LA GUERRA
CONTRO I RICCHI

30 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Per essere efficace, quel manifesto è efficace. Anche i ricchi piangano (sullo sfondo di un panfilo), firmato Unione e Rifondazione. Quasi perfetto. E gran tempismo, per di più.

La legge finanziaria del governo Prodi sembra infatti inverare gli scongiuri preelettorali e le predizioni funeste della destra prima delle elezioni: vedrete che stangata fiscale, che mancanza di fantasia, che spirito vendicativo esprimerà la sinistra verso i ceti medi, così dicevano il Cav. e i suoi alleati. Detto, fatto.

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Eppure nello schema mortuario della sinistra tax and spending emerge una novità: non sono affatto convinti di quello che stanno facendo, dunque lo faranno di malavoglia, in una situazione di divisione culturale e politica della coalizione. Non che questo consoli chi sarà chiamato a pagare il conto dell’orientamento della spesa verso l’improduttività sociale e del fiscalismo aggressivo generatore di ulteriore evasione, di sfiducia, che frustra ogni propensione al consumo e all’investimento, ogni gusto del rischio e dell’innovazione.

Ma è importante che una parte della sinistra italiana, la più polverosa e farraginosa al mondo, cominci a capire che i ricchi non sono né bravi né buoni né belli, semplicemente servono, e che se pure si voglia pomposamente realizzare il non realizzabile, addirittura “riformare il capitalismo”, il capitalismo senza ricchezza privata, senza la lepre del benessere e perfino del lusso, è una contraddizione in termini, un’idea che fa piangere per quanto è stupida.

Anche la dottrina sociale della Chiesa cattolica moderna, e Dio solo sa se alle origini della predicazione cristiana non vi sia un pregiudizio per i poveri e una idealizzazione della funzione simbolica della comune o comunistica condivisione della povertà, ha scoperto ormai da gran tempo che la proprietà privata, con le sue conseguenze, è la garanzia che non sia uno solo a possedere tutto, è una tutela decisiva della libertà della persona. O domini come Stato attraverso il prelievo oppure incentivi, susciti, orienti lo sviluppo che si fonda anche sull’ineguaglianza degli approdi, una volta affermata l’eguaglianza delle condizioni di partenza finché si può.

Ma le parrocchiette ideologiche così forti nella sinistra da quell’orecchio non ci sentono, e qualcuno tra di loro, soprattutto nel Nord, si risente per tanta autolesionistica sordità. Il governo ha scelto la filosofia della parrocchietta, e alla fine sarà lui a piangere.

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