La fine di Merkozy

18 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Parigi – “Merkozy” si è suicidato questa domenica a place de la Concorde a Parigi. In effetti da diverse settimane sapevamo che non godeva di buona salute. Sono lontani ormai i tempi in cui la “fusione” indivisibile dei due leader apriva la strada alla nuova Europa delle regole auree e delle sanzioni di bilancio rafforzate e in cui si aspettava l’arrivo di Angela ai comizi per sostenere il suo “caro Nicolas”! Questa volta il suo destino sembra segnato. Le sue stesse contraddizioni ne hanno segnato la fine.

Chiedendo la revisione dello statuto della Bce in nome della lotta alla deflazione, Sarkozy ha in un certo senso dichiarato guerra alla Germania per motivi di politica interna. Infatti l’indipendenza della Bce è la condizione principale della permanenza della prima economia europea nella zona euro. Su questo punto non vi è alcun compromesso possibile ed evocando questo argomento il presidente francese ha dato il colpo di grazia a “Merkozy”. Il presidente francese ne è perfettamente consapevole; già in autunno aveva cerca di evocare la questione di uno statuto di “prestatore di ultima istanza” della Bce, ma era stato duramente ripreso dal governo tedesco ed era subito rientrato nei ranghi.

Per la Germania il significato della storia è molto diverso da quello che ormai il candidato Sarkozy vuole far prendere all’Europa. Se vuole essere affidabile, la zona euro deve adottare i principi dell’ordoliberismo che hanno fatto il successo della Repubblica federale tedesca negli anni cinquanta e sessanta: uno stato discreto, una politica salariale misurata, una politica di bilancio rigorosa e una banca centrale strettamente indipendente e concentrata esclusivamente sulla politica monetaria e sulla lotta all’inflazione.

Nell’accettare il trattato fiscale proposto da Berlino, Sarkozy aveva adottato questa Weltanschauung (“visione del mondo”). Questo trattato è il secondo tentativo di Berlino di fare dell’Unione economia e monetaria una zona di competitività alla tedesca, in cui i paesi cessano di fondare la loro crescita sulla domanda interna sovvenzionata dallo stato. Questo era il prezzo da pagare per salvare l’euro.

Oggi come oggi è impossibile affermare di voler salvare la moneta unica e modificare il ruolo della Bce. La Germania non tollererà mai di modificare la rigorosa indipendenza di questa istituzione, che era una condizione non negoziabile in occasione della creazione della moneta unica.

Piuttosto Berlino preferirebbe uscire dall’euro. I motivi sono due: da un lato il trauma della grande inflazione del dopoguerra, dall’altro la volontà di non diventare la mucca da mungere all’infinito dei paesi meno competitivi.

Così, all’improvviso la distanza fra i due ex amici di Deauville continua a crescere. Lunedì scorso Angela Merkel ha sconfessato apertamente il suo ex “caro Nicolas”. “La posizione della Germania sulla Bce e sul suo ruolo indipendente è nota. Si tratta di una posizione che Parigi conosce e che non è cambiata da molto tempo”, ha ricordato il portavoce del governo.In altre parole, noi non cambiamo e siamo coerenti. Del resto, come fare diversamente? Ogni settimana la Bundesbank (Buba), il cui prestigio dall’altra parte del Reno è difficile immaginare per un francese, critica la sua politica di bilancio ed europea.

Una caramella per l’Spd

Non sconfessare Sarkozy avrebbe significato sconfessare questi sforzi. In termini di politica interna sarebbe stato molto pericoloso, perché anche nella stessa Cdu Merkel si è molto sensibili alle critiche della Buba. E non si accetterà di modificare l’indipendenza della politica monetaria.

Questo spiega il suicidio di “Merkozy”. Merkel, come il suo ex amico francese, vuole mantenere il suo posto dopo le elezioni del settembre 2013. Attualmente la sua unica possibilità si basa su due fattori: non essere contestata dal suo schieramento e non scontrarsi frontalmente con i socialdemocratici per ricostituire una “grande coalizione” di cui assumere la guida.

Si capisce quindi come la vittoria di Sarkozy non sia più per la cancelliera una necessità, com’era invece due mesi fa. Al contrario, sconfessando le affermazioni roboanti del candidato Ump, Merkel fornisce una prova di buona volontà all’Spd e mostra la sua fermezza ordoliberista nei confronti del suo schieramento.

“Merkozy” appartiene ormai alla storia, tranne ovviamente in caso di rielezione di Sarkozy. In questo caso i due mesi di campagna elettorale potrebbero essere presto dimenticati.

Traduzione di Andrea de Ritis

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