LA GRANDE ILLUSIONE DELL’INFINITA LIQUIDITÀ

13 Marzo 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Passati sono i tempi – lontani – in cui le banche centrali (era più corretto parlare allora di istituti di emissione) trovavano un limite stringente alla creazione di moneta nell´obbligo di assicurare la conversione dei biglietti in oro.

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E passati sono ancora i tempi – gli anni Settanta del secolo scorso – in cui, quando le banche centrali aumentavano la liquidità del sistema economico, l´inflazione rialzava immediatamente la testa senza che a ciò corrispondesse un´accelerazione del ritmo dell´attività produttiva. Allora si parlava di stagflation, di stagnazione con inflazione.

Oggi avviene il contrario: le banche centrali inondano il sistema di liquidità, l´economia si espande e l´inflazione rimane modesta. E´ lo sviluppo senza inflazione, l´Eldorado, il sogno dei banchieri centrali. Essi sono diventati il genio della lampada di Aladino, capaci di esaudire ogni desiderio, approfittando del fatto che Cina, India e Paesi del sud-est asiatico producono e vendono i loro manufatti e servizi all´Occidente industrializzato a prezzi molto contenuti.

Contrapponendo a questa spinta deflazionistica la controspinta della liquidità abbondante si è ottenuto un equilibrio straordinariamente propizio. Ed ecco salire i prezzi degli appartamenti e degli immobili in genere, dei terreni agricoli, dell´oro e dell´argento, delle pietre preziose, degli oggetti da collezione, dei titoli azionari e, addirittura, delle obbligazioni a lungo termine. L´abbondanza di liquidità copre tutto. Rende plausibile e accettabile dai mercati finanziari ogni anomalia.

Il prezzo del petrolio oltre 60 dollari al barile? Il deficit pubblico americano sopra 600 miliardi di dollari all´anno? La bilancia commerciale degli Stati Uniti in deficit di 800 miliardi di dollari? L´oro sopra 550 dollari l´oncia? La minaccia di nuovi attentati? I marines che muoiono come mosche in Iraq? Le tensioni in Medio Oriente sempre più acute? Le famiglie americane sempre più indebitate e non in grado di sostenere ulteriormente i consumi? Sono tutte cose che, anche prese singolarmente, in passato avrebbero fatto precipitare i corsi delle azioni e che oggi vengono accolte con una scrollata di spalle.

Ma in economia, prima o poi, i nodi vengono al pettine: questo rifiuto dei mercati, spinti dall´abbondanza di liquidità, di prendere sul serio i problemi sta generando un grande squilibrio fra i patrimoni (gonfiati) e i redditi di lavoro e di capitale (interessi e dividendi) che non crescono.

Le famiglie americane, ma anche quelle europee, sono ricche di patrimoni, ma povere di salari e di redditi derivanti da quei patrimoni. Continuano a scambiarsi i cespiti patrimoniali a prezzi gonfiati, ma, anche per la concorrenza dei salari cinesi, indiani, russi o polacchi, guadagnano poco e, comunque sia, non abbastanza per mantenere elevato il loro tenore di vita.
Questo scollamento fra l´indice dei prezzi dei patrimoni e l´indice che esprime la variazione dei redditi è pericoloso. Quanto ancora può crescere la ricchezza rispetto ai redditi che languono?

Si è creato, cioè, un´enorme bolla speculativa senza che il tradizionale segnale di pericolo, cioè il rialzo del tasso di inflazione, induca le banche centrali a intervenire per portar via la boccia del liquore, visto che il party sta diventando selvaggio.

Il male si sta diffondendo, ma i sintomi tradizionali non si manifestano. Forse i banchieri centrali stanno prendendo a riferimento della politica monetaria l´indicatore sbagliato, come dice l´economista-filosofo Geminello Alvi, e cioè i prezzi del consumo e non quelli della ricchezza. Quando interverranno, non solo sarà troppo tardi, ma con il loro intervento il castello di carte rischia di crollare di colpo.

Novelli geni della lampada di Aladino hanno voluto, con una creazione di immane liquidità, esaudire ogni desiderio e hanno finito per rendere possibile ogni danno. In realtà tutto ciò deriva dal fatto che le banche centrali creano moneta dal nulla, senza trovare un limite nella convertibilità in oro o in altro bene reale.

Una creazione ad libitum che aveva nell´inflazione il suo incerto limite. Tutto questo meccanismo di creazione di moneta dal nulla, da un semplice atto di volontà delle banche centrali è una grande illusione e, in fin dei conti, un grande imbroglio. La storia e le leggi dell´economia sono lì a ricordarci che le monete senza valore intrinseco, prima o poi, fanno una brutta fine.

Diceva Henry Ford, il fondatore dell´omonima casa automobilistica: «Se il popolo americano venisse mai a sapere come funziona il sistema monetario degli Stati Uniti si scatenerebbe immediatamente una rivoluzione».

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