La democrazia ha fallito. Volontà popolo piegata da sovranità banche. Sarà guerra?

21 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Parlare di fallimento della democrazia è per la prima volta scalfire un dogma. Però è necessario aprire una discussione su questo punto, perché se ora ci troviamo in una grave crisi economica e sociale vuol dire che il sistema che doveva gestire la società, che è quindi il nostro sistema democratico rappresentativo, ha fallito.

Adesso possiamo analizzare il perché di questo fallimento, ma vogliamo premettere che criticare la democrazia non vuol dire riconsiderare i sistemi fascisti o comunisti, vuol dire semplicemente che questo nostro sistema può e deve essere modificato dato che nel lungo periodo non funziona.

Essenzialmente il problema della democrazia sono i politici; essi hanno il ruolo fondamentale di gestire lo stato e di decidere per tutta la comunità, il problema è che la classe politica è l’unica categoria lavorativa che esercita il proprio lavoro senza essere formata.

Oggi abbiamo moltissimi economisti, tecnocrati, giureconsulti, imprenditori e politicanti, non abbiamo però delle persone istruite nell’arte della politica, nell’arte di valutare e prendere decisioni per la collettività. Anche i cosiddetti politici professionisti, non sono professionisti della politica, magari lo fossero, sono dei professionisti dell’essere politicante.

Quindi, data la mancanza di una formazione politica, siamo governati da dei dilettanti. E questo mio discorso è suffragato dai fatti. Il nostro sistema democratico ha pensato bene che il settore più importante per la sopravvivenza della società sia dato in mano a dei dilettanti. Questa sia chiaro, non è una critica ai nostri singoli politici, ma ad un sistema che non ha pensato a questa serissima problematica.

Ora questo non vuol dire, che per casualità, ci siano stati anche dei grandi politici, ma in linea di massima, in qualsiasi caso non sono in grado di poter fare una politica con la P maiuscola. Questo perché essi devono pensare, oltre che ad arricchirsi prima che finisca il loro mandato, anche alle esigenze del proprio elettorato per potersi fare rieleggere e quindi non faranno mai una politica pensando all’intera comunità, ma soltanto ad una parte di essa e men che meno pensando alle generazioni future.

Su quest’ultimo punto vogliamo insistere, perché è proprio la mancanza di una politica lungimirante, che ci sta portando al collasso. Tutti i governi hanno sempre pensato di risolvere i problemi che gli si ponevano di fronte e mai hanno pensato ai problemi che potessero sorgere dopo qualche anno. E questo non è colpa loro, perché sarebbero comunque impossibilitati a farlo dato che devono fare ciò che interessa al proprio elettorato qui ed ora.

Questo ha comportato una fallimento economico, sociale e anche ambientale. In economia i governi occidentali si sono comportati e continuano a comportarsi al contrario del “buon padre di famiglia”. Essi nei periodi di crescita economica hanno continuato a fare debito e a dare tutto a tutte le categorie sociali e ora nei periodi di recessione vogliono rimediare con tagli e tasse, ecco un buon esempio di come le classi politiche elette democraticamente pensino esclusivamente al qui ed ora.

Invece una politica economica equilibrata, avrebbe dovuto nei periodi di crescita economica diminuire il debito pubblico; quindi aumentare le tasse, snellire l’apparato statale e investire in fattori di stabilità e importanza per il futuro come la ricerca, gli investimenti militari, la manutenzione delle infrastrutture esistenti, quindi investire sulla fortificazione dello stato.

Durante i periodi di stagnazione e recessione, tagliare le tasse, liberare risorse per gli ammortizzatori sociali, fare debito (dato che il debito sarebbe stato basso), tagliare le spese militari, investire in grandi opere che creino occupazione.

Questa sarebbe stata la politica da “buon padre di famiglia”. Ora invece è impossibile invertire la rotta, perché il debito è troppo alto per poter dar vita ad una politica economica di rilancio, quindi siamo come un malato di cancro in fase terminale con cui ci si continua ad accanire con la chemioterapia.

L’unica soluzione per l’economia europea è un reset, non c’è altra scelta. Le uniche alternative ad un reset sono la lenta devastazione delle nostre economie e impoverimento continuo, con tutti gli scontri sociali che questo comporterà oppure la guerra, perché come è storicamente dimostrato i problemi interni vengono spesso risolti scaricandoli verso l’esterno (vedi Francia con il Mali, vedi Argentina con la Falkland, vedi Giappone e Cina).

Come si concluderà la nostra crisi, lo vedremo con i nostri occhi, ma sicuramente essa è la dimostrazione del fallimento di una dogma, quello democratico. Spero si possa aprire un giorno una seria riflessione su come ovviare a questi difetti senza inficiare la volontà popolare.

Perché la democrazia odierna ha dimostrato il suo fallimento? Perché la stessa volontà popolare è diventata secondaria rispetto alla volontà dei mercati e dei creditori, quindi rimane la parvenza di democrazia, ma in realtà da quando è iniziata la crisi, essa non esiste più.

E’ necessario un cambio di paradigma perché ci sono dei problemi serissimi che a breve dovranno essere valutati: 1) lo storico superamento economico da parte di nazioni extra-occidentali. 2) il grave peggioramento delle condizioni ambientali. 3) la lotta per risorse sempre più esigue rispetto all’aumento della popolazione. 4) l’avvento della robotizzazione e della nanotecnologia, una singolarità tecnologia che difatti ci costringerà a valutare un cambio radicale del nostro sistema, perché la disoccupazione creata da queste macchine non sarà sostenibile dall’odierno sistema economico.

Concludendo, problemi epocali stanno emergendo, e sarà necessaria una classe politica che possa pensare a lungo periodo, se no, ci troveremo o schiavi dei cinesi o con un ambiente distrutto o con una crisi sociale senza precedenti. Spero che il fallimento del nostro sistema democratico ed economico dia spazio a nuove idee, ad una nuova Politica.

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