LA GUERRA E’ UN FATTO,
NON UN’OPINIONE

1 Marzo 2003, di Redazione Wall Street Italia

Aveva proprio ragione Robert Kagan: gli americani, che vengono da Marte, muovono truppe e tecnologie militari come elemento essenziale di una politica di guerra al terrorismo e agli Stati canaglia, mentre gli europei, che vengono da Venere, sanno muoversi ormai soltanto nel mondo rarefatto del negoziato permanente.

I primi non negheranno mai che l’uso della forza sia l’ultima risorsa, i secondi riconosceranno volentieri che non esiste una diplomazia seria senza la minaccia della forza.

Tuttavia il calendario della forza e quello del negoziato sono strutturalmente diversi, come diversa ne è la logica, e alla fine ne risulta il caos attuale, con uno stato di guerra praticamente dichiarato subito dopo l’11 settembre che viene sottoposto alla virtuale e gogoliana messinscena di un mondo governato dagli ispettori dell’Onu.

L’Ispettore Generale sbanda e fa dondolare sul suo cavallo le trame diplomatiche degli europei venusiani e degli astuti e ambigui russi: ieri denuncia l’inaffidabilità del disarmo iracheno, oggi sottolinea che si fanno progressi e che bisogna ritoccare il rapporto appena consegnato al Consiglio di Sicurezza, domani chissà.

Ma sbanda anche il mondo marziale degli angloamericani, che un giorno esibisce le prove sulle armi di distruzione di massa, il giorno dopo dice che bisogna sbarazzarsi del regime iracheno per risistemare il Medio Oriente e stabilizzare la pace, poi inclina anche all’argomento umanitario e antitirannico.

E’ un grande e caotico gioco di illusionismi, che alimenta il massimo grado di dissimulazione dietro il sipario delle Nazioni Unite, dove i voti degli staterelli e i timbri necessari per acquietare una parte dell’opinione pubblica europea sono all’incanto come al foro boario.

La verità politica è che si sta trattando una sola cosa importante: l’assetto del potere mondiale a dieci anni dalla fine dell’equilibrio fondato sulla deterrenza atomica tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica.

La guerra è in corso, la trattativa la maschera finché può. In questa orgia di veri e falsi significati i veti valgono moralmente come i cannoni imbarcati per le basi turche, come i contratti petroliferi della Lukoil, come il piazzamento nel dopoguerra ricercato da europei e arabi e israeliani.

Nessuno è per la pace, nessuno è per la guerra. La guerra è un fatto, non un’opinione. C’è perché un nemico ha colpito, è stato riconosciuto per tale da un paese che ha la forza di reagire, e reagirà. Il mondo si esprime balbettando, e non trova la parola perché non vuole riconoscere la cosa.

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