La fine dell’eccezione fiscale svizzera

2 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Lo statuto di privilegiate delle holding svizzere e delle societa’ straniere nella Confederazione elvetica e’ condannato. I cantoni l’hanno ammesso e s’apprestano a cedere di fronte alle pressioni europee.

Ormai sono gia’ sette anni che l’Europa spinge per un cambiamento e stavolta Berna rischia sul serio misure di ritorsione, come ha avvertito la Commissione Ue.

Non e’ ancora dato sapere, tuttavia, verso quale tipo di tassazione di dirigeranno i cantoni. Il tempo sta per scadere, perche’ il preidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf ha gia’ annunciato agli europei che precisera’ loro le sue intenzioni entro la fine di maggio. A quel punto si apriranno le trattative sullo statuto fiscale delle imprese.

Ricevendo il Presidente della Confederazione e ministro delle Finanze il 20 marzo, il presidente della Commissione, Jose Manuel Barroso e’ stato chiaro: Bruxelles si aspetta, entro fine di giugno un chiaro segnale della Svizzera sulle sue intenzioni in materia. Sotto minacce di ritorsione, la Ue vuole che Berna si conformi a un codice di condotta e che stili un elenco delle pratiche dannose per i paesi membri.

I cantoni hanno gia’ risposto: la Svizzera e’ pronta a definire con l’Ue il quadro generale delle modifiche da apportare. La minaccia e’ chiara e forte, anche se Bruxelles non ha mai parlato di ultimatum. Da qui a giugno la Commissione potrebbe lasciare agli stati membri la liberta’ di mettere la Svizzera in una black list, come l’Italia ha gia’ fatto da diversi anni e di prendere delle misure di ritorsione amministrative.

Per avere un’idea dei benefici che comporta per un’azienda l’istallazione in Svizzera, a Ginevra, un gruppo il cui 20% di attivita’ e basato nel catone sul Lago Leman viene tassato il 12,5%, a Londra il 24,1%. La sociéta’ mista e’ inoltre esonerata sulla parte dei ricavi di fonte straniera.

La maggior parte dei cantoni ammette che lo status fiscale privilegiato dovra’ essere abbandonato, sanno che dovranno adattarsi alle disposizione in corso in seno all’Unione Europea”, spiega al quotidiano elvetico Le Temps, Jörg Walker, numero uno della divisione fiscale di KPMG, a Zurigo.
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Molti cantoni hanno gia’ iniziato a prepararsi al momento di un appuntamento che giudicano ineluttabile. Neuchâtel, per esempio, sopprimera’ la discriminazione tra aziende che vengono tassate normalmente e quelle che possono invece far appello a uno statuto priveligato. La quota prelevata dallo Stato e i comuni sara’ ridotto della meta’ in cinque anni, per arrivare al 10%.

Pierre-Arnauld Fueg, a capo del servizio dei contributi del cantone del Jura’, ritiene indispensabile che la Confederazione faccia un gesto, riducendo il suo peso fiscale attuale dell’8,5% dell’imposta federale diretta.

Non solo la Confederazione sta studiando la soppressione delle “societa’ di domicilio”, come chiede Bruxelles, ma sta anche pensando di ridurre i suoi ostacoli fiscali (imposta di bollo) per un ammontare complessivo di 500 milioni di franchi (400 milioni di euro circa).