LA FED SA CHE L’INFLAZIONE E’ STORIA VECCHIA

13 Giugno 2000, di Redazione Wall Street Italia

Non si sa ancora se la Federal Reserve, la Banca centrale Usa, decidera’ di aumentare i tassi d’interesse, per la quarta volta quest’anno, al prossimo incontro del 27-28 giugno.

Indicazioni in questo senso potrebbero essere date domani (mercoledi’) in seguito alla comunicazione dell’indice dei prezzi al consumo per il mese di maggio. Questo perche’ mentre la maggior parte dei dati economici continua a riflettere segnali di un rallentamento dell’economia, l’inflazione rimane l’ultimo fattore che potrebbe far decidere la Fed in un senso o in un altro.

A Wall Street l’opinione piu’ diffusa e’ per un aumento generale dello 0,2% sui prezzi al consumo [consumer price index, o CPI]. Se cosi’ fosse, il mercato potrebbe reagire positivamente con un forte rialzo, nella convinzione che la Banca centrale preferira’ attendere l’incontro successivo, il 22 agosto, per decidere sui tassi.

Dati superiori alle aspettative potrebbero invece mantenere il mercato in condizioni d’incertezza fino al 28 giugno, creando grande volatilita’.

Il CPI potrebbe cosi’ rappresentare un valido motivo per aumentare i tassi a giugno.

Per alcuni membri del Federal Open Market Committee (FOMC), il braccio di politica monetaria della Fed, l’economia non sta rallentando a sufficienza e un dato dei prezzi al consumo superiore alle aspettative confermerebbe la propensione al rialzo.

Per gli altri banchieri centrali, che considerano il rallentamento dell’economia una ragione sufficiente per non aumentare i tassi, un CPI moderato andrebbe a confermare le loro posizioni.

Per il mercato, che al momento scommette quasi al 50% per un rialzo dei tassi questo mese, qualsiasi numero uscira’ sul CPI di maggio servira’ a ristabilire equilibrio nelle aspettative del dopo-FOMC, e quindi per riequilibrare il clima di borsa.

Soprattutto l’idea di una Fed che preferisce stare a guardare fornirebbe carburante al recente rally di borsa cui abbiamo assistito nei settori finanziario e high-tech. Ma i comparti della distribuzione al largo consumo e dell’industria pesante continueranno probabilmente a rimanere indietro, in attesa che tutti i dubbi sul rallentamento dell’economia siano fugati una volta per tutte.

Un’ultima avvertenza sul CPI e l’inflazione in generale: e’ bene tenere a mente che possono riflettere una situazione economica del passato. In altre parole, il dato sull’inflazione di oggi potrebbe semplicemente riflettere una situazone di crescita economica di ieri.

Percio’, sara’ meglio non preoccuparsi qualora le prossime cifre sull’inflazione mostrino un aumento. La ragione: l’economia sta rallentando oggi, un fattore che limitera’ la crescita dell’inflazione domani.

Dopo tutto, basta considerare che all’inizio della stagione autunnale dei saldi (soprattutto nei settori auto e delle vendite al dettaglio), i prezzi sono destinati a scendere a causa del trend di diminuzione delle spese a consumo e, come conseguenza, l’aumento delle scorte di magazzino.

Perfino Alan Greenspan, chairman della Federal Reserve, ha gia’ detto che “ci potrebbero essere tagli dei tassi d’interesse anche con la crescita dell’inflazione”. Anche Greenspan, dunque, riconosce la natura non-predittiva dei numeri sull’inflazione.

*Anthony Crescenzi e’ capo analista per la boutique finanziaria Miller, Tabak & Co., ed e’ amministratore delegato del sito finanziario BondTalk.com.