Società

LA MALEDIZIONE DE
‘IL DIAVOLO
VESTE PRADA’

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La potete chiamare la maledizione de “Il Diavolo veste Prada”. Infatti, mentre la pellicola della 20th Century Fox (di cui è protagonista la giornalista di una rivista di moda) fa bella mostra di decine di marchi famosi, non si può dire che il “dolce profumo del successo” aleggi, per gli stessi prodotti pubblicizzati nel film, dalle parti di Wall Street.

Il prezzo delle azioni di aziende che hanno avuto un “product placement”, prodotti che cioè compaiono a pagamento dopo la firma di costosi accordi pubblicitari con la casa cinematografica, è calato molto di più di quanto sia sceso in media il mercato azionario Usa nelle ultime settimane. E ciò potrebbe anche suggerire una certa cautela nelle spese discrezionali da parte dei consumatori Usa, dicono gli analisti.

Fatto sta che Phillips-Van Heusen Corp. (proprietaria del marchio Calvin Klein), la gioielleria Tiffany, la catena di caffè Starbucks, la catena di bisteccherie Smith & Wollenksy, la catena di librerie Barnes & Noble (tutte aziende quotate a Wall Street) hanno sponsorizzato un “product placement” ne “Il Diavolo veste Prada”, ma nel frattempo, da quando il film è uscito, hanno tutte visto scendere il prezzo delle loro azioni alla borsa di New York.

Una spiegazione e’ che il forte rialzo del prezzo della benzina e l’incremento per ben 17 volte consecutive dei tassi d’interesse Usa (sulle carte di credito di decine di milioni di americani) forse ha cominciato ad influenzare in negativo le abitudini di spesa di consumatori americani, di tutti i gruppi di reddito.

Ma in America sono soprattutto le due fasce della classe medio-alta e dei “quasi ricchi” (quelli con un reddito compreso tra $1 milione e $5 milioni) che negli ultimi mesi stanno riducendo i consumi di “beni di lusso”, alla luce del rallentamento dell’economia e del minor reddito disponibile. “Invece di comprarsi un orologio da $25,000 ne comprano uno da $10,000” ha spiegato Milton Pedraza, Ceo di The Luxury Institute.

Tornando ai marchi pubblicizzati nel film “Il Diavolo veste Prada”, i titoli di Phillips-Van Heusen e quelli di Smith & Wollenksy sono scesi di circa -20% dall’1 maggio, le azioni di Tiffany hanno registrato un ribasso dell’11%, Barnes & Noble ha perso circa -25%. Perfino un titolo “solido” come Starbucks non è riuscito a sfuggire alla maledizione de “Il Diavolo veste Prada”, accusando una perdita dell’11%, per via di vendite in calo rispetto alle stime. Nello stesso periodo, l’indice Standard & Poor’s 500 è sceso del 5,3%.