LA GRANDE FUGA DEI VIP PER EVITARE LA TASSA SUI RICCHI

15 Febbraio 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – L´Europa si prepara a una nuova gigantesca ondata migratoria. Oltre 120mila persone, infatti, stanno pensando in questi giorni di fare le valigie e attraversare il mare in cerca di sicurezza e fortuna. La novità è che – una volta tanto – il Vecchio continente non ha intenzione di alzare le barricate. Anzi. Due monarchie e persino la Svizzera si stanno sfidando in una battaglia senza esclusione di colpi per convincerli a mettere (o tenere) su casa da loro.

I protagonisti di questa migrazione biblica, in effetti, non fuggono dalla povertà. Scappano dall´eccesso di curiosità sulla loro ricchezza. Sono l´esercito dei “non-doms”. Non un´etnia delle savane africane, ma l´acronimo di “non-domiciles” i ricchissimi stranieri residenti a Londra che hanno fatto della City il centro finanziario più importante al mondo. Avvocati, gestori di hedge fund, petrolieri russi alla Roman Abramovich o industriali indiani come Lakshmi Mittal attirati sulle rive del Tamigi da un regime erariale favorevole e terrorizzati ora dalle novità fiscali ventilate dal Cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling, il Visco d´Oltremanica che si è messo in testa la balzana idea di far pagare un po´ di tasse a questi Paperoni.

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Risultato: i 120mila in questione stanno seriamente pensando di cambiar residenza, l´estabilishment Gb è in rivolta («così facciamo scappare chi ha fatto grande il nostro paese», ha tuonato il ministro del commercio Digby Jones, laborista come Darling) mentre Svizzera e Principato di Monaco hanno spedito a Londra stuoli di legali e tributaristi a caccia di emigrati d´oro da conquistare a colpi di sgravi fiscali.

Il balzello della discordia, in realtà, è poca cosa. Trentamila sterline, 40mila euro, che i “non-doms” dovrebbero pagare sui soldi che guadagnano fuori dalla Gran Bretagna, finora esentasse. Briciole per chi maneggia milioni ogni giorno. Ma lo spauracchio è un altro. Chi non pagherà sarà costretto a rendere nota l´origine dei suoi guadagni esteri. E qui parte la rivolta. «Io verso 150mila sterline di tasse l´anno, dò 1,5 milioni in beneficenza. Ma se passa la legge (pare con il budget del prossimo 12 marzo, ndr) andrò all´estero – ha detto Dermot Smurfit, tycoon irlandese della carta –. In Svizzera o a Montecarlo».

Quasi 30 armatori greci hanno già chiuso gli uffici a Londra. Il Tesoro conta di guadagnare dalla riforma 800 milioni l´anno e stima una “fuga di portafogli” pari a 3mila persone a breve e 16mila nel lungo termine. La City non è così ottimista: per un recente sondaggio più del 57% dei “non-doms” potrebbe emigrare con una perdita secca di 2,6 miliardi per l´erario.

Le porte di Svizzera e Montecarlo, comunque, sono spalancate. E in pole per accogliere questi yacht-people c´è la confederazione dove i Paperoni stranieri godono di uno status speciale e pagano le tasse solo in base alle spese in loco. E dove i singoli Cantoni possono siglare accordi “ad personam” – ne esistono già 3.600 – con i contribuenti più facoltosi. Così per le tasse si rinnegano le radici. Prendiamo Ernesto Bertarelli, numero uno di Serono e Alinghi. Prima la famiglia ha lasciato l´Italia per Ginevra. Adesso lui si è trasferito a Gstaad dove l´erario è meno vorace.

Oppure Johnny Hollyday. Il cantante francese ha abbandonato tra le polemiche Parigi («pagavo il 72% delle entrate in tasse») per emigrare a Walchil, paradiso tributario di 3mila anime vicino a Zug dove abitano – non certo solo per il clima – anche Sergio Marchionne, il maggior azionista della Lego, uno degli eredi Swarovski e Alain Prost. Michael Schumacher ha messo su casa sul Lago di Ginevra seguito a ruota da Lewis Hamilton. «In Gran Bretagna ero assediato dai fan – ha detto il campione McLaren – ero stufo di firmare autografi». Soprattutto, c´è da immaginare, quello in calce alla dichiarazione dei redditi.

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