La lunga estate delle banche centrali

9 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia
*Questo documento e’ stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist Kairos Partners SGR. ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

Milano – Prendetevi quattro minuti e mezzo per tirarvi su di morale e visitate virtualmente la nuova grandiosa sede della Banca centrale europea che verrà inaugurata nel 2014 (www.ecb.eu/ecb/premises). Diventerete probabilmente almeno un poco più orgogliosi di fare parte della più grande economia del mondo e di avere una moneta che sarà governata in questo complesso fantascientifico che fu un tempo il mercato ortofrutticolo di Francoforte.

Una costruzione in stile tardoespressionista, la Grossmarkthalle, profondamente immersa nell’inquietante Novecento tedesco. Inaugurata nel 1928, quando la Repubblica di Weimar attraversava la sua fase più luminosa, precipitata nella notte più buia quando i nazisti, dal 1941 al 1944, la usarono come punto di raccolta degli ebrei da inviare nei campi, negli anni Il vecchio mercato ortofrutticolo di Francoforte negli anni Cinquanta. Dal 2014 sarà la nuova sede della Bce.

Novanta sembrava destinata alla demolizione. La salvarono nel 1999 i padri dell’euro, che nel loro incredibile ottimismo decisero che la banca centrale di un continente avrebbe meritato ben di più della claustrofobica Eurotower della Kaiserstrasse, la sede provvisoria che ci siamo abituati a riconoscere.

Percorrendo il virtual tour, guardando la sala consiglio e quella per le conferenze stampa in cui fra due anni verrà decisa e spiegata la politica monetaria di Eurolandia, non si può fare a meno di chiedersi che ne sarà di tanta grazia se al 2014 l’euro non dovesse arrivarci e la Bce, con i suoi 2500 funzionari in continuo aumento, fosse messa nel frattempo in una sorta di liquidazione. Non può essere, ci si risponde, non esiste. Non esiste, ci ha detto Draghi, faremo tutto quello che occorre per salvare l’euro e vi garantiamo che sarà abbastanza. Una frase forte.

Anche Trichet diceva ogni tanto queste cose, ma in bocca a un grande mandarino come lui suonavano rituali. Questa volta si fa sul serio, hanno pensato i mercati. Don’t fight the Fed, si diceva un tempo in America. Non combattere la Bce, si sono detti in molti in questi giorni chiudendo gli short sull’Europa. Questa volta si fa sul serio, è vero, ma probabilmente non nel modo che si immaginano i mercati. L’offensiva di Fed e Bce non sarà infatti la guerra lampo di un giorno, ma durerà tutta l’estate e si prolungherà almeno fino alla fine dell’anno. I mercati praticano la guerra di corsa, attaccano e si ritirano. Le banche centrali, anche quando decidono di scendere in campo con tutto il loro peso, sono comunque eserciti regolari che rispondono a leggi e regolamenti e hanno una logistica imponente e impegnativa.

Quello che Draghi ha voluto dirci non è che la Bce, all’improvviso, ricorrerà alla bomba atomica dell’acquisto illimitato di titoli italiani e spagnoli. Nessun esercito, anche in era nucleare, ha mai iniziato un conflitto con l’atomica e perfino Truman, pur avendo pronta la bomba da qualche mese, aspettò il quinto anno di guerra prima di farvi ricorso. L’utilizzo della bomba atomica, in ogni caso, è deciso sotto ogni latitudine dai politici, non dai militari. I banchieri centrali possono al massimo decidere un’operazione di quantitative easing predefinita nell’ammontare.

Niente di infinito, indefinito o illimitato, a meno che non abbiano luce verde dai politici. Con una Fed che ha lasciato solo intravedere il Qe3 e una Bce che non annuncerà acquisti illimitati di Bonos e Btp i mercati saranno forse presi dallo sconforto e ritracceranno. Nessuno short sano di mente si azzarderà però a riaprire un’offensiva su larga scala a tre settimane da Jackson Hole e sapendo che in qualsiasi momento la Spagna potrebbe chiedere un piccolo aiuto ai suoi amici e dare inizio alla guerra d’autunno. Jackson Hole, tra i laghi e i monti del Wyoming, è l’appuntamento annuale in cui la Fed fa brainstorming e annuncia le grandi decisioni strategiche. Il Qe3 o l’arma ancora più potente del targeting del Pil nominale verranno in qualche modo preannunciati in quella sede. L’esecuzione avrà valuta differita per motivi economici e, ancora di più, politici. Con Wall Street tonica e l’economia in crescita bassa, ma non certo in recessione, è meglio non ricorrere subito all’artiglieria pesante e limitarsi a minacciarne l’uso.

Con le elezioni fra poche settimane la Fed deve poi giocare d’astuzia. Preannunciando il Qe3 per fine anno o per l’inizio del 2013, Bernanke può raccontare ai repubblicani che non ha aiutato Obama prima del voto e ai democratici che si è impegnato solennemente a sostenere il ciclo. La Fed pensa anche alle settimane turbolente di fine anno, quando lo scontro politico sul fiscal cliff e le potenziali ricadute negative sui mercati e sull’economia potranno rendere molto più necessario di adesso il ricorso effettivo al Qe. Quanto all’Europa, l’offensiva congiunta Esfs-Esm-Bce scatterà in un momento qualsiasi tra qui e fine anno quando la Spagna, in accordo con Berlino e Bruxelles, busserà ufficialmente alla porta dell’Efsf (o, dopo il 12 settembre, alla porta dell’Esm) per chiedere soldi. La Spagna nei mesi scorsi ha fatto il pieno di emissioni e non ha esigenze di cassa per le prossime settimane.

I timori, quindi, sono in realtà per l’Italia. Nel momento in cui l’Italia dovesse subire nuovamente pressioni sullo spread, la Spagna verrà invitata a chiedere soldi anche se in quel momento non dovesse averne bisogno. Pulsate et aperietur vobis. La Spagna bussa, l’Efsf (e l’Esm) aprono la porta. Ti aspettavamo, sorella, abbiamo qui per te, oltre a quello che ti abbiamo messo a disposizione per le banche, un altro centinaio di miliardi. Non è gran cosa, lo sappiamo, ma nel caso prenderemo in prestito altri soldi dai mercati (senza bisogno di quella licenza bancaria che irrita tanto i tedeschi e umilia la Bce, obbligata a fare da serva dell’Esm). Ti porremo delle condizioni, cara Spagna, perché è nostra regola che non si dà mai niente per niente. Le condizioni, tuttavia, non saranno severe, niente nuove manovre, perché quello che stai facendo è il massimo che ti si può chiedere se si vuole evitare il rischio di avvitamento. Ti chiederemo piuttosto verifiche frequenti sul rispetto degli obiettivi, una cosa che ci pare stia accettando anche la Grecia, che questa volta sembra voglia fare sul serio. Non appena l’Efsf-Esm avrà messo il suo timbro, la Bce, autonomamente, ma nel pieno rispetto del primato della politica, schiererà le sue divisioni. Jens Weidmann (che più che un generale della Bundesbank è il commissario politico del Kgb che in Caccia a Ottobre Rosso sorveglia il comandante Sean Connery) cercherà di controllare Draghi, che comunque non farà nulla di apertamente ostile verso la Germania. Rispetto all’anno scorso, l’acquisto diretto di Bonos e Btp potrebbe avere un impatto maggiore.

Nel 2011 era in corso lo smobilizzo massiccio di titoli mediterranei da parte delle banche francesi e tedesche e la Bce, pur comprando per 200 miliardi, ha avuto successi limitati e brevi sullo spread. Quest’anno gli attacchi a Italia e Spagna sono stati (e, nel caso, saranno) speculativi. Come ha dimostrato la Banca nazionale svizzera con il franco, una banca centrale, se vuole, può rincorrere come vuole gli speculatori e farne scempio. Preannunciando un’offensiva di lunga durata, le banche centrali hanno guadagnato tempo e ridotto la volatilità dei mercati.

Ci sarà forse qualche giorno di realizzo, ma sarà, per i meno timorosi, un’occasione per cauti acquisti. Bonos e Btp, che sono l’oggetto del contendere e di tutte le attenzioni dei policy maker, dovrebbero essere presenti nei portafogli, pur senza superare il 20 per cento. La Spagna continua a fare progressi consistenti, sia in competitività sia nella messa sotto controllo dei conti delle autonomie. Dall’ultimo piano della nuova sede della Bce Draghi e i suoi successori godranno di una vista magnifica. La Skytower è isolata, non è nella city. Nelle belle giornate si potrà vedere tutta l’Assia, le Alpi, la Renania. L’Europa è così piccola.

Copyright © Kairos Partners SGR. All rights reserved