La manovra passa al Senato, tafferugli nel centro di Roma

8 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Via libera del Senato alla fiducia sul maxiemendamento alla manovra. I voti favorevoli sono stati 165, i contrari 141 e 3 gli astenuti. Il testo passa adesso all’esame della Camera per la seconda lettura dove il disco verde è atteso entro il fine settimana. L’entità del decreto dopo il passaggio a palazzo Madama sale a 54,2 miliardi nel 2013, anno in cui si dovrà raggiungere il pareggio di bilancio. Le novità valgono 4,3 miliardi per l’anno prossimo, gettito che arriverà quasi interamente dall’aumento di un punto dell’Iva.

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Tra le altre misure introdotte nel primo passaggio parlamentare anche il contributo di solidarietà del 3% per i redditi oltre i 300mila euro e l’anticipo al 2014 dell’avvio graduale dell’aumento dell’età di pensionamento delle donne del settore privato. La manovra di ferragosto, che oggi supera il primo step del Parlamento, è stata approvata con urgenza dal governo a un solo mese di distanza dall’altra manovra di luglio per mettere al riparo l’Italia dalle forti tensioni sui mercati finanziari. L’acuirsi della crisi economica ha infatti messo Roma nel mirino e ha imposto all’esecutivo l’anticipo del pareggio di bilancio al 2013 dal 2014 inizialmente concordato con la Ue. La nuova correzione dovrebbe abbattere il deficit pubblico dal 3,9% del 2011 all’1’6% nel 2012 e poi arrivare l’anno successivo all’azzeramento del disavanzo.

Alcuni momenti di tensione si sono registrati davanti all’ingresso principale di Palazzo Madama, mentre era in corso la prima chiama per il voto di fiducia sulla manovra economica. Secondo quanto riferiscono alcuni responsabili del servizio d’ordine in corso del Rinascimento, dove affaccia l’ingresso principale del Senato, circa 400 manifestanti hanno tentato di avvicinarsi al palazzo da piazza Navona, ma sono riusciti ad arrivare solo fino ai cellulari della polizia parcheggiati in modo da bloccare il collegamento tra la piazza e Palazzo Madama.

Sempre secondo quanto riferito dallo stesso funzionario, i manifestanti pur non essendo riusciti ad arrivare al portone, hanno lanciato alcuni petardi e fumogeni e si sono poi allontanati. Sono intervenuti agenti della polizia in assetto antisommossa, blindando tutta la zona, ma per ora non ci sono stati ‘contatti’ tra manifestanti e forze dell’ordine. Il corteo di Cobas e Usb si è quindi spostato in direzione Palazzo Grazioli, residenza del Premier Silvio Berlusconi, senza però riuscire a raggiungerla. E’ stato infatti bloccato dalle forze dell’ordine, in assetto antisommossa, che ha chiuso l’accesso a via del Plebiscito.

Dal corteo sono stati esplosi alcuni petardi. I manifestanti si sono quindi mossi in direzione Montecitorio, con nuovo lancio di petardi e anche di qualche bottiglia, e intonando slogan contro il Premier Silvio Berlusconi. Al momento è bloccato dalle forze dell’ordine anche il transito dei pedoni a piazza Colonna.

SACCONI: LE SUORE VIOLENTATE PER SPIEGARE LA MANOVRA

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ROMA – Alla vigilia della riunione della Bce che potrebbe decidere di non acquistare più i titoli italiani, il Parlamento mette un punto fermo con l’approvazione della manovra da parte del Senato, dopo un mese di incertezze di governo e maggioranza sulle misure da inserire nel decreto.

L’ultima versione contenuta nel maxi-emendamento contiene norme che danno un gettito sicuro, come avevano chiesto il presidente Napolitano e la Commissione europea. Le opposizioni, pur contrarie, non hanno fatto ostruzionismo, come già avvenne con la manovra di luglio. Resta inevaso il capito della crescita, con il Fondo monetario internazionale che ha oggi tagliate le stime dell’Italia, scenario che renderebbe più difficile al nostro Paese abbassare il rapporto tra debito e Pil. L’aula del Senato ha approvato la fiducia posta dal governo sul maxi-emendamento, con 165 voti a favore e 141 contrari. Il testo passa alla Camera per la conversione del decreto in legge. La nuova versione della manovra ne rafforza i saldi (più 4,3 miliardi) portando la correzione complessiva dei decreti estivi a 54,265 miliardi.

Il tutto grazie a misure che danno un gettito non aleatorio come invece era quello derivante dalla lotta all’evasione. La norma di maggior impatto è l’aumento dell’aliquota Iva dal 20 al 21%, che nel maxi-emendamento è accompagnata dall’innalzamento graduale dell’età pensionabile delle lavoratrici del settore privato e dal contributo di solidarietà per i redditi oltre i 300.000 euro.

Misure con un gettito certo erano state sollecitate dal presidente Napolitano lunedì e martedì dalla commissione Europea attraverso il vicepresidente Antonio Tajani, dopo le parole del presidente della Bce, Jean Claude Trichet a Cernobio, interpretate come il preludio alla decisione della Bce a non sostenere più i Bpt sul mercato. E oggi Tajani ha detto che la manovra “va nella giusta direzione”.

L’opposizione, sollecitata dal presidente Napolitano, ha evitato come avvenne a luglio l’ostruzionismo, ma sul merito non ha fatto sconti nelle sue critiche. “L’importante è fare presto. Noi comunque non condividiamo la manovra e voteremo contro”, ha sintetizzato il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa. Per Pierluigi Bersani, segretario del Pd, “il taglio ai servizi locali, il taglio delle detrazioni fiscali e l’Iva fanno cascare tutta la manovra addosso ai ceti popolari”. Il che avrà pure un effetto recessivo. Anche il fronte dei sindaci si è piegato alla necessità di approvare in settimana la manovra, ma con Gianni Alemanno chiede una “successiva correzione” ai tagli.

A fronte dell’assenza di ostruzionismo le opposizioni avevano chiesto l’eliminazione almeno del famigerato articolo 8. Ma dopo una nottata di trattative il maxi-emendamento ha confermato quell’articolo. L’evocazione di governi di larghe intese ha intatti spinto il premier Berlusconi a bloccare ogni ipotesi di confronto con le opposizioni, che avrebbe potuto aprire a scenari per lui indesiderati. Di qui la fiducia che blinda la maggioranza e isola chi, come Beppe Pisanu, apre ai governi di “grosse koalition”. (ANSA).

Gettito previsto dalle nuove misure

IVA PIU’ CARA,SI ALLENTA CARCERE EVASORI

Iva più cara di un punto e tassa sui super-ricchi. Stretta sulle pensioni delle donne; si comincerà il percorso di innalzamento dell’età dal 2014. La risposta non positiva dei mercati alla manovra licenziata domenica sera dalla Commissione Bilancio del Senato e il richiamo, ieri, del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha portato ad un nuovo pacchetto di misure che saranno presentate in Senato come maxi-emendamento sul quale il governo porrà la fiducia, con l’obiettivo di chiudere subito la partita. Critici i sindacati, questa volta non solo la Cgil, mentre plausi arrivano dalla Confindustria.

Ritocco in vista poi per la norma della manovra secondo la quale non può essere chiesta la sospensione condizionale della pena nel caso di evasione superiore ai 3 milioni di euro. Non solo l’evasione deve ammontare a questa cifra, per far scattare subito le manette, ma deve corrispondere, secondo quanto si apprende, anche al 30% del fatturato. La misura, che di fatto allenterebbe la portata della norma, potrebbe entrare nel nuovo pacchetto (il maxi-emendamento alla manovra) atteso in Senato. Il grosso del pacchetto riguarda l’Iva: un punto in più sull’aliquota del 20%, che passa così al 21%. Una misura che fa cassa subito, andrà a miglioramento dei saldi ma che non potrà essere più spesa per la riforma fiscale. E che pesarà su moltissimi beni: dalle auto alle scarpe, dal vino ai cd, dal parrucchiere ai giochi.

Arriva poi una tassa sui super-ricchi. In un primo momento la platea di coloro che sarebbero stati chiamati a pagare un contributo di solidarietà del 3% era stata individuata negli 11.000 ‘paperoni’ d’Italia con un reddito superiore a mezzo milione di euro. Ma poi nel consiglio dei ministri di questo pomeriggio, convocato per autorizzare la richiesta di fiducia sul decreto, c’é stato un ripensamento e la platea è stata ampliata: lo pagheranno tutti coloro che hanno un reddito superiore a 300.000 euro l’anno.

In tutto circa 34.000 contribuenti. Riguarderà tutti, anche i lavoratori pubblici già sottoposti al taglio dello stipendio (5% oltre i 90.000 euro e 10% oltre i 150.000), e peserà sul reddito complessivo: da lavoro dipendente ed autonomo o di impresa, da capitale e anche da reddito fondiario, fatta eccezione per la prima casa. Nuovo colpo d’accelerazione poi per l’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne nel settore privato. Il graduale innalzamento non partirà più dal 2016, come era stato deciso correggendo la norma di luglio che segnava come inizio del timing addirittura il 2020, ma dal 2014. Tutti contro i sindacati.

Non solo la Cgil che sottolinea come “le decisioni prese oggi sulla manovra sono il risultato di un governo in evidente stato confusionale, sordo di fronte al Paese e sempre più condizionato dagli umori dei mercati”. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, rileva che “le novità confermano, anzi rafforzano, l’iniquità di una manovra sbagliata”. Il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni, dal canto suo fa sapere: “Siamo contrari sia all’aumento dell’età pensionabile per le donne, sia all’aumento dell’Iva”.

Sulla stessa linea d’onda il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che sottolinea: “L’emergenza finanziaria non può giustificare l’aumento dell’Iva, soprattutto delle aliquote più basse, né l’accelerazione dell’equiparazione dell’età per il pensionamento delle donne”. Plausi alle nuove misure arrivano invece da Confindustria che valuta “positivamente la decisione presa oggi dal governo di introdurre alcune misure che vanno nella direzione di rafforzare l’efficacia della manovra”. Ora Viale dell’Astronomia “auspica che il decreto venga approvato rapidamente e che subito dopo si possa aprire una nuova stagione per procedere speditamente verso l’obiettivo del risanamento strutturale della finanza pubblica e varare le indispensabili misure per la crescita”.