La lobby delle banche festeggia in tutto il mondo, la pacchia di bonus e scandali continua

13 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

In molti si chiederanno perche’ le banche salgono trascinando al rialzo i mercati dall’Asia agli Stati Uniti. Le nuove regole della riforma, che e’ stata definita “storica”, la piu’ rilevante dopo lo scoppio della crisi, consentono alle banche di prendersi tutto il tempo che vogliono per rispettare i requisiti di capitale. Un segnale che gli stessi istituti non stanno navigando in acque cosi’ tranquille come si vuol far credere, motivo per il quale i 27 banchieri centrali riuniti a Basilea non se la sono sentita di calcare la mano e di prendersi la benche’ minima responsabilita’. Perche’ anche di questo si tratta.

Nessuna sorpresa che la reazione a Wall Street e in tutte le piazze mondiali sia euforica, nel settore finanziario, con i rialzi di tutte le banche: la pacchia continua, per i banchieri. Altri otto anni di bonus stellari garantiti, affari fatti con la mano destra e cancellati con la sinistra, con i soldi ovviamente della raccolta, cioe’ di noi tutti. La farsa continua, e dal punto di vista tecnico basta dire che il 3.5% di rapporto minimo richiesto alle banche in capitale ordinario entro il 2013 corrisponde di fatto a un leverage appena sotto quota 30, cioe’ abbastanza per ogni banca commerciale di discrete dimensioni per trasformarsi in un’altra Lehman Brothers, che salto’ come un birillo esattamente 2 anni fa (il 14 settembre 2008) piu’ o meno allo stesso livello di leverage.

Se da un lato il target a livello di patrimonio e’ stato triplicato, il fatto che gli istituti avranno otto anni per rientrare nei parametri di Basilea III rende la riforma quanto di piu’ soft ci si poteva aspettare. Le banche stanno tirando un sospiro di sollievo e con loro gli operatori di Borsa che da stamattina stanno spingendo al rialzo l’azionario e l’euro. Il mercato temeva che i parametri di Basilea sarebbero stati onerosi e avrebbero costretto i maggiori istituti del mondo ad una serie di debilitanti aumenti di capitale (come quello varato da Deustche Bank nel fine settimana; il rumor in circolazione a New York comunque e’ che anche le svizzere UBS e Credit Suisse saranno costrette subito ad un aumento di capitale di 20 miliardi di franchi svizzeri). Invece per molti analisti le nuove regole sono una pillola indolore da ingoriare per i big della finanza mondiale. Alla faccia dei piagnistei del CEO della stessa Deutsche Bank, che ha avuto il coraggio di definire i requisiti “molto severi”.

Se l’incremento dei parametri – si parla del livello di patrimonio Tier 1 – dal 2% al 7% degli asset ad altro rischio presenti in portafoglio – e’ sulla carta massiccio, in realta’ e’ molto piu’ magnanimo di quello si temeva sarebbe stato imposto. Inoltre, fattore ancora piu’ importante, il tempo a disposizione per rispettare le norme e’ eterno, fino al 2019. In poche parole la riforma non ha senso e quel che e’ peggio e’ che non scongiurera’ il formarsi di un’altra crisi. Non e’ stato fatto nulla per spingere gli istituti di credito ad altri aumenti di capitale: le autorita’ bancarie hanno passato la palla avvelenata a qualcun altro che avra’ il compito di occuparsene in futuro. Il tutto e’ ridicolo, alla luce del dramma vissuto dal sistema finanziario e dall’economia mondiale appena due anni fa.

Come sottolineato da Alpesh Patel, numero uno di Praefinium Partners, “da molti punti di vista (la riforma) e’ totalmente irrevalente”, ha dichiarato l’analista ai microfoni dell’emittente CNBC, “i crash tendono a non ripetersi nella stessa maniera, percio’ stiamo combattendo una battaglia inutile e gia’ persa”. Inoltre, fa notare Peter Westaway, chief Europe economist di Nomura, non c’e’ alcun riferimento alla questione delle banche troppo grandi per poter fallire. Basilea III verra’ ricordato come l’ennesimo favore concesso ai principali artefici della crisi, la lobby che praticamente da sola e’ stata in grado di mettere in ginocchio il mondo intero. Almeno per quei pochi che evitano di accontentarsi delle veline propagandistiche diffuse tramite le agenzie e la stampa economica controllata dai poteri forti.