La massa oscura ha la forma di un pallone da rugby

22 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – La materia oscura somiglia a un pallone da rugby. La componente misteriosa che occupa il 25% dell’universo appare così nell’ammasso di galassie Abell 383, distante 2,3 miliardi di anni luce dalla Terra. Il risultato si deve alla prima mappa in 3D della materia oscura, descritta in due studi pubblicati sulle riviste The Astrophysical Journal e Monthly Notices, entrambi a firma italiana.

Il primo lavoro è coordinato da Tommaso Treu, che lavora nell’universita’ della California a Santa Barbara, e l’altro da Andrea Morandi, ricercatore al Wise Observatory di Tel Aviv, in Israele.

Gli studi, spiega una nota dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), si sono avvalsi delle informazioni catturate dai telescopi spaziali Chandra, della Nasa, e Hubble, gestito da Nasa ed Agenzia Spaziale Europea (Esa). Hanno contribuito ai dati anche tre telescopi basati a terra: il Very Large Telescope (Vlt) dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso) in Cile e dello Sloan Digital Sky Survey, e Subaru, sulla cima del Mauna Kea, alle Hawaii.

Analizzando la distorsione indotta dall’attrazione gravitazione della materia, sia ordinaria, sia oscura, di Abell 383 sulla luce delle galassie che si trovano alle spalle dell’ammasso, gli astronomi sono riusciti a ricostruire non solo la proiezione bidimensionale della materia oscura, ma anche la sua distribuzione in profondità, lungo la linea di vista: dunque, in 3D.

“In astronomia noi vediamo immagini 2D di sorgenti nel cielo, un po’ come nelle immagini che scattiamo con la nostra macchina fotografica. Il mio lavoro – spiega Morandi – propone una nuova tecnica per ricostruire l’immagine 3D di un ammasso combinando dati in diverse lunghezze d’onda, come in una visione cinematografica 3D atta a trasmettere la sensazione di tridimensionalità degli oggetti”.

L’idea generale, prosegue il ricercatore, è la seguente: “supponiamo di partire da un ammasso ideale sferico, a cui corrisponde una certa temperatura, misurata tramite emissione di raggi X, e una massa. Se aggiungiamo massa lungo la linea di vista, in modo da avere un ammasso allungato nella direzione della profondità (una sorta di pallone da rugby), questo aumenterà sia la temperatura che la massa dell’ammasso, calcolabili teoricamente. Quindi, combinando dati di raggi X e ottici, è possibile ricostruire la profondità, e più in generale la struttura 3D degli ammassi”.