata da 5,8 a 8,2 per cento. E rimane più che mai marcato l’abisso tra Nord e Sud: nel Mezzogiorno vive il 65 per cento delle famiglie sotto la soglia della povertà.
Il dato rappresenta il 10,8% dei nuclei residenti nel nostro Paese: si tratta di 7 milioni 810 mila individui poveri, il 13,1% dell’intera popolazione.
Come sempre la matematica è impietosa e fotografa una situazione che da alcuni anni evolve in peius dando la sensazione di un fenomeno in consolidamento.

E’ probabilmente questa la vera crisi economica, poiché l’altra, quella finanziaria, quella dei consumi, quella delle banche e delle imprese viene come sempre affrontata con urgenza e in qualche modo tamponata per il fine ultimo di far ripartire la macchina economica nazionale. Più complesso e meno redditizio è affrontare questo altro fronte della crisi in quanto più duraturo e radicato, e soprattutto perché diversi sono gli strumenti da utilizzare per sradicare il fenomeno. La povertà, perché è di questo che stiamo parlando, è presente in Italia e come tale va affrontata. Essa deriva sempre da ragioni storiche e porta con sé uno strascico di conseguenze peggiorative del tessuto sociale. La povertà è connessa alle strutture, alla cultura, o meglio alla loro mancanza, comporta l’esclusione sociale e l’abbandono della persona, ma soprattutto fa radicare false convinzioni e una perdurante mancanza di fiducia generalizzata nella società oltre che ad una endemica disincentivazione al lavoro e all’impresa.

La crisi sociale che ne segue non può essere affrontata (o almeno non solo) attraverso gli strumenti convenzionali, quella che comunemente viene denominata iniezione di fiducia: far affluire liquidi per tamponare emorragie finanziarie in determinati settori al fine di stimolarne la ripresa.

Quali possano essere le eventuali soluzioni al problema, non è facile stabilirlo con valutazioni a priori, ma da parte nostra appare concreta la prospettiva secondo cui per una crisi non convenzionale, si debbano utilizzare strumenti non convenzionali. Tra questi appare il più valido il sistema del microcredito. Nato nelle zone remote e depresse del Bangladesh (il paese più povero al mondo) su iniziativa del Professor Yunus (che per la sua opera venne insignito nel 2006 del premio Nobel per la Pace), il microcredito ha ricevuto il plauso delle istituzioni bancarie e finanziarie mondiali, quale strumento utile, e quasi indispensabile, alla lotta alla povertà. Lecito è domandarsi se uno strumento di questo genere possa essere compatibile con le strutture sociali ed economiche nazionali italiane, e quindi se possa essere importato come mezzo di risoluzione della nostra crisi.

A nostro avviso, la crisi passa anche e soprattutto per un approccio mentale negativo al problema: lo scoramento di non riuscire a sollevarsi da situazioni iniziali di svantaggio. Oltre all’erogazione di servizi di credito, l’istituzione di micro finanza può e deve supportare lo sviluppo personale ed economico del soggetto coinvolto nella micro o piccola impresa finanziata. Ciò può avvenire attraverso l’erogazione di servizi di formazione e assistenza tecnica in relazione a specifiche esigenze di ciascun soggetto.

Tali servizi accessori al credito sono comunemente individuati nei seguenti:
servizi di business management, che aiutano i beneficiari a migliorare il controllo e l’efficienza della propria attività economica;
assistenza tecnica, da parte dell’intermediario volta ad assistere i beneficiari ed ad incoraggiarli nel rientro dei pagamenti qualora necessario;
servizi di marketing, utile ad incrementare ad esempio i servizi offerti e le vendite dell’attività. Quest’ultimo servizio risulta tra i più necessari al fine di colmare quelle lacune di conoscenze economiche (know how) e di strutture di business che necessariamente la maggior parte degli utenti di questo mercato possiede. L’intermediario in questo modo inizierebbe a rivestire un ruolo totalmente differente rispetto a quello sinora ricoperto. Non più solo quello scomodo ruolo di esattore di rate ed interessi, che troppo spesso ingessano e sommergono le imprese anche quando queste dimostrano di avere buoni flussi di cassa, ma soprattutto un ruolo ausiliario, di affiancamento per colmare tutte le mancanze del beneficiario ed assecondare le sue esigenze, per permettergli di ottenere una porzione di mercato nel quale posizionarsi stabilmente; servizi accessori, per l’adempimento di obblighi legali, contabili, fiscali o amministrativi.

La microimpresa diviene così il fulcro sul quale far ruotare l’asse della soglia della povertà per invertire il trend e consentire al beneficiario di risalire la china, dandogli sostanzialmente una alternativa economica.
Il problema a cui bisogna dare il più velocemente possibile una risposta è quello di capire se un sistema così delineato possa essere di per sé integrato nell’economia italiana e nella sua trama legislativa o se questa possa costituire sostanzialmente un ostacolo al suo sviluppo. L’inversione della tendenza attuale, che vede una forte contrazione dell’offerta di credito (in gergo, credit crunch), può generare proprio dal microcredito. Da alcuni anni questa esigenza ha cominciato ad affacciarsi anche nei discorsi del palazzi, su spinta soprattutto delle tendenze internazionali. Il 2005 venne ad esempio proclamato dalle Nazioni Unite anno internazionale del microcredito: in quell’anno 66 milioni di famiglie povere nel mondo hanno cominciato a beneficiare di micro finanziamenti. L’obiettivo della campagna per il microcredito è quello di raggiungere il maggior numero possibile di famiglie per permettere loro di generare autonomo sostentamento e toglierle definitivamente dalla prigionia della povertà. Ad oggi però lo sforzo maggiore è stato impresso da organizzazioni no profit e, in verità, in maniera ancora non del tutto soddisfacente dalla Banca Mondiale (l’investimento totale annuo per la micro finanza non supera l’1%).

In Italia da alcuni anni si è avvertita l’esigenza di dare inizio a programmi di micro finanziamenti, dapprima sottoforma di sforzo privato da parte di enti non governativi, sino ad arrivare ad iniziative istituzionali. Da segnalare in questa direzione è la fondazione del Comitato Nazionale Italiano Permanente per il Microcredito, naturale prosecuzione di un progetto iniziato proprio nel 2005 in occasione del già citato anno internazionale del microcredito. La sua funziona attuale è dare sviluppo a programmi di finanziamento e assistenza nell’ottica di sviluppo sia nazionale che di cooperazione internazionale. Il Comitato intende favorire l’accesso al credito per quelle categorie che per motivi reddituali o per mancanza di garanzie reali adeguate difficilmente potrebbero avere accesso ai canali convenzionali di finanziamento.
Anche l’ABI (Associazione Bancaria Italiana) si è mossa con decisione in questa direzione, concludendo accordi con alcuni istituti di credito operanti sul territorio italiano per far fronte alla richiesta di finanziamenti.

Stando ai recenti dati pubblicati dall’Abi sul tema “Banche e inclusione finanziaria: indagine sul territorio italiano”, infatti, risulta che ben il 24% dei servizi di risparmio è dedicato della cosiddetta categoria “micro finanza”, mentre il 22% del credito e il 26,2% dei conti corrente va alla clientela giovane. I servizi di risparmio di micro finanza sono utilizzati nel 13,5% dei casi da studenti, mentre quelli di credito ne riguardano il 9% ed oltre il 14,2% se si considera il comparto dei conti correnti e dei servizi di pagamento. Coinvolge anche ai lavoratori atipici questa forma di finanziamento, che se ne avvale nel 10% dei casi per servizi di risparmio, per il 13% per il credito, e nel 12% per conti correnti e servizi di pagamento.
Oggi, infatti, sono 10.672 le filiali pronte a realizzare le opportunità previste dall’intesa e che prevede la partecipazione di 700 persone, 57 banche, 102 Caritas e 30 enti locali.

Il fondo di garanzia, con una dotazione iniziale di 30 milioni di euro, consentirà di erogare fino a 180 milioni di euro di finanziamenti (garantiti al 50%) che potranno anche aumentare nel corso del tempo. Si tratta del più grande programma di microcredito realizzato in Italia, unico in Europa per caratteristiche e livello di coinvolgimento dell’industria bancaria.
I finanziamenti ammissibili alla garanzia hanno un importo non superiore a 6 mila euro e vengono erogati in tranche successive, secondo modalità concordate tra banca e cliente. Il finanziamento può essere esteso per ulteriori 12 mesi per un importo massimo di ulteriori 6.000 euro previa valutazione da parte della banca. Il piano di rimborso del prestito decorre trascorsi 12 mesi dalla delibera e con una durata massima di 5 anni. E’ previsto che a tale finanziamento si applichi un tasso annuo effettivo globale (Taeg) non superiore al 50% del tasso effettivo globale medio (Tegm) sui prestiti personali.

E’ fatta salva la possibilità per le diverse banche aderenti di proporre eventualmente condizioni migliorative. La micro finanza ed il microcredito, secondo quanto dichiarato nella Relazione Programmatica del Comitato, possono assumere un ruolo centrale nella lotta alla povertà ed all’esclusione finanziaria.

Alle numerose ragioni strutturali più volte richiamate – scarsa trasparenza dei prodotti, presenza di operatori non regolamentati – è doveroso accostare il tema di fondo della eticità della finanza e, in particolare, della scarsa attenzione prestata all’eticità nella offerta e nella domanda di servizi finanziari.

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