LA FED HA ASCOLTATO SOLO IL MERCATO AZIONARIO

16 Maggio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il taglio ai tassi di 50 punti base da parte della Fed ha soddisfatto le aspettative ma ci sono state comunque delle sorprese.

Innanzitutto, per placare gli investitori in bond, la Fed ha cercato di alleviare i timori che gli aggressivi tagli ai tassi possano eventualmente innescare l’inflazione, esaminando brevemente il quadro dell’inflazione.

I rendimenti dei bond sono recentemente saliti ai massimi degli ultimi sei mesi a causa soprattutto dei timori sull’aggressivita’ della Fed. Per controbattere questa preoccupazione, la Fed ha inserito questa nota sul quadro inflazionistico.

“Con l’allentamento della pressione sul mercato del lavoro e su quello dei prodotti, l’inflazione dovrebbe rimanere contenuta”.

Era la prima volta quest’anno che la Fed faceva menzione all’inflazione nella sua dichiazione sulla manovra monetaria. Questo rende la nota ancora piu’ notevole, soprattutto con l’inflazione in aumento.

L’unica conclusione razionale, quindi, riguardo alla nota sull’inflazione e’ che si tratta di un chiaro e distinto tentativo da parte della Fed di cercare di calmare le crescenti paure del mercato obbligazionario.

La storia, pero’, ha provato che il mercato dei bond da’ piu’ peso alle azioni della Fed che alle sue parole. Il mercato obbligazionario sperava in un linguaggio che potesse indicare che il passo dei tagli ai tassi rallentasse in futuro. Ma non c’e’ alcuna indicazione di questo tipo nella dichiarazione della Fed. Quindi il tentativo della banca centrale di calmare le ansie del mercato dei bond probabilmente cadra’ nel vuoto.

La seconda sorpresa e’ stata che solo 5 dei 12 distretti della Fed hanno richiesto un taglio del tasso di sconto, che e’ stato anch’esso ridotto di mezzo punto al 3,5%.

Questo significa che c’e’ stato il minor numero di banche a richiedere una riduzione dei tassi quest’anno. Il che puo’ suggerire che l’idea di tagli ulteriori ai tassi d’interesse potrebbe andare svanendo tra le banche centrali regionali. Le cinque banche che hanno richiesto il taglio sono state: la Federal Reserve bank di New York, Richmond, Chicago, St. Louis e San Francisco.

Una terza sorpresa, il commento della Fed sulla produttivita’ che rivela come l’istituto di Greenspan continui a vedere una forte crescita della produttivita’:

“Sebbene la misura della crescita della produttivita’ si e’ inceppata nel primo trimestre, il notevole tasso di crescita che si e’ sviluppato negli ultimi anni sembra essere per la gran parte intatto, sostenendo le previsioni a lungo termine”.

Questa dichiarazione suggerisce che nonostante il calo dello 0,1% nella produttivita’ del primo trimestre, la Fed vede il decremento come temporaneo e per la maggior parte dovuto alla debolezza economica.

In altre parole, la Fed crede che il recente declino della produttivita’ sia ciclico e non strutturale. Cio’ significa che prevede che l’economia ritorni eventualmente ad una crescita piu’ sostenuta e che il potenziale di crescita dell’economia rimanga ad alti livelli – probabilmente attorno al 3,5%.

Il resto della dichiarazione della Fed era piuttosto simile a quello rilasciato dopo l’ultimo taglio dei tassi del 18 aprile.
Utilizzando un linguaggio identico, la Fed si e’ ancora riferita alla “significativa riduzione nell’eccesso di scorte” e al fatto che “il consumo e le spese per la casa si sono mantenute abbastanza alte, sebbene l’attivita’ in queste aree si sia recentemente indebolita”.

Ma la banca centrale ha di nuovo qualificato queste positive riferendosi alla debolezza della spesa in conto capitale, all’incertezza sul futuro delle societa’, alla riduzione della ricchezza generata dal mercato azionario e al rischio del rallentamento della crescita all’estero. L’enfasi della Fed su questi problemi chiave ha portato alla riduzione dei tassi di 50 punti base.

Si potrebbe dire che la Fed non ha raggiunto un buon equilibrio tra il prestare attenzione al messaggio del mercato azionario, che richiede ulteriori tagli ai tassi, e a quello del mercato obbligazionario, che ne vuole di meno.

Muovendosi aggressivamente martedi’ e indicando che intende continuare la sua pressione a pieno raggio, l’istituto di Greenspan rischia un continuo aumento dei tassi d’interesse a lungo termine. Infatti, nonostante il notevole taglio ai tassi, il rendimento sui titoli del Tesoro a 10 e a 30 anni ha raggiunto martedi’ il piu’ alto livello degli ultimi sei mesi. Questo pone un rischio alla crescita del mercato azionario e un rischio all’economia in generale.

Praticamente, martedi’ la Fed ha scelto di prestare attenzione al messaggio di un solo mercato: il mercato azionario.

L’azione della Fed, quindi, non avra’ l’effetto pieno che la Banca centrale intendeva, in quanto parte della mossa di martedi’ e’ gia’ stata erosa dalla continua crescita dei tassi a lungo termine.

(Vedi anche Tassi Usa: La Fed deve osservare due mercati)

*Anthony Crescenzi e’ capo analista della sezione Capital Markets alla boutique finanziaria Miller Tabak & Co.

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