La guerra Israele-Iran è davvero inevitabile?

2 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Per alcuni osservatori una guerra tra Iran e Israele sembra ormai inevitabile. E’ di questa idea Bruce Krasting, un noto ex gestore di hedge fund, secondo cui il rischio più grande che deriverebbe da un conflitto tra i due paesi è che ci troveremo di fronte al più grande attacco aereo di tutti i tempi.

“Gli iraniani hanno sofisticati radar acquistati dalla Cina”. Non saranno percio’ un target semplice. Anzi. “Sarebbe un grosso errore pensare che un’aggressione a Teheran possa concludersi senza grosse perdite”.

Per Corrado Stefanachi, docente e ricercatore presso la facoltà di Scienze Politiche di Milano, “Le autorità iraniane sembrano ormai determinate a fare del loro paese (almeno) una potenza nucleare “virtuale” (cioè, nel gergo degli specialisti di proliferazione, una potenza dotata di tutto ciò che serve, sul piano della tecnologia, degli impianti e del materiale fissile, per munirsi rapidamente di un arsenale nucleare, qualora lo ritenga necessario).

“Non è dato sapere invece se Teheran abbia già deciso di allestire un vero e pro-prio arsenale atomico o se – una volta acquisita la capacità di metterlo in campo – si asterrà dall’oltrepassare la soglia”, secondo l’analista.

La questione più importante – dice Stefanachi – da affrontare è sapere perché Teheran persegue una capacità nucleare. Che intende farsene veramente? Vuole avere una maggiore leva diplomatica, mettendosi sullo stesso piano di chi, come Tel Aviv, gia’ possiede un arsenale nucleare? Vuole servirsene per scopi energetici e bisogni civili o vuole veramente – come sostengono i detrattori del regime iraniano – usarla a scopi bellici?

“Il dibattito tra gli analisti vede ai due estremi dello spettro delle opinioni (e previsioni) gli apocalittici e i minimalisti: per i primi la nuclearizzazione dell’Iran determinerebbe una vera e propria rivoluzione geopolitica nel Golfo Persico, con ricadute drammaticamente negative sulla sicurezza e i fondamentali interessi americani, occidentali e israeliani”.

“Per i secondi, anche nel caso di proliferazione iraniana (comunque non auspicabile) prevarrebbero gli elementi di continuità – e l’impatto di un Iran nucleare potrebbe essere «sterilizzato» da adeguate contromisure diplomatiche e militari, capaci di rafforzare la camicia di forza della deterrenza”.